”Abbiamo rafforzato la capacita’ operativa del nostro contingente con la presenza di unita’ con competenze particolari, truppe speciali a supporto pero’ di operazioni che restano definite nei limiti stabiliti in precedenza”.
Un eventuale fallimento della missione italiana in Libano comporterebbe ”un rischio politico, un eventuale fallimento della missione rappresenta infatti uno smacco del ruolo delle Nazioni Unite perche’ l’Italia ha scommesso sull’Onu”.
In Iran ”la situazione e’ complessa, ma proprio per questo deve essere affrontata con prudenza”.
Ogni intervento del contingente Unifil ”e’ in sostegno all’azione delle forze armate libanesi e non in sostituzione dello Stato e delle forze militari libanesi”.
”L’obiettivo e’ di arrivare a 5 mila unita’ nell’arco di 10 giorni. Israele ha posto questa condizione per lasciare il sud del Libano”.
Il contingente militare italiano impegnato in Afghanistan e’ stato rinforzato recentemente con l’invio di forze speciali.
La missione in Libano corrisponde al ”Dna della Repubblica, l’impegno al peacekeeping”.
Il costo della missione in Libano e’ gravoso, ma considerata la ridefinizione della partecipazione dell’Italia alle altre missioni internazionali ”l’ammontare complessivo non e’ molto maggiore da quanto previsto nei bilanci precedenti”.
Quali sono i rischi che corre l’Italia? E cosa si gioca il governo Prodi sul Libano: i soldati, la credibilità del paese, la faccia? «Chi è a rischio in Libano non è l’Italia, ma la capacità della comunità internazionale di governare il mondo, di impedire la guerra e di promuovere la pace attraverso l’Onu. L’Italia […]