E’ andata. L´applauso del centrosinistra al Senato dopo la proclamazione del voto è sembrato un lunghissimo sospiro di sollievo, lo sciogliersi di una tensione che negli ultimi due giorni era giunta allo spasimo. Ha vinto la compattezza ritrovata faticosamente dal centrosinistra, grazie anche alla percezione dell´insensatezza di giocarsi il governo e riconsegnare il paese a […]
I 12 punti non negoziabili di Prodi // C’è un tredicesimo punto da aggiungere (e non certo in coda) all’elenco di obiettivi su cui il governo Prodi si appresta a riprendere il lavoro. Riguarda la mafia, e in particolare la mafia siciliana, detta Cosa Nostra. Di cui si parla poco, troppo poco sui giornali (ogni […]
E’ andata. L’applauso del centrosinistra al Senato dopo la proclamazione del voto è sembrato un lunghissimo sospiro di sollievo, lo sciogliersi di una tensione che negli ultimi due giorni era giunta allo spasimo. Ha vinto la compattezza ritrovata faticosamente dal centrosinistra, grazie anche alla percezione dell’insensatezza di giocarsi il governo e riconsegnare il paese a Silvio Berlusconi.
Ieri Romano Prodi si è prodotto in uno scatto politico. Il premier ha detto chiaramente che non si limiterà a ricoprire il ruolo di amministratore straordinario di una maggioranza in crisi di vocazione e di consensi. Farà politica, cercherà di tessere dagli scranni del governo la tela delle larghe intese per riformare la legge elettorale. Non lascerà questo compito, gravoso e dall’esito tutt’ altro che scontato, ad altre personalità presenti nella coalizione. L’Unione, almeno nelle intenzioni del suo leader, non mutuerà dal sistema bancario lo schema di governance duale. Le strategie di lungo periodo e l’operatività day by day saranno entrambe allocate a Palazzo Chigi.
Caro direttore, su Europa, ieri, era detto con chiarezza e in modo giustamente appassionato, e io sono del tutto d’accordo: quella del Partito democratico è una gran carta da giocare, e giocarla è urgente, oggi più di ieri, oggi e non domani. È un’urgenza resa ancora più evidente, se possibile, da una crisi di governo che forse è arrivata all’improvviso, ma a esser sinceri non in modo del tutto inaspettato, per il semplice motivo che la legge elettorale con la quale siamo andati al voto ha accentuato molto quella fragilità, quelle difficoltà, che da tempo caratterizzano il nostro sistema istituzionale e politico.
Roma – «Siamo alle solite. Il suo obiettivo è sempre il centro-sinistra, quello con il trattino». Arturo Parisi è di nuovo sul piede di guerra. Guarda con sospetto alle manovre di Massimo D’Alema che ha fatto un?apertura al modello tedesco.
Non ho la minima idea di come andrà a finire, ma mi sono fatto un’idea del perché sia andata così. Se Prodi è caduto, e ha così poche possibilità di rialzarsi onorevolmente, non è per le ragioni che in queste ore invocano i suoi compagni di strada. Secondo alcuni il governo è caduto per una congiura del Vaticano (Andreotti), degli Usa (Cossiga) e della Confindustria (Pininfarina). Per altri è caduto perché la sinistra radicale ha tirato troppo la corda. Per altri ancora perché a tirare troppo la corda sono stati i riformisti.
Il giorno in cui Silvio Berlusconi disse che aveva la faccia «per metà di Hitler e per metà di un salumiere» rise: «Non ha mai saputo distinguere le persone perbene dalle altre». Quando Umberto Bossi lo chiamò «Musso, hi-ho, hi-ho» invitandolo a «studiare Gramsci, somaraccio» ammiccò: «E me lo dice un professorone come lui?». Perfino […]
Girovagando per il Transatlantico di Montecitorio Paolo Naccarato,
sottosegretario a Palazzo Chigi e cossighiano dell’Unione, spiega il
motivo di quella bufera che nel giro di una settimana tutti i
potenziali capi del partito democratico hanno riversato sulla sinistra
massimalista.