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10 Novembre 2004

Arturo Parisi: la Margherita non è un partito di centro

Autore: Marina Bortolani
Fonte: dilloadalice.it

Presidente, nella riflessione sul centro sinistra italiano il tema del riformismo è oggi all’ordine del giorno: quale riformismo allora per la Margherita?

Credo che si debba partire da un punto di vista rovesciato. Sono convinto che il riformismo non vada da nessuna parte e non sia neppure pensabile se non può far conto su un soggetto in grado di realizzarlo. Questo soggetto noi siamo riusciti a crearlo nel tempo all’interno dell’organizzazione democratica e ha un nome: partito politico. Per questo dobbiamo interrogarci piuttosto su quale Margherita per il riformismo.


Ma che cosa intende quando parla di riformismo 핸드폰 동영상 다운로드?

Non possiamo dimenticare che riformismo è una parola che ha una storia e questa storia porta all’interno della cultura socialista: è li che noi ritroviamo il termine e sentiamo il bisogno di avviare una ricerca. Dobbiamo riconoscere che il riformismo è il rifiuto della idea di rivoluzione, che oggi le nuove generazioni non incontrano più sui libri di filosofia e forse neanche su quelli di storia.


Cioè?

C’è stato un tempo in cui, dobbiamo ricordarcelo, si sperava in una palingenesi della Storia dell’umanità che consentisse di immaginare un ritorno all’origine, un sogno che troppo spesso si è trasformato in un incubo youtube video for iPhone. Voleva essere la negazione e al tempo stesso la riproposizione di una concezione religiosa. In questo contesto la parola “riformismo” nasce come una offesa, come una definizione denigratoria.


Quindi il riformismo prende le mosse dal rifiuto della rivoluzione, definendosi per via negativa?

Sì, e da questo rifiuto, che per noi è un punto di riferimento, abbiamo la possibilità di riconoscerci assieme in esso. Riconoscere che siamo dentro la Storia. Il riformismo muove da questa convinzione. Siamo dentro la Storia, in una Storia la cui fine non è nelle nostre mani moving desktop. E’ una possibile condizione forte nella quale possono ritrovarsi sia quelli che pensano che la Storia sia l’unica realtà possibile sia quelli che la pensano come una realtà che ha avuto un inizio e avrà una fine. Perché entrambe le ispirazioni riformiste si alleggeriscono di questa tentazione: immaginare di mettere fine alla storia. Poi c’è un secondo punto.


Quale?

Siamo dentro alla Storia e ci siamo insieme. Come soggetti che si tengono per mano. C’è un solco che ci separa decisamente dall’illusione del darwinismo liberale e da ogni pretesa rivoluzionaria robocopy. Questo solco è il riformismo. Questo solco serve per costruire quella città dell’uomo, la polis, che è il fine della politica.


Crede che possa essere un progetto realizzabile nell’immediato?

No. Il riformismo è un processo di lunga durata, un processo indefinito non riconducibile ad un elenco di atti o di fatti. Per quanti se ne elenchino non si riuscirà mai ad elencarli tutti. Non riusciremmo perciò a dar loro senso poi se non li collocassimo all’interno di un progetto, di una tensione di lunga durata 리틀포레스트 여름과 가을 다운로드.



Si pone quindi il problema del soggetto che dovrebbe realizzare il riformismo, cioè il partito…

Non esistono progetti senza soggetti che li interpretino. Il rischio della nostra democrazia è quello di essere priva di soggetti perché priva di visione e viceversa. Un anno fa quando abbiamo presentato il testo di Prodi abbiamo ritrovato questa cifra. Perché una caratteristica di quel testo era quella di reintrodurre la categoria della visione, non al livello di una visione della Storia, ma già allargando l’orizzonte dall’anno alla legislatura al secolo, al millennio spingere a liberarsi dalla prigionia del presente, recuperando un punto di vista più alto Soundodger+. Bisogna orientare nuovamente la cultura, spingere ad abbandonare quel tratto della politica contemporanea che è l’appiattimento giorno per giorno, la prassi sganciata da ogni punto di riferimento valoriale.


Secondo lei quindi ogni progetto politico dovrebbe muoversi in un orizzonte valoriale?

Un tempo non c’era analisi che non muovesse da una riflessione più ampia. Veniva trasmesso un senso, una risposta alla domanda di significato posta ad esempio dai giovani. Non si può ridurre la politica ad una vicenda di condominio 칭찬스티커판 다운로드.


Questo vale anche per i politici locali?

Non possiamo chiedere ai nostri sindaci più di quello che sono chiamati a darci. Però c’è bisogno di un contesto più ampio, perché anche l’amministrazione giorno per giorno non ha senso se slegata dai valori. Non possiamo accontentarci di un partito di amministratori, se la loro azione non è contestualizzata, il rischio della perdita di senso è forte.


Come giudica il ruolo dei partiti all’interno della nostra democrazia?

Una democrazia senza partiti è una democrazia invertebrata, continuamente a rischio Why don't you get out of there and mp3. Nella storia, la democrazia ha sempre ceduto nel momento in cui sono venute a mancare le vertebre che sono i partiti. Perfino la vittoria elettorale è messa a rischio.


A che tipo di partito deve essere affidato il governo del nostro paese allora?

Non possiamo accontentarci. I soggetti sono chiamati ad essere all’altezza dei problemi, ma spesso sono tentati di abbassare i problemi alla loro altezza. I soggetti che hanno l’1% sanno che non guideranno mai il paese e se non vogliono ridere di se stessi quando si guardano allo specchio devono interessarsi degli unici argomenti che li possano riguardare: la distribuzione delle cariche 더오피스 시즌1 다운로드. Il governo non può invece essere che affidato ad un soggetto capace di prendere impegni di Governo.


L’Ulivo può essere questo soggetto?

Credo che sia capace per il suo rilievo qualitativo e quantitativo di tradurre l’ispirazione in capacità di Governo. Sappiamo che questo soggetto alla cui ricerca ci siamo messi da tempo non può essere che un soggetto plurale.


Ovvero?

Un soggetto plurale nel quale si incontrano le storie come si incontrano i nomi vba 파일 다운로드. Si incontrano Ds e Margherita, non il centro e la sinistra. Non si incontrano compiti e funzioni, ma storie ognuna considerata nella sua complessità, come le persone. Ogni riduzione di un soggetto ad un suo attributo, compito, funzione è un impoverimento


All’interno di questo soggetto plurale che ruolo ha la Margherita?

Non possiamo essere il partito di centro che porta i voti di centro alla sinistra. Dobbiamo costruire un partito consapevole della sua specificità come di quella degli altri partiti. Rifiutando ogni attribuzione di compiti precostituiti.