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23 Ottobre 2007

Legge elettorale: Parisi, il mio no a Rutelli

Fonte: Corriere della Sera

Rutelli mi cita, unico del centrosinistra, per accusarmi di una eccessiva fretta nella
promozione del referendum per l’abrogazione del “porcellum”. Troppo onore! Anche omettendo
Segni e Guzzetta, che hanno promosso il referendum senza altro riferimento politico che
la loro passione per la Repubblica, molti e non meno qualificati sono gli esponenti dell’Unione
tra i quali la Melandri, Realacci, Santagata, Bindi e Letta che hanno condiviso la nostra
iniziativa sia pur con motivazione tavolta contrastanti , e tra essi innanzitutto le centinaia
di migliaia di cittadini dell’Unione che hanno sottoscritto il referendum. Se non ho capito
male la mia colpa sarebbe quella di aver preso sul serio l’impegno assunto davanti agli
elettori per una immediata abrogazione della legge che ci aveva eletti, e di aver dato
seguito all’unanime indicazione dei partiti che a febbraio indicarono al Presidente Napolitano
come priorità assoluta la riforma della legge elettorale.

Troppo onore! Rutelli sembra
dare ad intendere che la differenza tra noi fosse e sia solo sul quando della abrogazione,
che lui avrebbe preferito rinviare. La ricostruzione delle alternative in campo mostra
senza alcuna incertezza come il nostro dissenso sia invece soprattutto sul come cambiare
il porcellum.

Perchè non riconosce Rutelli senza infingimenti che le sue preferenze vanno
alla reintroduzione del proporzionale secondo il sistema che giustamente Panebianco chiama
oggi pseudotedesco?

Perchè non riconosce che questa preferenza è parte di una concezione
del sistema politico aperto ad alleanze di nuovo conio radicalmente diverso dal mio?

Perchè
non riconosce pure che la sua stessa idea di Pd nasce per fuoriuscire dalla stagione dell’Ulivo
che era stato pensato come anticipazione di una formazione che organizzasse stabilmente
all’interno di uno schema bipolare tutto il centrosinistra?

Perchè non riconosce che sostituendo
in questo modo l’Ulivo, il suo Pd è un partito pensato come la destra della sinistra pronto
a trattare con la sinistra della destra all’interno di un centro così stabilmente ricostituito?

E’ per questo che ora che, seppure attraverso un metodo discutibile, a Veltroni è stata
riconosciuta la leadership del Pd ed è finalmente possibile passare dal chi al che cosa
ritorno perciò a dire che è giunto il momento della scelta. Anche chi volesse fermarsi
ai soli giornali di oggi non riesce infatti proporio a capire come nella stessa maggioranza
veltroniana possano stare i “moderati coraggiosi” come Rutelli che chiede ancora una volta
a suo modo il ritorno al centrismo e gli “estremisti assennati” come Moni Ovadia che sfila
con la cosiddetta sinistra radicale, o meglio come possano stare assieme senza una chiara
linea politica che li tiene assieme.

Pensa Veltroni come oggi Polito che il suo 75% sia
sufficientemente compatto per contrastare le ragioni del 14% dei “democratici davvero”
e dire in tedesco la sua scelta di ritorno al proporzionale? Io non lo credo. So tuttavia
che il 100% già gli chiede o prima o poi gli chiederà di scegliere. Lui sa che se scegliesse
in direzione opposta a quella svolta oggi nitidamente e direi senza ironia coraggiosamente
da Rutelli noi saremmo con lui.