«Partecipare alla pari per decidere alla pari.» è la
linea che secondo Arturo Parisi, ex ministro della Difesa, Pd, dovrebbe
seguire l’Italia nella crisi libica: «Condividere le decisioni con la
speranza che siano orientate ad una linea più equilibrata di quella
imposta dalla Francia». L’Italia, dice, «deve recuperare il tempo
perduto, che in questo caso significa anche recuperare la dignita’
perduta».
E
come, secondo lei, va attuata?
«Avendo come obbiettivo la
difesa dei civili. Comunque se partecipiamo, dobbiamo partecipare alla
pari, non con semplici azioni di supporto. Esserci alla pari per
decidere alla pari e svolgere un ruolo di mediazione che tenga
l’attuazione della risoluzione Onu in un solco compatibile con la
Costituzione. In sintesi, partecipazione nazionale massima in una azione
collettiva misurata. L’opposto di quello che sembra l’orientamento di
Berlusconi: strisciare i piedi in una operazione fuori controllo ».
Forse è difficile: da migliori amici
di Gheddafi a membri di una coalizione armata contro di lui, il cambio
di passo di Berlusconi è repentino.
«Ora parliamo
dell’Italia, non di Berlusconi. Mi sento coinvolto da italiano, prima
ancora che da esponente dell’opposizione: vedo tutte le nostre
contraddizioni ma sento la responsabilità di superarle e in nome di
questo ho condiviso la partecipazione. La cosa peggiore sarebbe stata
continuare ad essere travolti in posizione subalterna, a livello di mero
supporto tecnico o ausiliario. Per come si son messe le cose per poter
condividere la decisione non possiamo non condividere l’azione. Ma,
purtroppo, tutte le preoccupazioni sono autorizzate: ci sono passate
sulla testa troppe cose. Dobbiamo recuperare il tempo perduto».
Berlusconi
invece sembra voler lasciare fare ad altri, mettendo a disposizione
solo le basi. Cosa teme?
«Si rende finalmente conto della situazione
nella quale ci ha cacciati… . Se Gheddafi si è detto scioccato dal
comportamento del nostro premier, anche lui avrà una qualche
consapevolezza della portata del suo cambiamento. Ma subire passivamente
l’iniziativa altrui è comunque ora l’atteggiamento più sbagliato».
L’Italia
deve poter guidare le scelte?
«Guidare mi sembra decisamente
troppo. Usciremo da questo passaggio in posizione inevitabilmente più
debole di come vi siamo arrivati. Ma c’è un problema di dignità da
recuperare: non mi sembra la condizione immediatamente riconoscibile nel
nostro comportamento».