Il Partito democratico è un progetto complesso e ambizioso, che può reggere solo se nasce senza troppe finzioni, con un leader forte e riconosciuto, nel pieno esercizio del ruolo.
Due Italie. Una doppia frattura. Queste elezioni amministrative
riflettono un Paese sempre più spaccato a metà, nella politica e nella
geografia. Il centrodestra riconquista il Nord, e da Verona a Monza, da
Alessandria ad Asti, si riprende quasi tutti i più importanti capoluoghi. Il
centrosinistra resiste nel resto della Penisola, e si accontenta di una
modesta rivincita all’Aquila e Agrigento. Berlusconi grida «ho vinto», e ha
ragione. Alle comunali partiva da 14 a 12 sull’Unione, ieri sera si ritrova
14 a 4, con 8 comuni al ballottaggio. Poi aggiunge «a casa il governo delle
tasse». Ha torto: questi risultati, per quanto positivi, non gli consentono
la «spallata». E se davvero il Cavaliere pensa di salire al Quirinale per
chiedere la cacciata di Prodi, è probabile che Napolitano non gli apra
neanche il portone.
«Ma sì, non c’è
dubbio che la politica sia in difficoltà, così come non c’è dubbio che nel Paese
ci sia un clima di scontento. Ma per favore, evitiamo di farci travolgere tutti
da un’ondata di qualunquismo».
L’ idea – quella
del Partito democratico – era buona e continua ad esserlo. Non si può dire
però che vengano trascurate anche le più piccole occasioni per comprometterne il
fascino o la stessa credibilità.
Continua lo
sconcertante duello tra società politica e società civile che va avanti dai
tempi in cui grandi sommovimenti avviarono la nascita di quella che viene
chiamata Seconda Repubblica. Oggi si fronteggiano i fautori del referendum e i
sostenitori della via parlamentare alla riforma elettorale. Si fronteggiano gli
entusiasti di “una testa, un voto” e i prudenti conservatori di tradizionali
prerogative dei partiti; la Piazza e il Palazzo (così diceva già Guicciardini);
e tornano gli appelli alla democrazia diretta nelle nuove forme rese possibili
dalle nuove tecnologie, con inquietanti cadute nel populismo.
«La Commissione europea ha fatto il suo dovere e l’Italia avrà tutto da
guadagnare a seguire le indicazioni di Bruxelles, che, tra l’altro,
coincidono con le valutazioni del ministero dell’Ambiente.»
Mai la Chiesa, negli ultimi vent’anni, era
stata così vicina alla politica, così influente, così ingombrante.
Affiancata dai partiti di destra, e con il centrosinistra scompaginato dal
conflitto interno, non dichiarato e non elaborato, sulla laicità. Se le cose
stanno così, se questa diagnosi è realistica, sabato scorso in Piazza San
Giovanni è avvenuto un disastro politico e civile. E allora vale la pena di
guardarlo in profondità, senza complessi.
Al vicepremier Francesco Rutelli, leader della Margherita, le elezioni
francesi consegnano la conferma di due convinzioni: che la sinistra
senza i moderati non allarga i suoi consensi e quindi non vince