2222
2 Gennaio 2014

ELEZIONI REGIONALI, PARISI: “MI TIRO FUORI E SALVO LE PRIMARIE”
Intervista a Luca Rojch, La Nuova Sardegna p. 6

Il padre dell”Ulivo non si candida e analizza il caos nel Pd. Il partito è alla ricerca del candidato presidente. “Se tutti i politici coinvolti in una indagine dovessero sospendersi dalle loro cariche, alla fine si salverebbero in pochi”.

 
SASSARI. Le primarie uccise dal suo inventore. Per lui è un paradosso inaccettabile Pacific Rim Games. Arturo Parisi è il padre del più democratico sistema di selezione dei leader politici. Le regole su quelle che hanno deciso il Governatore in Puglia nel 2005 le ha scritte lui. E da sempre, come padre nobile del Pd, ha difeso questo criterio di scelta democratica. Ma ora Parisi è il candidato che tutti vogliono al posto di Francesca Barracciu, la vincitrice delle primarie che è stata convinta a fare un passo indietro 피쉬 앤 그로우 다운로드. Lui non ci sta e ribadisce in modo fermo il suo rifiuto. “Sento avanzare l’ipotesi di una mia candidatura in sua sostituzione. Per evitare che venga perduto altro tempo prezioso voglio precisare che se avessi ritenuto ci fossero le condizioni per una mia proposta per il governo della Sardegna l’avrei sottoposta nelle elezioni primarie”. Ma Parisi si spinge oltre e dà una attenta lettura del momento che vive il Pd dopo lo tsunami di Oristano che ha spazzato via la candidatura della Barracciu e sembra avere cancellato l’utilità delle primarie come strumento di scelta dei candidati 마다가스카 영화 다운로드.

La svolta drammatica di Oristano secondo lei segna la morte delle primarie?

Riconosco che il colpo subito è stato pesante. Ma per parlare di morte ci vuole ben altro. Fortunatamente. Dal gennaio del 2005, quando per la prima volta la proposta ulivista fu sperimentata in Puglia affidando la scelta del candidato alla Presidenza della Regione direttamente al voto dei cittadini, le primarie non hanno mai smesso di avanzare. Per la Regione, questa sarebbe stata in Sardegna la prima volta, e allo stesso tempo la prova che i capi partito, che qua operano a livello regionale, avevano veramente capito che era il momento di passare la mano ai cittadini. La soluzione di una difficoltà reale è stata invece spostata oltre il termine massimo col risultato che il potere che era stato riconosciuto ai cittadini è finito per tornare nuovamente nelle mani dei capicorrente. Non credo tuttavia che questo arretramento possa tradursi in una stabile restaurazione della delega ai capipartito. E’ più facile che si riapra una logorante guerriglia tra le resistenze della democrazia delegata e le rivendicazioni della democrazia diretta.

Il passo indietro della Barracciu secondo lei era necessario?

Io sto a quello che ha detto. Che reggere non le era più possibile. Che per un candidato andare come nel 2009 alle elezioni contro il proprio partito non le sembrava accettabile e, come allora, sarebbe stato alla fine perdente.

Anche tutti gli altri indagati devono fare un passo indietro ed essere esclusi dalla liste?

Questo potrebbe essere certo l’esito inevitabile per chi ritiene che chiunque sia coinvolto in una indagine debba immediatamente sospendersi dal suo ufficio, e da ogni candidatura. Ma sarebbe la fine. Si salverebbero veramento pochi. La quantità di persone coinvolte sarebbe infatti innumerevole. Dobbiamo imparare a stare alla legge che considera condannati i condannati non i semplici indagati, e considerare normale che ognuno, cominciando da chi riveste cariche pubbliche, sia chiamato a dare prontamente conto di ogni suo comportamento e dell’uso delle risorse.

Per la seconda volta dai vertici del Pd viene sconfessato il risultato delle Primarie. Non pensa che si rischi di perdere il consenso della base?

Quali vertici? Non certo quelli nazionali. Per quel che ho capito questa volta hanno fatto tutto da soli. A ridurre il consenso è chiedere ai cittadini di decidere e poi fare una cosa diversa da quello che si è deciso senza consultarli di nuovo. A ridurre il consenso è far consumare inutilmente il tempo e poi decidere da soli con l’argomento che il tempo è passato. Mi permetto di ricordare che i problemi oggetto dell’ultima riunione erano presenti ormai da mesi.

Il valore delle primarie dipende dal numero dei votanti? Se invece di 52mila avessero votato 100mila la Barracciu avrebbe avuto qualche argomentazione in più?

Il valore delle primarie non è dato dal numero di voti che separa i 52.000 cittadini che hanno votato da quelli avrebbero potuto votare, ma l’enorme differenza tra le decine di migliaia che votano alle primarie e le poche decine di persone che votano nelle riunioni di partito. E’ questo che spinge ad aprire le porte dei partiti prima che vengano sfondate dall’esterno. E’ questo che che rende insopportabile che così poche persone prendano decisioni così importanti al posto della generalità dei cittadini.

Quale è l’identikit del suo candidato ideale per guidare la coalizione del centrosinistra in queste elezioni regionali?

Lasciamo l’ideale. Non vorrei caricare con altre parole una fatica che per le poche ore che restano è già di per sè improba. Una volta finiti, come questa volta, sotto terra già riuscire a mettere i piedi per terra in poche ore è un obiettivo grande. L’unico dovere è ora trovare una persona competente, che sia capace di ricucire la rottura tra gli sconfitti e i vincitori di ieri.

Qualcuno le aveva chiesto di presentarsi alle primarie?

Il tempo in cui si diceva “alcuni-amici-mi-hanno-chiesto” è ormai alle nostre spalle. E’ bene che alle primarie ci si presenti in nome di una idea da proporre per il governo della cosa pubblica, e dell’impegno a dare conto alla fine della sua realizzazione. Se non mi sono presentato è perchè di proposte ne ho visto anche troppe, e tutte sostenute da proponenti con energie più fresche delle mie.

Renzi fino a oggi ha lasciato fare, può permettersi di non intervenire in quelle che comunque sono le prime elezioni da segretario del Pd?

Spero proprio che non ci finisca trascinato dentro. Per lui sarebbe un incidente, per noi una sconfitta cocente. Soprattutto se penso alle parole al vento sul Pd come partito sardo e alla rivendicazione che a decidere della Sardegna siano solo in sardi in Sardegna.