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14 Marzo 2007

Un partito per la rimonta

Autore: Michele Salvati
Fonte: Corriere della Sera

I tempi si stanno facendo stretti. Fra poco più di un mese si svolgeranno i congressi dei Ds e di Margherita e, all’unanimità o a grande maggioranza, questi riconfermeranno gli attuali segretari e delibereranno di avviare il percorso costituente del Partito democratico Download the backgammon game. Dopo di che la road map si accorcerà di molto rispetto alle previsioni di pochi mesi fa, quando si pensava di presentare il neonato Pd alle elezioni europee del 2009: il governo è a rischio e una crisi è possibile in tempi brevi, con un esecutivo tecnico subito dopo o elezioni anticipate già nella primavera del 2008 피나클 다운로드. Possibilità, non probabilità calcolabili. Ma chi sta pilotando il percorso costituente deve tenerne conto e adattare la road map di conseguenza: nei primi mesi dell’anno prossimo il Partito democratico dev’essere una realtà, nel caso dovesse lanciarsi in un’arena elettorale decisiva 윈도우 10 글꼴 다운로드.

Domanda. Nel caso si lanciasse nell’arena, sarebbe la presenza del Pd al posto di Ds e Margherita (e forse di altri partiti minori) un’arma efficace per rimontare lo svantaggio elettorale oggi evidente nei sondaggi Balsamic download? Oppure si tratterebbe di un’arma spuntata, o addirittura di un danno, di un colpo di grazia? 

Risposta. Può essere l’una o l’altra di queste due cose: dipende da come il processo costituente si svolgerà 오픈로드 다운로드. Per rendercene conto, fissiamo prima alcuni punti plausibili: (a) alle elezioni si andrà con una legge non troppo dissimile da quella che abbiamo, se pure si riuscirà a cambiarla (dunque un proporzionale con premio di maggioranza); (b) nonostante gli attuali litigi, Berlusconi e Casini troveranno un qualche accordo e comunque il candidato premier del centrodestra sarà uno sfidante temibile; (c) il centrosinistra partirà svantaggiato da una prova di governo che i cittadini giudicheranno deludente, soprattutto per la debolezza e la litigiosità della coalizione 워크샵 다운로드. L’unica possibilità, per il centrosinistra, di rimontare lo svantaggio è di persuadere gli elettori che la nuova coalizione è una cosa profondamente diversa da quella che si è presentata alle elezioni del 2006 Orange. Diversa perché guidata da un credibile Partito democratico: un partito in grado di raccogliere consensi maggiori dei partiti che in esso si fondono e capace di tenere a bada l’estrema sinistra e le spinte identitarie assai meglio di quanto non ci riescano in questa legislatura Ds e Margherita Intel WiFi Driver.

Convincere di questo gli elettori non è facile. Certamente non ci si riesce se i promotori dell’iniziativa continueranno a litigare fra loro su temi identitari (diverse accezioni del concetto di laicità dello Stato, adesione o meno al Partito socialista europeo, per indicare i due più caldi) 기가아이즈 다운로드. E non ci si riesce se il processo costituente si ridurrà a una contrattazione (sui delegati all’assemblea e poi sui posti negli organi dirigenti) che avviene tra sospetti e sfiducia, un tira e molla che alla fine dà luogo a proporzioni contrattate oligarchicamente Download Alien 3. Ci si può riuscire solo se quel processo si svolgerà con un forte coinvolgimento di tutte le persone interessate, di tutti gli orfani dell’Ulivo: dunque attraverso una elezione dei delegati all’assemblea costituente che avviene mediante il criterio di «una testa/un voto» e non mediante criteri di appartenenza ai vecchi partiti. Ci si riesce se i leader e i dirigenti di questi partiti saranno disposti a correre qualche rischio. Ci si riesce se, sui temi controversi che abbiamo prima ricordato, si stabilisce subito una qualche ragionevole mediazione e questa viene difesa con forza dai dirigenti nei confronti di mugugni e incertezze esistenti nei loro partiti.

Se il processo costituente avviene nel secondo dei modi che ho indicato, allora c’è qualche probabilità che gli elettori si convincano che il Partito democratico è una cosa seria e che il centrosinistra che si presenterà alle prossime elezioni è una cosa nettamente diversa dall’Unione che si è presentata nel 2006. Col vantaggio addizionale che si andrà alla prova elettorale con un «popolo» mobilitato dalla precedente partecipazione democratica al processo costituente. Anche così, non è per nulla detto che il centrosinistra riuscirà a rimontare lo svantaggio. Ma sicuramente non riuscirà a rimontarlo se il Partito democratico nasce tra i sospetti e le polemiche e se i posti saranno spartiti tra i partiti con un qualche equivalente del vecchio metodo Cencelli. Questa è una sconfitta elettorale sicura e la fine di una grande idea.