2222
6 Giugno 2005

Un menù indigesto

Autore: Luigi La Spina
Fonte: La Stampa

L’apparenza è quella del solito copione: la Lega parte all’attacco con una polemica provocatoria; reazioni indignate da parte dell’opposizione e indispettite dall’ala centrista della Casa delle libertà; richiamo all’unità e al bon ton istituzionale di Berlusconi. Cala il sipario, fino alla prossima recita.

Sbaglierebbe, invece, chi liquidasse, questa volta, lo scontro sull’euro e su Ciampi tra i ministri leghisti e il resto della maggioranza con le consuete parole di scettica e un po’ annoiata circostanza. Le esternazioni di Maroni sulla moneta unica, quelle di Calderoli sul presidente della Repubblica e persino quelle, più folcloristiche, di Castelli sul burqa sono il sintomo di un crescente disagio e di una preoccupazione montante nel partito di Bossi che potrebbero avere conseguenze più gravi del previsto. La Lega ha capito che, con la proposta del partito unico, Berlusconi ha lanciato sia la corsa alla sua successione sia l’ipotesi di un diverso assetto del centrodestra. Un rimescolamento delle carte che potrebbe fare venir meno non solo le garanzie, personali e politiche, finora assicurate dal presidente del Consiglio, ma la stessa indispensabilità della formazione bossiana per il successo elettorale di quello schieramento.

L’ipotesi di una diversa leadership del centrodestra, magari spartita tra Casini e Fini in una diversità di funzioni, così come agita le acque nel centrosinistra, soprattutto nella Margherita, si riflette anche nella maggioranza, dove è proprio la Lega a rischiare l’emarginazione politica dal nuovo scenario. D’altra parte, a nove mesi dalle prossime elezioni politiche, il tema della crisi costituzionale europea, collegato con le difficoltà economiche e sociali del nostro Paese, costituisce un’occasione propagandistica troppo allettante perché la Lega non cerchi di utilizzarla con la massima spregiudicatezza e la massima visibilità. Una campagna elettorale, di fatto già cominciata, nella quale il partito di Bossi, innanzi tutto, rivendica la primogenitura dell’antieuropeismo, ma riesce anche a sfruttare una libertà d’azione che le responsabilità istituzionali del premier Berlusconi e del ministro degli Esteri, Fini, limitano pesantemente.

Ecco perché dalla Lega, questa volta, non verranno né ritirate strategiche né ipocrite smentite. Le cenette del lunedì sera a Macherio sono ormai divenute un ricordo: da un po’ di tempo, il menù del cuoco di Berlusconi sta diventando davvero indigesto per Bossi.