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Da non perdere

  • 1 Aprile 2007

    Lo strappo di Parisi: “I congressi? Illegali”

    Autore: Amedeo La Mattina
    Fonte: La Stampa

    La strada verso il Partito
    Democratico è piena di buche, incroci pericolosi, di passeggeri che scendono alla
    penultima fermata per andare a sinistra, di nomenclature di partito che pensano
    a come dividersi i posti in prima fila sulla tolda di comando. Una strada
    affollata da molti maldipancia, da enormi dubbi – spesso certezze – su cosa
    produrrà la fusione fredda tra apparati e tessere dei Ds e della Margherita.
    «Nulla di buono», dice senza giri di parole l’ulivista doc Franco Monaco che
    esprime le preoccupazioni di Arturo Parisi. E non solo quelle del ministro
    della Difesa. C’è anche Walter Veltroni a vedere il rischio di un nuovo
    soggetto che nasce già vecchio, chiuso dentro il perimetro dei clan, che non
    supera le appartenenze politiche del 900. La scena che Parisi e Veltroni
    osservano è quella dei congressi locali dei loro rispettivi partiti.
    Tesseramenti gonfiati, lotte tra correnti e perfino dentro le stesse componenti
    (le mosse di D’Alema su Fassino), commissariamenti di leader (le manovre dei
    Popolari rispetto a Rutelli). Posta in gioco: chi dovrà guidare la fase
    costituente del Partito Democratico. Appunto.

  • 31 Marzo 2007

    Congressi Dl: Parisi, necessaria autocritica

    “Il modo in cui si stanno
    svolgendo i congressi della Margherita scoraggiano la partecipazione di
    chiunque abbia un qualche interesse alla politica. Mi sono illuso fino alla fine
    che la politica potesse rioccupare il centro della scena. Nella grande
    maggioranza delle situazioni assistiamo invece a mere risse di potere,
    segnate, per di più in troppi casi da una diffusa illegalità e dal disprezzo
    di ogni regola oltre che dal totale disinteresse verso la politica.

  • 31 Marzo 2007

    Anche Parisi si appella a Mussi: resta o muore l’idea di Ulivo

    Autore: Maria Teresa Meli
    Fonte: Corriere della Sera

    ROMA — La scissione dei Ds è annunciata. La Margherita tenta un compromesso tra i suoi leader. Ma che cosa sarà del Partito Democratico che nasce in queste condizioni? È il rovello di Arturo Parisi, che quel nuovo soggetto politico ha profetizzato e sognato. Il ministro della Difesa è preoccupato. E ormai non lo nasconde […]

  • 29 Marzo 2007

    Arturo salvaci tu

    Grandi manovre nel centrosinistra
    Autore: Marco Damilano
    Fonte: L'Espresso

    L’ultima volta che si sono incontrati, la settimana scorsa, Francesco Rutelli ha provato ancora una volta a convincerlo: «Arturo, i popolari mi stanno accerchiando, dobbiamo tornare all’ispirazione iniziale della Margherita, quella di cui io e te siamo fondatori».

  • 28 Marzo 2007

    L’errore del Cavaliere

    Autore: Pierluigi Battista
    Fonte: Corriere della Sera

    Il 26 marzo del 1999 Silvio Berlusconi, nel discorso
    parlamentare sulla guerra del Kosovo, dichiarò che non sarebbe mancato il
    sostegno dell’opposizione al governo D’Alema, pur «privo di maggioranza in
    politica estera», giacché questa scelta rappresentava il dovere inderogabile
    «che spetta all’opposizione quando sono in gioco gli impegni non del governo
    ma del Paese».

  • 28 Marzo 2007

    Fassino: voglio Mussi nel partito democratico

    Autore: Ninni Andriolo
    Fonte: L' Unità

    «Il nostro partito ha accumulato una
    grande esperienza di pluralismo che ha fatto convivere aree, sensibilità
    diverse e diverse minoranze. Non si capisce perché tutto questo non possa
    continuare in un Pd, plurale nella sua composizione, che avrà bisogno –
    ancora di più – di rendere evidenti le sue tante anime. Personalmente sono
    favorevole che si vada – a livello locale, regionale e nazionale – a
    gestioni unitarie della Quercia. In modo che tutte le articolazioni dei Ds
    abbiano la possibilità di concorrere al percorso costituente del Pd. Con
    un’’assunzione piena di responsabilità, che faccia valere fino in fondo le
    diverse posizioni».

  • 27 Marzo 2007

    Andreatta, il padre dell’Ulivo

    Autore: Aldo Cazzullo
    Fonte: Corriere della Sera

    Roma – — Beniamino Andreatta è uscito dalla vita pubblica il
    15 dicembre 1999, quando si accasciò alla Camera senza mai riprendere
    conoscenza. Ma nei sette anni del suo lungo sonno nessuno ha mai parlato di
    lui al passato. Andreatta è rimasto sino a ieri quello che è sempre stato.
    L’inventore dell’Ulivo. Il punto di riferimento di personaggi come Romano
    Prodi, Giovanni Bazoli, Arturo Parisi.

  • 27 Marzo 2007

    Addio a Andreatta, padre dell’Ulivo

    Autore: Edmondo Berselli
    Fonte: La Repubblica

    Talvolta la vicenda di un uomo, anche se si conclude con
    una tragedia anticipata, con il corpo che tradisce la mente, riesce a essere
    esemplare. Non ideologica, perché Nino Andreatta rifuggiva dall’ideologia:
    ma sta di fatto che il suo tragitto intellettuale, prima di spezzarsi
    nell’aula della Camera il 15 dicembre 1999, sembra riassumere in sé un
    intero sviluppo politico.

  • 27 Marzo 2007

    Gli Obama Boys contro Hillary

    Ex giudice, già
    consigliere di Bill Clinton, dal 1994 al 1995, 5 volte deputato, è il vero
    regista politico di Obama. Consigliere di Carter dall’87 al ‘91, grande
    esperto di geopolitica. Ispira le posizioni di politica estera di
    ObamaFiglio di Robert, ministro del Tesoro con il presidente Clinton, è
    l’’occhio di Obama sugli scenari di Wall Street.Pastore della «Trinity Church
    of Christ». Il titolo del libro di Obama «The Audacity of Hope» viene da un
    suo sermone. Nata nel 1964, lavora nell’’amministrazione dell’’ospedale
    universitario di Chicago. E’ la musa del candidato nero.Un ex consigliere di
    Bill Clinton per sconfiggere Hillary, un reverendo militante come guida
    spirituale, un giovane guru per sedurre Wall Street ed un ventenne esperto
    di telemarketing per scrivere i discorsi più importanti.

  • 27 Marzo 2007

    Addio Andreatta, padre dell’Ulivo

    Autore: Edmondo Berselli
    Fonte: La Repubblica

    Talvolta la vicenda di un uomo, anche se si
    conclude con una tragedia anticipata, con il corpo che tradisce la mente,
    riesce a essere esemplare. Non ideologica, perché Nino Andreatta rifuggiva
    dall’ideologia: ma sta di fatto che il suo tragitto intellettuale, prima di
    spezzarsi nell’aula della Camera il 15 dicembre 1999, sembra riassumere in
    sé un intero sviluppo politico.

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