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28 Novembre 2005

Prodi: partiti e società civile sono troppo distanti

Autore: Simona Ravizza, Rossella Verga
Fonte: Corriere della Sera

«Le primarie sono anche uno scontro». Parlando ai rappresentanti di 20 associazioni promotrici dell’incontro al Teatro Carcano, intervistato dalla giornalista del Corriere Elisabetta Soglio e da Giorgio Lonardi di Repubblica, il leader nazionale dell’Unione Romano Prodi incita la società civile a «dare il meglio di se stessa».

«Non voglio dire che più casino fate meglio è, ma è necessario che voi tiriate fuori tutta l’energia perché Milano ne ha bisogno». «Sono ossessionato dal ruolo di Milano — continua Prodi, davanti a un teatro colmo —: Milano manca all’Italia e senza Milano che trascina, il Paese non va avanti».

In un clima di grande ottimismo, ieri sera Prodi si è trovato a faccia a faccia con Bruno Ferrante, Dario Fo, Milly Moratti e Davide Corritore. E si è soffermato sulle primarie: «Vedo un po’ di lamentele per le polemiche di questi giorni. La buona educazione è necessaria, però poi tutti assieme per la vittoria. Gli scontri nelle primarie ben vengano, sono fatte apposta».


Ma come mai, gli viene chiesto, in gara per la nomination per Palazzo Marino non vi sono politici? Il leader dell’Unione risponde che se nessun politico si è sentito in grado di vincere le primarie significa che lo scollamento tra partiti e società civile è preoccupante.

«E non bisogna sottovalutare i vuoti della politica». E ancora, a proposito di lista unitaria, non usa mezzi termini: «Milano, come il resto d’Italia, ci vuole uniti».


Milano e le privatizzazioni. È d’accordo sulle ultime vendite del Comune? «È troppo comodo — attacca Prodi — confondere le liberalizzazioni con le privatizzazioni. Così si rischia di passare dal monopolio pubblico a quello privato e io, allora, preferisco quello pubblico». Altro tema caldo, quello delle periferie.

«C’è un disagio elevatissimo — riflette il professore — nelle periferie milanesi come in tutta Italia, ma la situazione è diversa da quella francese. Bisogna però stare molto attenti a non ripetere gli stessi errori creando ghetti».


Parole arrivate al termine di una giornata fitta per la politica, cominciata al «Big Talk 2».

«Non conosco solidarietà al di fuori delle regole, ma neanche legalità che non faccia solidarietà», aveva spiegato l’ex prefetto Bruno Ferrante all’appuntamento organizzato dalla Margherita, dove ha dibattuto di sicurezza accanto al sindaco di Bologna Sergio Cofferati.


Il candidato alle primarie dell’Unione torna anche agli attacchi del premio Nobel Dario Fo: «Le polemiche non devono esistere — dice —, fanno solo male. Tra di noi bisogna parlare, rispettarsi, ognuno si presenta con una sua storia agli elettori delle primarie, ma l’obiettivo è unico».

Ferrante sottolinea inoltre di non aver ancora pensato al nome per la lista civica, ma ammette che potrebbe contenere il suo nome. «La mia idea comunque — aggiunge — è di andare al di là del centrosinistra, rivolgendo lo sguardo a un pubblico più vasto».

L’obiettivo è di parlare «a tutti i cittadini e a quelle parti sociali che magari non si riconoscono nel centrosinistra, ma a cui può interessare una proposta di governo, un progetto di città delineato da Ferrante».

Non entra, invece, nel dibattito sulla lista unitaria Ds-Margherita. «È un tema che lascio ai partiti, perché sono loro che devono elaborare decisioni. Io mi limito a osservare una convergenza fra tutti i partiti del centrosinistra con chi vincerà le primarie del 29 gennaio».


Se liste e polemiche trovano spazio ai margini del «Big Talk», l’intervento di Ferrante è invece centrato sulla sua idea di sicurezza e sulla ricetta per Milano.

«La legalità è una precondizione, la sicurezza garantisce la libertà ma bisogna che tutto questo sia legato anche ai temi sociali».

L’ex prefetto «definisce inoltre «sterile» la polemica sulla sua candidatura. «Sono sempre stato leale nei confronti delle istituzioni e del governo, ho le mie opinioni che certo da prefetto non esternavo, ma oggi lo posso fare».

E da libero cittadino pensa che la sicurezza non sia solo affare da statistiche e telecamere o quella che «fa il poliziotto e il carabiniere».

«Si fa anche garantendo copertura sociale nei quartieri, che preferisco non chiamare periferie».

«Bisogna investire — rilancia — e dedicare attenzione. Penso alla necessità di fornire servizi pubblici efficienti, alla pulizia delle strade, al fatto che tutti possano vedere rispettati i propri diritti, a una maggiore illuminazione, al recupero degli spazi pubblici per viverli insieme lasciando da parte l’individualismo».


Da Cofferati incassa grandi complimenti, ma «nessun consiglio». «Ferrante è una persona di alto profilo — commenta il sindaco di Bologna —. Milano ha bisogno di un sindaco importante e lui ha tutte le caratteristiche per esserlo. La parte milanese della mia famiglia lo sosterrà».