Caro Bersani,
quasi tutte le parole che negli ultimi diciotto anni hanno accompagnato, descritto e guidato il nostro cammino comune hanno perso il loro senso. Non sorprende che in politica le parole mantengano una qualche distanza dai fatti. Nel nostro caso questa distanza ha superato tuttavia da tempo il livello di guardia.
Mentre si allontanano dal loro significato e dai fatti le parole si allontanano inoltre da altre nostre parole mettendo in causa assieme al nostro comune linguaggio politico la capacita’ di comunicare tra di noi. Progetto, posizionamento, democrazia governante, scelta maggioritaria, alternativa, bipolarismo, vecchio ulivo, nuovo ulivo, primarie, democrazia di partito, la stessa categoria di partito, e, soprattutto, quella di partito nuovo, sono le piu’ importanti tra queste parole, ma non le uniche. Comunque decisamente troppe.
Dire che abbiamo perso il bandolo e’ il ricoscimento doveroso del sentimento che si va impadronendo di noi. Ritrovarlo e’ urgente e imprescindibile per continuare il cammino.
Il minimo e’ riconoscere la necessita’ di aprire una fase di ricerca. Cerca tuttavia solo chi pensa di non disporre piu’ di quello che cerca.
Quello che accomuna chi ti scrive e’ questo. Ma assieme a questo siamo accomunati dalla convinzione che questa ricerca non possa essere piu’ contenuta nei rituali e nelle procedure di partito e debba svolgersi invece con assoluta liberta’ tra i cittadini senza riguardo alle appartenenze e agli adempimenti formali.
E’ questa la prassi che peraltro si e’ affermata da tempo tra noi inducendo le diverse componenti promosse dai principali dirigenti a darsi strumenti luoghi e strutture nelle quali riconoscersi dentro e oltre il partito. E’ questa la prassi che ha spinto i massimi responsabili del partito, a cominciare da te, a svolgere le loro posizioni a prescindere da deliberati, sedi, e ruoli formali di partito.
Lo diciamo con rammarico ma non piu’ con spirito polemico, costretti a prendere atto di una realta’ ormai consumata. Riconosciamo infatti che le sedi di dibattito si sono ormai separate da quelle della decisione. Il vero dibattito del partito si svolge ormai al suo esterno, e le vere decisioni vengono assunte quasi sempre fuori dagli organi statutari competenti, seguendo e rafforzando i perimetri delle identita’ passate.
Si e’ affermato cosi’ da tempo un nuovo modo essere partito e di stare nel partito. Nel corso dei tre anni di vita del Pd gli episodi della mutazione della forma partito sono andati moltiplicandosi al punto che non ci si fa piu’ caso. La costituzione di associazioni con propria autonoma e formale membership, il rifiuto di riconoscere le sedi ufficiali come primo e fondamentale luogo di analisi e valutazione dei principali passaggi politici ed elettorali, la remissione del mandato di segretario nazionale al di fuori degli organi ufficiali, la pratica sistematica di coordinamenti e caminetti extr-statutari sono per quel che riguarda l’organizzazione del partito solo alcuni episodi di questo lungo commiato delle forme un tempo associate alla categoria di partito. Non meno rilevanti sono poi gli episodi che hanno segnato la vita parlamentare. Pensiamo ad alcune clamorose dissociazioni di intere filiere e di esponenti di primo piano della dirigenza come e’ avvenuto ad esempio in occasione dell’emendamento sul finanziamento pubblico dei partiti.
Senza la forza assicurata alla struttura dalla disponibilita’ del finanziamento pubblico e senza il potere che viene ai vertici dirigenti dal conferimento di incarichi e posizioni del partito come comunita’ resterebbe ben poco.
In questo contesto, ad esempio, non sorprende percio’ che il confronto promosso l’altro ieri dal gruppo parlamentare della Camera a ridosso del voto di fiducia e alla vigilia della prevista direzione abbia registrato l’assenza di suoi autorevoli componenti, come te e D’Alema, che da dirigenti del partito, proprio su quei temi avevate nei giorni precedenti rappresentato sui media la posizione del Pd.
Per questo motivo, piuttosto che attardarci a recriminare sul mancato rispetto di forme ormai superate come ci e’ capitato in passato, siamo arrivati alla conclusione di concorrere d’ora innanzi alla vita del partito valutando occasione per occasione e, per le riunioni, cominciando dalla prossima riunione della Direzione Nazionale, in relazione al rilievo degli oggetti in discussione, alla trasparenza del dibattito, e alla possibilita’ di prendere decisioni fondate su un confronto sufficientemente approfondito e assunte in contradditorio su documenti riconoscibili.
Non riteniamo infatti produttivo continuare con la pratica di riunioni che precipitano in frettolosi voti unanimistici chiamati a confermare decisioni gia’ assunte e gia’ rese pubbliche attraverso i media, o a concordare letture propagandistiche della vicenda politica.
Con l’augurio che il nuovo anno sia per te, per tutti i democratici, e per l’Italia tutta un anno nuovo, ti salutiamo con amicizia
27 dicembre 2010