È adesso che arrivano i problemi per
Walter Veltroni. Adesso che dalle Alpi al Lilibeo è tutto un coro, e già le
primarie del 14 ottobre si sono trasformate: non più confronto senza rete
fra generazioni di dirigenti, bensì plebiscito popolare per colui che salverà
il centrosinistra dal disastro.Proprio qui si annida il primo rischio: che
l’investitura per il leader del Partito democratico faccia s v a n i r e
l’elemento della competizione, che avrebbe dato verità alle
primarie.Interesse di Veltroni, adesso, è che questo carattere invece
rimanga. Può darsi che big e semi-big facciano adesso tutti un passo indietro:
dovrebbero avanzare allora figure inedite
Non c’è sondaggista che nutra
dubbi. Walter Veltroni appare la carta migliore che il centrosinistra possa
spendere per guidare il Partito democratico e del resto l’opinione pubblica
progressista lo ha largamente indicato, e non da oggi, come il leader
preferito da opporre alla destra. Il sindaco di Roma è considerato un solido
riformista, ma gode di consensi anche presso l’ala più radicale dello
schieramento progressista e stando ai risultati che ha conseguito nelle
elezioni capitoline può legittimamente sperare di sottrarre voti alla coalizione
avversaria, contando magari sul favore di parte dell’elettorato cattolico.
Su di lui però è inevitabile che si abbatta, sin dai prossimi giorni, la
sciagura dell’unanimismo.
Roma – Stavolta non sono arrivati senza rete al vertice. Posta
in palio troppo alta. Così negli ultimi giorni una raffica di incontri fra i
big di Ds e Margherita, e un forte pressing su Prodi per spianare la strada.
I ministri degli esteri possono tornare a casa soddisfatti.
Grazie all’ostinato lavoro dell’Italia, l’Unione europea ha preso
solennemente l’impegno di presentare alla prossima sessione delle Nazioni
Unite, in settembre, una risoluzione per ottenere una moratoria sulla pena
di morte. D’Alema avrebbe voluto sottoporre la questione al Palazzo di vetro
già questa estate, ma si è scontrato con la resistenza di britannici e
polacchi, sempre preoccupati di non dispiacere a Washington. Alla fine
comunque, sia pure con un ritardo di qualche mese, l’ha spuntata. Molto più
arduo sarà invece il compito di Romano Prodi, che giovedì arriva a Bruxelles
per il «vertice di tutti i vertici».
Il passo indietro del Professore lascia di stucco Letizia De Torre. «Non avevamo
già deciso l’altra volta?», chiede la sottosegretaria inserita in quota
Prodi tra i «45».
«Sono d’accordo con Massimo D’Alema quando parla di “spettacolo
indecente” ma non posso condividere il suo giudizio, espresso con
parole forti, secondo il quale tutto questo è “avvenuto sotto lo
sguardo trascurato della magistratura”.
Torno per la prima volta dopo cinquant’anni nella città in cui sono
nato – posso tornarci solo grazie al passaporto prezioso della nuova
patria che si affaccia sulla sponda nord dello stesso mare – ma il
tuono di un’autobomba mi comunica subito che questo Libano rischia
davvero di morire ammazzato nel volgere di pochi anni.
Che cosa
sta accadendo al nostro sistema di relazioni sindacali? Da anni ormai i
contratti collettivi nazionali di lavoro per la maggior parte si rinnovano
con gravi difficoltà e in pesante ritardo o non si riescono a rinnovare
affatto. Il più noto è quello dei giornalisti, che è scaduto da due anni e
per il quale sono risultate inutili 15 giornate di sciopero; ma parliamo
anche di quasi tutti i contratti del trasporto pubblico (i cui scioperi, con
immancabile cadenza mensile, gravano pesantemente sull’intera economia del
Paese), del settore statale e di numerose grandi categorie industriali e del
terziario.
Quando si è sopraffatti da un cumulo di problemi, è buona cosa fare lo sforzo di isolarli, metterli in fila, stabilire se vi siano nessi tra loro. Di recente, si
sono poste prepotentemente alla nostra attenzione tre questioni.
Onorevole Presidente, onorevoli senatori, ho ascoltato con attenzione chi ha preso la parola in questa giornata. Non tutto ciò che è stato detto è strettamente pertinente al tema.