Ironico e disincantato, ma coi toni calvinisti che gli sono abituali, Arturo Parisi parla.
«Un’occasione sciupata, se non addirittura sprecata». Arturo Parisi sospira. Quasi non vuole credere a quello che è successo sabato all’Assemblea del Pd. «Con tre colpi di sciabola», è stato definito l’intero organigramma.
La profonda consonanza della
relazione di Veltroni con l’introduzione di Romano Prodi e il radicamento della
sua proposta politica in una storia che continua premia la fatica e la passione
degli ulivisti.
Stamane avevo voluto illudermi che il Partito democratico di Veltroni
potesse rappresentare una nuova stagione dell’Ulivo.
Va via con Pietro Scoppola una parte importante di noi, di noi ulivisti, di noi democratici.
Rutelli mi cita, unico del centrosinistra, per accusarmi di una eccessiva fretta nella
promozione del referendum per l’abrogazione del “porcellum”.
Il primo a sapere chi ha vinto e chi ha perso è stato Arturo Parisi. Sul suo telefonino alle 22.15 di sera è comparso il nome di Pagnoncelli con le proiezioni che ha realizzato insieme con Diamanti, della Demos.
Gli elettori lo hanno
eletto alla guida del Pd, ora tocca a Walter Veltroni fare delle chiare
scelte sui temi qualificanti.
‘Ora e’ il tempo delle scelte. I cittadini hanno scelto Veltroni.
Scelga ora Veltroni i cittadini che vogliono continuare a scegliere. Ci confronteremo senza
pregiudizi con le sue scelte”.
Una cosa è a questo punto sicura. I cittadini che hanno finora votato sono già ora di molto
superiori al totale dei cittadini che partecipano anche in una sola volta alla vita dei
partiti promotori.