Il contingente militare italiano in Afghanistan e’ stato rafforzato con unita’ delle forze speciali che, in casi particolari e con il consenso preventivo del governo (ma non sempre) possono essere impiegate anche fuori dall’area territoriale di competenza. Lo ha confermato il ministro della Difesa, Arturo Parisi, parlando con i giornalisti alla Sala stampa estera.
Sulla costituzione della nuova cellula strategica all’interno del Dipartimento del peace keeping dell’Onu, voluta dall’Italia per sovrintendere alla missione in Libano, ”sono in corso delle precisazioni per arrivare alla decisione finale” che spetta al segretario generale: ”E’ una questione di giorni”.
L’esercito libanese ha compiuto “tre sequestri di armi a sud e due nella valle della Bekaa”.
”Abbiamo rafforzato la capacita’ operativa del nostro contingente con la presenza di unita’ con competenze particolari, truppe speciali a supporto pero’ di operazioni che restano definite nei limiti stabiliti in precedenza”.
Un eventuale fallimento della missione italiana in Libano comporterebbe ”un rischio politico, un eventuale fallimento della missione rappresenta infatti uno smacco del ruolo delle Nazioni Unite perche’ l’Italia ha scommesso sull’Onu”.
In Iran ”la situazione e’ complessa, ma proprio per questo deve essere affrontata con prudenza”.
Ogni intervento del contingente Unifil ”e’ in sostegno all’azione delle forze armate libanesi e non in sostituzione dello Stato e delle forze militari libanesi”.
”L’obiettivo e’ di arrivare a 5 mila unita’ nell’arco di 10 giorni. Israele ha posto questa condizione per lasciare il sud del Libano”.
Quali sono i rischi che corre l’Italia? E cosa si gioca il governo Prodi sul Libano: i soldati, la credibilità del paese, la faccia? «Chi è a rischio in Libano non è l’Italia, ma la capacità della comunità internazionale di governare il mondo, di impedire la guerra e di promuovere la pace attraverso l’Onu. L’Italia […]