«Marzo 2008 troppo lontano, così potremo avere un milione di elettori»
E sul coordinatore: da D’Alema un tema vero, il nome lo decida Prodi
Alla ricerca di una casa comune, vari rappresentanti della sinistra, che
ritengono la prospettiva del Partito Democratico inadeguata e probabilmente
controproducente, sembrano avere raggiunto un accordo di massima.
Nove parole. Basterebbero nove parole, per risolvere il
dannatissimo rebus della riforma elettorale, un groviglio di veti, ricatti e
minacce, un vicolo cieco in fondo al quale non c’è al momento nulla di
buono. Non bisogna farsi ingannare dai sorrisi smaglianti di Romano Prodi e
di Umberto Bossi al termine del loro lungo faccia-a-faccia nella prefettura
di Milano.
Tra gli elettori di centrosinistra (ma non solo), l’ avvio del Pd ha
funzionato come una sorta di “terapia del risveglio”. Ne ha spezzato il
disincanto, ravvivato le attese, frustrate dal gioco di annunci e rinvii,
che durava da troppo tempo.
A ventiquattr’ore dalla fine delle grandi kermesse, il Partito deomocratico già scricchiola
E allora è aperta la caccia all'”homo democraticus”, il futuro elettore
ed elettrice del partito nuovo, di cui si sa praticamente tutto sul
piano politico, e si sa invece piuttosto poco o quasi niente sulle sue
preferenze, sui gusti, sulle letture, su ciò che guarda e ascolta,
insomma della sua antropologia culturale.
Gentile Direttore, dodici
anni fa passeggiando con Parisi in un weekend bolognese… potrebbe
cominciare così il “diario del Partito Democratico”.
Nello studio 5 di Cinecittà, i riflettori si accenderanno
stamattina alle 11 per illuminare Romano Prodi che aprirà i lavori del
congresso della Margherita, dopodiché la parola passerà al presidente del
partito Francesco Rutelli, la cui ambizione è parlare sì di «ingegneria»
partitica, ma anche dei problemi concreti del Paese.
«Mettiamoci in testa», dice Arturo Parisi , «che la prova del budino si avrà solo alla fine, ovvero quando
batteremo gli altri alla pari». Nel senso di Partito democratico batte
Partito delle libertà o comunque si chiamerà un analogo «soggetto forte» nel
centrodestra «non più legato alle vicende personali di Berlusconi».