30 Marzo 2011
Un Paese e un partito senza guida
Autore: Arturo Parisi
Fonte: Il Riformista
Caro Di Giovan Paolo,
al rientro da una missione in
Georgia mi imbatto sul Riformista del 25 scorso sulla tua lettera.
“Caro Parisi, – mi chiedi nel titolo – e cosi’ io sarei fuori dal Pd?”.Sembrerebbe che io abbia detto che “chi propone con
idee concrete… argomenti di riflessione su vicende complesse come le
missioni di pace” come quella libica “si pone fuori dal partito”.
E tu ti dici solo “stupito”? Troppo educato e
amichevole. Solo un demente potrebbe infatti pensare di espellere
qualcuno dal Partito solo perche’, difronte alla decisione di impegnare
il Paese in una operazione come quella libica, ha suggerito
“riflessioni” e avanzato “proposte concrete”.
E per di piu’ quando riflessioni e proposte vengono da
una rispettosa pattuglia di senatori Pd che, pur rivendicando la
qualifica di “non violenti”, dichiara di “aver votato secondo le
indicazioni del partito”.
Evidentemente non ci siamo capiti. Esattamente
l’opposto. Mai come in questo momento e su questi temi, obiezioni,
riflessioni, proposte dovrebbero essere non dico consentite, ma
richieste.
Questo sul confronto all’origine della decisione.
Quanto ai comportamenti a valle della decisione, a chi mi interpellava
sulla opportunita’ di consentire ad eventuali dissenzienti di
dissociarsi nel voto dalla posizione del Pd, in nome della coscienza, ho
voluto semplicemente ricordare che, se tutte le scelte sono politiche,
questo tipo di scelta lo e’ piu’ di ogni altra. Dirsi partito, significa
infatti dire parte, piu’ esattamente da che parte si sta, almeno nelle
questioni fondamentali. E tra le questioni fondamentali cosi’ come negli
affari interni sta la discriminante tra governo e opposizione, sta,
negli affari esteri, la collocazione del Paese nei conflitti
internazionali, e, soprattutto in quelli armati. Su tutto il resto si
puo’ convenire di lasciare quella liberta’ di scelta che spesso
chiamiamo in modo assolutamente improprio liberta’ di coscienza. Ma su
questo tipo di scelta no.
Difronte ad un conflitto esterno scegliere se
stare per una parte o per l’altra equivale al Si’ e al No, che
pronunciamo in un voto di fiducia quando siamo chiamati a dire se si e’
dalla parte del Governo oppure contro. Una scelta nella quale chi decide
di dissociarsi dal Partito non viene messo fuori, ma si mette fuori.
Provi a cercare Di Giovan Paolo nella prima repubblica da lui rimpianta
i principi regolatori delle scelte sulle questioni di “politica estera e
di difesa”. Vedra’ che, pur essendo come lui dice queste le scelte piu’
di ogni altra “eticamente sensibili”, trovera’ tutto all’infuori che
quella liberta’ di coscienza che lui ricorda. E questo sia che si
ripassa la storia del Pci, che quella della Dc della quale va
orgoglioso. Si ripassi la decisione sul Patto Atlantico, la vicenda
della rivoluzione in Ungheria, quella della primavera di Praga.
Trovera’ dibattiti appassionati, diversita’ di
posizioni, ma, al “suono della campana”, trovera’ alla fine ognuno
impegnato in una scelta vissuta come esigente, nella consapevolezza che
essa era allo stesso tempo la conferma o la rottura, di quella
solidarieta’ che chiamiamo partito.
Ed e’ proprio per questo, a causa della drammaticita’
di queste scelte, a causa del loro rilievo cruciale che non solo
riflessioni e proposte sono per tutti oggi come nel passato un diritto
ma prima ancora un dovere. Solo il contributo di riflessioni e proposte
di segno opposto possono infatti far crescere la consapevolezza della
quale abbiamo bisogno.
Sapendo tuttavia che di questa consapevolezza
purtroppo non disponiamo. Non ne disponiamo in molti campi anche a causa
del conformismo e dell’unanimismo che governa i partiti, ma men che mai
ne disponiamo in quello della “politica estera e della sicurezza”. Non
ne disponiamo nei tempi normali. Ne’ ne disponiamo nei tempi nei quali
siamo chiamati a rispondere alle domande della Storia. Abituati di
giorno al silenzio, e di notte a delegare a capi spesso inesistenti, ci
troviamo da troppo tempo svegliati improvvisamente all’alba da domande
drammatiche alle quali non possiamo che rispondere assonnati e
balbettanti. Appunto l’impressione che, anche a causa di una guida di
governo contraddittoria e impotente, il Paese sta dando difronte al
dramma della Libia.