Le due
ordinanze con le quali Clementina Forleo, giudice per le indagini preliminari di
Milano, ha dichiarato la rilevanza processuale di conversazioni telefoniche
intercorse, nel giugno-luglio 2005, fra personaggi interessati a scalate
societarie e alcuni parlamentari ed ha pertanto chiesto alle Camere
l?autorizzazione ad utilizzare dette conversazioni in un processo penale in
corso, hanno avuto, com?era inevitabile, ampia risonanza e suscitato vibrate
reazioni. Al di là dei risvolti politici preme, innanzitutto, cercare di
ricostruire il quadro giuridico all?interno del quale è maturata la decisione
del giudice e la sua specifica, peculiare, motivazione.
L’impettito
uomo dei servizi (o dovremmo dire imperterrito?) che si aggira e scompare fra
la nuvolaglia di fumo con in mano la borsa di Paolo Borsellino. La borsa
che, alla fine di quel tragitto, non conterrà più l?agenda. Fatta sparire,
altro che volatilizzata. Il punto di osservazione sul luogo della strage
Abbiamo un
governo moribondo che si ostina a vivere. Così Eugenio Scalfari, che si chiede
se questo durare in agonia sia meglio che decedere subito. Un bel problema.
Che ha radici antiche nel senso che risale al bipolarismo che abbiamo
inventato alla caduta del regime democristiano. Inventato perché è un unicum
molto diverso dagli altri bipolarismi.Il nostro è un bipolarismo rigido,
ingessato, nel quale ogni polo è un fortilizio chiuso in se stesso.
Bocciato Gasparri, promosso Gentiloni, rimandato a settembre il governo
italiano. È un vero e proprio ultimatum quello che la Commissione europea
lancia al nostro Paese in merito alla riforma televisiva. La famigerata
legge “ad personam” – anzi, “ad aziendam” – imposta dal centrodestra a
favore di Mediaset con il sigillo dell?ex ministro delle Comunicazioni,
viene respinta in nome della concorrenza e rischia ora di provocare anche
una maxi-multa a carico dello Stato, cioè di tutti noi.Se entro due mesi,
vale a dire prima della fine di settembre, non verrà approvata – com?è del
tutto improbabile – la nuova disciplina proposta dall?attuale ministro Paolo
Gentiloni, approvata alla Camera e ancora in attesa di ratifica da parte del
Senato, il nostro governo potrà invocare un?ultima proroga di altri due mesi.
«Prima Veltroni era troppo forte, ora è solo forte». Parisi ringrazia entusiasticamente Rosy Bindi per la decisione di candidarsi e annuncia che a questo punto lui può rinunciare a gareggiare per la guida del Pd. A sua volta la Bindi ringrazia il ministro della Difesa con altrettanto calore, mentre Rutelli commenta gelidamente le polemica di Parisi sul significato «anti-apparati» della candidatura Bindi.
Il “numero” di Emma Bonino precipita con gran fracasso sulla estenuante trattativa per la riforma delle pensioni: il ministro radicale rimette il mandato al premier, chiedendogli di decidere se l?esecutivo è in grado di procedere nella direzione riformista, oppure se è ostaggio delle
È possibile salvare il bipolarismo, ossia
l’alternanza fra schieramenti contrapposti e, contemporaneamente,
«scaricare» in modo permanente l’estrema sinistra, escluderla in via
definitiva dalle coalizioni che competono per il governo? È una domanda
resa di attualità dal manifesto di Rutelli (che ipotizza, guardando a
Casini e all’Udc, nuove alleanze per il centrosinistra) ma, ancor più,
dalla constatazione, oggi difficilmente oppugnabile, che un governo che
dia troppo spazio alle posizioni estreme è necessariamente destinato al
fallimento. La storia italiana sembrerebbe negare la possibilità che
bipolarismo ed esclusione delle estreme possano convivere.
Il governo è uscito
indenne dall’esame al Senato del progetto sull’ordinamento giudiziario
seguendo un copione ormai quasi scontato. Poche calcolate defezioni lo
mettono in difficoltà e ne peggiorano l’immagine. A meno di incidenti di
percorso imprevisti, il prossimo momento critico sarà il voto sulla
Finanziaria per il 2008. Un appuntamento che si annuncia ancor più
impegnativo da quando è chiaro che anche le decisioni sullo scalone
pensionistico verranno affidate alla sessione di bilancio. C’è da chiedersi
quindi se assisteremo anche quest’anno alla rappresentazione poco edificante
vista l’anno scorso. Si ricorderà che subito dopo l’approvazione del
bilancio il Presidente della Camera, seguito da vari ministri e dal
Presidente della Repubblica, chiesero con veemenza un cambiamento: una
Finanziaria più snella, procedure più rapide, un rapporto più trasparente
tra esecutivo e assemblee. Auspici sentiti spesso negli ultimi anni.