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3 Febbraio 2006

Rutelli: «Padoa-Schioppa? Candidato eccellente Ma bisogna sdoppiare l’Economia»

Autore: Carlo Bertini
Fonte: La Stampa

ROMA «Padoa-Schioppa? Non è il solo, ma è un eccellente candidato», più adatto «ad un ministero del Tesoro e delle Finanze»; «D’Ambrosio? È persona di grande esperienza», ma in ogni caso «chi viene eletto deve portare la sua professionalità e non condizionamenti corporativi»; «Pezzotta? È padrone delle sue scelte» e comunque questa vicenda «non ha nulla a che vedere con il collateralismo», perché «una cosa è se un partito concorre, sostiene o è parte strutturale in vicende politico-economico-finanziarie, un’altra è se candida nelle sue file esponenti delle categorie, delle professioni o dei sindacati».

Francesco Rutelli è sull’auto che lo porta da Roma a Rocca di Mezzo per fare gli onori di casa all’alleato Piero Fassino, ospite della festa sulla neve della Margherita. Il leader dei Dl non ci sta a giocare la parte di chi predica bene e razzola male e ci tiene a mettere le cose bene in chiaro sul rischio di un collateralismo «bianco» innescato dall’offerta di un seggio al leader della Cisl.

E, caso vuole, lo fa proprio nel momento in cui Savino Pezzotta fa sapere di non essere intenzionato a lasciarsi avvinghiare dall’abbraccio fatale della politica attiva. «Pezzotta – spiega Rutelli – ha davanti a sé due anni di mandato alla guida della Cisl. Noi saremmo onorati se nel momento in cui decidesse di concludere il suo mandato venisse con noi. Ma la scelta è sua e non ho mai voluto parlare di questioni interne al sindacato con i dirigenti della Cisl. È una materia che sta completamente fuori dai rapporti tra Dl e Cisl, perché la mia convinzione profonda e che la Cisl è autonoma. Se Pezzotta scende in campo è normale che sia con i Dl e spero con l’Ulivo. Ma la scelta deve venire al termine di un suo percorso. E se la Cisl è troppo orgogliosa della sua autonomia per farsi pilotare dall’esterno, siamo anche noi liberi di essere d’accordo e liberi di dissentire».

Si parla anche di un possibile incarico a Tommaso Padoa-Schioppa come superministro dell’Economia. Lei però ha proposto di sdoppiare quel dicastero in caso di vittoria. Perché?
«Padoa-Schioppa è un eccellente candidato per molte posizioni in campo economico, finanziario, o di autorità di regolazione. La proposta la farà Prodi al momento giusto. La mia idea è che occorra distinguere il ministero del Tesoro e delle Finanze, che sovrintende ai conti pubblici, da un dicastero dell’economia reale che comprenda le Attività produttive, il coordinamento delle politiche del Mezzogiorno, delle Partecipazioni statali e del turismo, tema assolutamente decisivo per il Paese. Insomma, un ministero per lo sviluppo economico. Secondo me la figura adatta al primo è quella di un tecnico-politico di alto rango; per il secondo, una personalità marcatamente politica».

Può sembrare però un modo per depotenziare il ruolo di un ministro tecnico di alto profilo gradito a Romano Prodi.
«E perché mai? È una lettura troppo maliziosa. Nel campo dell’economia, comunque, la responsabilità sta sempre in capo al premier».

Se vincerete, c’è da attendersi una valanga di sottosegretari, visto che molti nomi eccellenti non vengono ricandidati con la promessa di un posto da viceministro?
«L’incompatibilità tra viceministri e parlamentari permette di avere al lavoro più persone; anche considerando il fatto che, se avremo una maggioranza ridotta dagli effetti di questa legge elettorale, tutti dovranno essere più assidui nell’attività parlamentare».

La nuova legge fa sì che gli apparati dei partiti schiaccino la presenza di candidati della società civile?
«Al contrario, potrebbe fornire l’occasione di inserire nelle liste personalità che avrebbero una ragionevole certezza di venire eletti. Purtroppo i numeri sono stretti. Come Dl metteremo in campo un certo numero di personalità nuove ed esterne al partito di alto livello».

Che ne pensa dei magistrati candidati dai partiti?
«Ben vengano magistrati autorevoli, che sentano però la responsabilità di caratterizzarsi per la loro professionalità».

Esiste un caso D’Ambrosio?
«È una persona di grande esperienza che può essere utile anche perché sa quale è l’effetto delle leggi sull’organizzazione degli uffici di giustizia. In ogni caso chi viene eletto deve portare la sua professionalità e non condizionamenti corporativi, come troppe volte è accaduto in passato. Per quel che riguarda Berlusconi, dico che non è credibile su molte materie e quella su cui lo è di meno è la giustizia: ha schierato in Parlamento il suo team di avvocati per elaborare leggi ad personam e per poi pretenderne l’applicazione nelle aule giudiziarie, una pagina ineguagliata nel rapporto pur travagliato tra politica e giustizia».

Berlusconi dice anche che Mediaset ha fatto bene a fare ricorso al Tar contro l’atto di indirizzo dell’Authority delle comunicazioni sulla par condicio.
«Berlusconi si crede padrone del Paese come lo è delle sue aziende. È il trionfo del conflitto di interessi e della ignoranza dei doveri del ruolo istituzionale di chi guida il governo, anche rispetto ai compiti delle autorità indipendenti».

Lamentate la difficoltà a parlare di contenuti, ma si fa una certa fatica a individuare pochi e semplici messaggi da voi scelti per il futuro del Paese. Ci sono tre parole chiave che riassumano l’azione di un eventuale governo dell’Unione?
«Crescita economica, liberalizzazioni e politiche per la famiglia sono le priorità della Margherita. La depressione del Paese nasce da 5 anni in cui l’insieme della crescita è stato del 3%, pari alla crescita del solo anno 2000, quando governava il centrosinistra e la Cdl diceva che il Paese era fermo. Bisogna restituire il segno più ai numeri dell’economia. Liberalizzare significa più concorrenza a vantaggio del mercato e dei cittadini-consumatori. E per la famiglia, una strategia per la natalità, incentivi per la casa alle giovani coppie, sostegno per il costo degli studi ai meno abbienti e rispettare l’impegno di costruire 1500 nuovi asili nido».