Intervenendo
a Sassari ad una riunione di democratici, Arturo Parisi, leader dei
“Democratici per la Democrazia”…
“Mentre
il mondo politico attende, più con curiosità che con ansia, le
determinazioni che il Presidente Villari vorrà comunicarci, una sola
cosa è chiara. Comunque vada a finire, nell’infinito e sordo scontro
che oppone il Segretario del Partito ai suoi oppositori interni, ad
uscire sconfitto è ancora una volta il Partito”.
‘E’ perche’ mai Villari si sarebbe dovuto dimettere? Per disciplina di partito?’.
Leggo
sulla stampa di oggi che in occasione di una mia partecipazione alla
54ma Assemblea parlamentare della Nato che si svolge in questi giorni a
Valencia…
Se
“nuovo conio” significa alleanze fondate sul programma il “nuovo conio”
di Rutelli è un “conio vecchissimo”. Rutelli dica che non condivideva
il programma del governo del quale è stato vicepresidente.
Ci vorrebbe che pure la vittoria di Dellai venisse letta sull’onda di quella di Obama. Il Trentino è il Trentino e l’Ohio l’Ohio. L’unica cosa che le due vittorie hanno in comune è che Dellai come Obama sono riusciti ad interpretare a loro favore la logica delle rispettive competizioni.
‘Evviva! Vedo che con
l’annuncio del referendum contro la cosiddetta riforma Gelmini, se ne
va un altro dei pilastri del teorema nel quale era stato cacciato il
Pd’. Lo afferma Arturo Parisi.
Ogni passaggio è nella storia dei Parlamenti rilevante. Ma vi sono
momenti eccezionali. Sono quelli nei quali la discussione e la
decisione toccano i fondamenti stessi della democrazia, la civiltà
giuridica di un Paese e la convivenza di una società.
”Le primarie con cui abbiamo eletto Veltroni sono state lontane
dall’essere ‘perfettamente democratiche’. Quelle di Prodi lo furono di
piu’. I voti non sono stati ricevuti da Veltroni ma dalle liste a lui
collegate e questo ha reso la sua investitura piu’ debole”.