È proprio
vero che la paura fa novanta. Il governo Prodi sbanda e inciampa ogni giorno;
i sondaggi sono infausti; e in Senato è come se non esistesse, non riesce a
legiferare. L’Ulivo ha ragione di essere spaventato. E così d’un tratto si è
svegliato. Ha capito che il balletto dei cavalli (o ronzini) di razza che da
vent’anni si bloccano l’un l’altro ? la somma di impotenze dalle quali è
emerso Prodi ? deve finire. Pena una pessima partenza il nuovo partito, il
Pd, non può nascere senza un nuovo leader che sia davvero tale. Prodi ha
escogitato un partito per rinforzarsi in sella. Paradossalmente ha costruito una
macchina che lo disarciona.
Nel giorno in
cui il centrosinistra celebra il rito ecumenico del veltronismo, come l’epifania
laica della Terza Repubblica, resta ancora da chiedersi un’ultima cosa: che ne
sarà del dalemismo. Interpellare il diretto interessato non aiuta, ma dice
qualcosa del suo stato d’animo. Mentre Veltroni prepara con la consueta cura la
cerimonia torinese e inverte il suo collaudato clichè, anteponendo finalmente le
«risposte» ai «sogni», D?Alema dice di pensare a tutt’altro.
Lo ha visto da vicino, Antonio La Forgia. «Negli anni del Pds di Occhetto e subito dopo la sua caduta, sì, Veltroni lo ricordo come un innovatore». La cifra di Veltroni è quella? Sicuramente ha mantenuto questo profilo, del resto sta facendo una grossa scommessa di futuro con la scelta della leadership del Partito democratico. Apprezzo il fatto che Veltroni, accanto a questo, ha sempre avuto a cuore l’assillo di mantenere l’intero centrosinistra nel campo del governo.
L’ opposizione sospetta un gioco delle parti fra Romano
Prodi e Walter Veltroni. Col premier ricattato dall’estrema sinistra e
costretto a rinviare ogni decisione, anche sulle pensioni; e il candidato
alla segretaria del Partito democratico intento, secondo Sandro Bondi, numero
due di FI, a produrre «pirotecniche illusioni ».
E’ probabile che, nonostante l’esigua
maggioranza al Senato, il referendum elettorale all’orizzonte e le
fibrillazioni nella coalizione, il voto anticipato non sia dietro l’angolo.E’ un
fatto, però, che nell’ultima decina di giorni l’Unione ha risistemato alcune
cose in maniera tale che se si dovesse invece precipitare verso uno showdown
elettorale assai anticipato rispetto alla scadenza prevista, ecco, a
quell’appuntamento il centrosinistra ora potrebbe arrivarci con qualche
cartuccia in più.
Mancava solo lui, cioè Fausto
Bertinotti, a dare il via libera a Walter Veltroni. Ma adesso eccolo qui.
Anche perché il suo ok c’era già da qualche anno, cioè quando ancora si doveva
decidere chi sarebbe stato il leader dell’Unione che avrebbe sfidato
Berlusconi: e l’allora segretario di Rifondazione comunista disse nei suoi
colloqui privati che scegliendo Prodi «abbiamo perso l’occasione. Avevamo il
cavallo buono e invece l’abbiamo lasciato nelle scuderie…».
Roma – Gli scoppi di Sahel el
Dardara che hanno ucciso sei uomini del contingente spagnolo sono una brutta
scossa, ma non una sorpresa. Per l’Unifil-2, la forza multinazionale mandata
in Libano dall’Onu l’estate scorsa, il pericolo era previsto. Da mesi il
governo italiano temeva attentati di gruppi slegati da Hezbollah. Sulla base
dei rapporti dei servizi segreti, le preoccupazioni per la missione delle
Nazioni Unite nella quale schieriamo 2.450 militari non venivano da
possibili attacchi del Partito di Dio.
Roma – Troppe vittime civili in Afghanistan, l’Italia dice basta e
chiede chiarimenti sul comportamento dei soldati impegnati nelle operazioni.
«Siamo in Afghanistan per sostenere il nuovo stato afgano e cooperare con le
sue autorità contro l’attacco terrorista». «Non siamo lì per combattere
contro il suo popolo». Alza la voce il ministro della Difesa, Arturo Parisi,
e fa sua la condanna del presidente afgano Hamid Karzai che ieri ha puntato il
dito contro gli attacchi «sconsiderati della Nato e delle forze della
coalizione». Bisogna trarre «le conseguenze» dalle perdite degli ultimi
giorni – almeno novanta vittime tra la popolazione nelle operazioni condotte
dai militari stranieri – «le inchieste non bastano più», scrive il ministro
italiano in una nota diffusa ieri sera subito dopo le dichiarazioni di
Karzai a Kabul.
Roma – Fassino in Campidoglio alle otto di mattina. Poi
Kofi Annan «cittadino di Roma». Oggi a Barbiana, per ricordare don Milani,
mercoledì a Torino per lanciare la sua candidatura e riconquistare il Nord
perduto. E’ piena di personaggi e luoghi simbolici la giornata di Veltroni
in attesa dell’ora x. «Da qui ad ottobre – sintetizza Rutelli – ci sono tanti
passaggi da fare per la costituzione del Partito Democratico, ma con
mercoledì quello principale sarà stato realizzato».
È adesso che arrivano i problemi per
Walter Veltroni. Adesso che dalle Alpi al Lilibeo è tutto un coro, e già le
primarie del 14 ottobre si sono trasformate: non più confronto senza rete
fra generazioni di dirigenti, bensì plebiscito popolare per colui che salverà
il centrosinistra dal disastro.Proprio qui si annida il primo rischio: che
l’investitura per il leader del Partito democratico faccia s v a n i r e
l’elemento della competizione, che avrebbe dato verità alle
primarie.Interesse di Veltroni, adesso, è che questo carattere invece
rimanga. Può darsi che big e semi-big facciano adesso tutti un passo indietro:
dovrebbero avanzare allora figure inedite