2222
3 Gennaio 2009

Dellai demolisce il Partito democratico

Autore: Luisa Patruno
Fonte: L'Adige

Per Lorenzo Dellai il progetto di Partito democratico
all’americana sognato da Walter Veltroni, che supera le ideologie del
Novecento fondendo insieme le culture degli ex comunisti e degli ex Dc
è già fallito perché l’Italia non è fatta per il bipartitismo e
soprattutto perché, secondo il governatore del Trentino, che ha scelto
la strada diversa di dar vita a un partito territoriale centrista e
autonomista, il Pd oggi non è altro che: <<Un moderno partito
socialista europeo dove la cultura del popolarismo portata dagli ex
margheritini è stata archiviata: è sparita>>. E ora che a livello
nazionale il Pd è allo sbando e a livello locale, pur avendo vinto, non
sta molto bene, per il presidente della Provincia non è difficile
trovare argomenti per spiegare perché non ha aderito a quel progetto ed
è sempre più convinto della necessità di un partito territoriale
trentino, che parta per il momento come federazione tra Upt, Patt e Udc.

Presidente Dellai, perché il Pd è in crisi?
La
crisi del Pd di oggi a livello nazionale deriva dal fatto che il
processo di costruzione del partito ha “tirato un po’ via” sulle
questioni identitarie, sono rimasti dei nodi da risolvere sulla base
ideale, sull’identità politica.

Ma si è detto che il Pd nasceva
proprio come partito moderno capace di superare le ideologie del
Novecento e fare sintesi tra le culture riformiste e ora lei dice che è
meglio fare riemergere le identità di provenienza?

La fine delle
ideologie non può essere la fine delle idealità e delle identità
politiche se no il rischio è che alla fine delle ideologie si
contrapponga una sorta di neutralità identitaria. Così la politica si
traduce in una partita a calcio tra il personaggio mediatico A e il
personaggio mediatico B.

Sta dicendo che lei ritiene che non era possibile la fusione tra la cultura politica degli ex Ds con quella degli ex Margherita?
Non
lo so. Io sono sempre stato convinto che il nostro Paese è molto
articolato politicamente e quindi debba mantenere il riferimento alle
culture fondanti. Il rischio è che si annacqui tutto. E il rischio è
ancora più forte se le presunte nuove sintesi non vengono avanti e
questo avviene perché è difficile fare sintesi nuove con classi
dirigenti figlie delle culture del Novecento. D’altra parte non c’erano
le condizioni perché non fosse così. Penso che la mia cultura, quella
del popolarismo, sia stata archiviata troppo in fretta.

La Margherita nazionale non doveva entrare nel Pd?
Penso
che aver consegnato all’oblio questa cultura politica non è stata la
cosa più opportuna. L’Unione per il Trentino punta dunque a
rappresentare la cultura del popolarismo che nel Pd è sparita.

Dobbiamo
immaginare che l’Upt cercherà di <<recuperare>> gli ex
margheritini che hanno scelto di andare a dare vita al Pd?

Non sto
scommettendo sulla crisi del Pd. L’Upt non è un’esperienza di ostilità
nei confronti del Pd o qualcosa che nasce per limitare il Partito
democratico. Gli ex margheritini che hanno fatto quella scelta ora
fanno parte di quella esperienza. Noi vogliamo sperimentare un’altra
via all’uscita del Novecento. Io non sto proponendo di tornare al
passato, ma di rendere visibili le culture politiche. Pensiamo di
ricucire quegli strappi che ci sono stati nel secolo scorso tra la
cultura del popolarismo e l’autonomismo. Per questo dico che il
rapporto tra l’Unione e il Patt non ha valenza tattica ma politica e lo
stesso vale per l’Udc.

Si parla di una federazione tra Upt, Patt e
Udc, ma sul progetto finale ciascuno dei protagonisti sembra avere idee
diverse. Tarolli parla della costituzione di una nuova Dc, il Patt
pensa a una Svp trentina blockfrei; anche lei immagina un partito
centrista capace di allearsi di volta in volta con il Pd o in
alternativa con il Pdl?

Io non penso a costruire un grande centro
equidistante che va da una parte e dall’altra. Siamo alleati del Pd e
chi anche nell’Udc voleva scegliere il centrodestra lo ha già fatto
lasciando il partito alle elezioni provinciali. D’altra parte non credo
che l’elettorato di riferimento della cultura del popolarismo possa
trovare risposte in Berlusconi. Si è dunque operata una sorta di
chiarificazione.

Lei pensa perciò che il Pd non sia altro che un partito che rappresenta la sinistra per quanto una sinistra europea e moderna?
Io
penso che in Italia andava fatto un passaggio molto radicale verso un
concetto di sinistra europea e riformista perché il peso della
tradizione comunista in Italia era ancora molto forte. Serviva uno
scenario nuovo che immettesse la sinistra italiana in un profilo
europeo. Il problema è che si è pensato che il Pd potesse rappresentare
l’intero arco delle culture democratiche.
Nel Pd trentino sono
confluiti molti cattolici democratici, come lei. Non le crea disagio
ritrovarsi in una forza invece chiaramente centrista come l’Upt? Io non
credo di essere centrista. Ripeto, la collocazione politica dell’Upt
non è equivoca. Io mi auguro che sia il Pd che l’Upt diventino due
grandi partiti.

Il segretario del Pd trentino, Alberto Pacher, ha
detto che i partiti della coalizione dovrebbero concordare a livello
provinciale le mosse per le prossime elezioni di primavera in alcuni
importanti comuni del Trentino. È d’accordo?

Mi sembra una cosa
molto utile anche se è vero che nessuno può immaginare di calare
dall’alto a fotocopia le soluzioni. Alcune forze politiche sono
strutturalmente impegnate nell’alleanza altre meno, ma è giusto
condividere il quadro, così come è bene che anche su altre questioni
che riguardano le scelte della giunta i segretari di coalizione si
ritrovino.

Pensa che sia corretto che il candidato sindaco di Trento
della coalizione debba essere espresso dal Pd visto che è di gran lunga
il primo partito della città oppure non è scontato?

Io spero che
venga eletto sindaco di Trento il candidato dell’area di centrosinistra
autonomista, perché mi piacerebbe poter condividere, grazie alla
sintonia politica, tante cose importanti. Per il resto non penso che la
questione sia l’appartenenza politica del candidato sindaco, ma la
capacità di portare la coalizione alla vittoria.

Il dirigente
provinciale Claudio Bortolotti ha dichiarato la sua disponibilità a
mettersi in gioco. Si è detto che gode del suo sostegno. È così?

Non
spetta al presidente della Provincia la scelta del candidato sindaco di
Trento. Riguardo a Bortolotti però è evidente che ho molta stima di
lui. È una figura di grande prestigio e operatività. Auspico solo che
non si scateni la questione dell’appartenenza partitica. Per altro
Bortolotti non è incasellabile né come esponente dell’Upt né del Pd.