Se si votasse domenica, il Partito Democratico
otterrebbe il 23-24 per cento. Il risultato vero dipende ovviamente dalla
campagna elettorale e dall’immagine che, al momento della consultazione, la
nuova forza politica sarebbe in grado di dare.
Roma – Resa dei conti nei Ds. Ai ferri
corti nella Margherita. Mancano quindici giorni ai congressi della Quercia e
di Dl che indicheranno le tappe verso il Partito democratico, e i nodi
vengono tutti al pettine.
«Adesso posso dirlo: mi sento sollevato, mi sono tolto un peso. Da metà settembre fino a martedì scorso ho passato sei mesi d’inferno. Alla mia età è giunta l’ora di rinunciare alle illusioni: il sogno di salvare la Telecom, come quello di risanare il calcio italiano. Erano le illusioni di un vecchio signore che ancora pensa di fare il riformista.
Roma – «Noi dobbiamo far dimenticare ai cittadini-elettori
la mostruosità dei “listoni” delle ultime elezioni. L’accordo raggiunto
nell’Unione non mi pare la soluzione definitiva del problema: è solo un testo
preliminare, sul quale bisognerà ancora lavorare molto».
Gli amici di Francavilla a Mare sono stati proprio contenti
di rivederlo, anche perché il loro Franco non era mai mancato agli ultimi
congressi abruzzesi della Dc, del Ppi, della Margherita.
Il ministro della Difesa,
Arturo Parisi.
Roma- “Primo: fermare il referendum. Perché sfascia il Partito
democratico”. È Francesco Rutelli a dettare la linea della guerra frontale
al quesito nel vertice dell’Ulivo sulle riforme elettorali con Romano Prodi
e Piero Fassino.
Forse, la struttura mentale originaria, che condiziona il
rapporto tra noi e il mondo, è la contrapposizione tra ciò che è naturale e sta
fuori di noi, e ciò che è artificiale e procede da dentro di noi.
Scende il sipario sui
congressi locali di Ds e Margherita e i due partiti si preparano al
passaggio cruciale delle assise nazionali in programma fra tre settimane che
dovranno aprire la fase costituente del Partito democratico. Ma se dentro il
partito di Rutelli tiene banco l’armistizio siglato tra l’area che fa capo
al leader e i popolari, in casa diessina diventa un coro l’appello alla
minoranza interna di Fabio Mussi perché venga scongiurata la «scissione
preventiva».
Adesso le ricostruzioni degli
analisti parleranno del solito Arturo Parisi che come motto avrebbe «meglio
perdere che perdersi». Adesso si elaboreranno scenari politici., Adesso si
guarderanno in controluce le biografie, e si cercherà di scoprire cosa c’è
dietro, se davvero ha in mente di entrare nel Partito Democratico con
un’avanguardia della società civile, e magari sottobraccio a Walter Veltroni,
quello al quale il 18 gennaio del 2000, giorno d’inizio del congresso del Pds al
Lingotto, notificò via intervista uno «scioglietevi!», mentre quello stava
fondando i Ds.
«Quando parliamo di Partito democratico c’è da chiedersi se stiamo parlando tutti della stessa cosa». Così Walter Veltroni, che, applauditissimo al congresso dei Ds romani, ricorda con ironia quando era considerato un «blasfemo» perché sognava il Pd.