20 Ottobre 2005
Sei ore per cambiare 55 articoli
Fonte: la Repubblica
Sei ore per approvare la devolution, introdurre il premierato assoluto e il Senato federale, cambiare il processo di approvazione delle leggi. Tosare gli attuali poteri del presidente della Repubblica. (Oggi, presidio a Milano)
Basteranno sei ore alla Casa della Libertà, forse anche meno, per approvare alla Camera la riforma costituzionale pensata dai “quattro saggi” di Lorenzago. Senza patemi d´animo o voti segreti in agguato. Magari, come fanno capire i leghisti, con Umberto Bossi presente a Montecitorio.
Gli altri, quelli dell´Unione, Mastella e Udeur compresi, forse non voteranno, lasceranno l´aula. Forse resteranno a sventolare le tesserine magnetiche usate per votate. L´atteggiamento dell´opposizione verrà comunque deciso stamani alle nove durante un´assemblea dei deputati con Romano Prodi.
Il passaggio a Montecitorio è il penultimo prima dell´approvazione definitiva del testo. Oggi, infatti, non si discutono emendamenti o modifiche. Il testo va approvato in blocco o respinto. In caso, molto probabile, di approvazione, la riforma tornerà al Senato per il sì definitivo. Dopo resterà solo il referendum confermativo previsto dall´articolo 138 della Costituzione. Ultimo appiglio dell´opposizione.
«Ci saranno pure i numeri. – ammette Luciano Violante. – Ma solo quelli. E forse nemmeno tutti quanti». «Da parte nostra, però, – spiega il capogruppo ds – possiamo contare su ben altri numeri. Quelli degli elettori nel referendum abrogativo che sarà promosso dall´Unione».
Ma il centrodestra ha già deciso che il voto popolare, proponibile da 500 mila elettori, 5 regioni o un quinto dei parlamentari, si svolgerà dopo le politiche. Magari nell´autunno del 2006. Il più lontano possibile da politiche e amministrative.
La maggioranza, ostenta grande sicurezza e ottimismo sul voto odierno. Dopo il sì alla riforma sulla legge elettorale il voto sulla devolution appare in discesa. L´unica ombra la mezza rivolta dei deputati siciliani, capeggiati dal “governatore” Totò Cuffaro, che vogliono soldi e altri soldi da Giulio Tremonti.
Ma dopo un colloquio fra il ministro dell´Economia e quello del Mezzogiorno Gianfranco Miccichè tutto sembrerebbe sotto controllo. L´ultima parola è però affidata ad una riunione degli onorevoli siciliani poco prima del voto.
Il Cavaliere, che per presenziare ha cancellato una visita in Giappone, è però sicuro «che ci saranno i numeri. Sapete che ci vuole una maggioranza particolare. Sono assolutamente certo che saremo presenti e voteremo questa importante riforma».
Berlusconi, senza spiegarlo, ricorda che per passare la riforma ha bisogno della maggioranza assoluta dei deputati. Cioè 307 voti. Comunque molti meno di quelli di cui dispone la Cdl alla Camera.
Tranquilli, conferma il ministro del Welfare Maroni. I litigi sulla riforma del Tfr non influiranno sul voto e «andrà tutto liscio come l´olio extravergine. Non ci saranno problemi». Si accoda anche Ignazio La Russa. «Saremo tutti compatti nel votare la devolution.
L´appuntamento del voto sarà l´occasione per sfatare un luogo comune e cioè che fosse una riforma che piace solo alla Lega. An è orgogliosa di questa riforma», annuncia il capogruppo. Voterà a favore anche l´Udc, ma almeno Follini e Tabacci diranno di no.