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6 Dicembre 2005

Passo indietro dai partiti una necessità

Autore: Luigi La Spina
Fonte: La Stampa

Anche dalla Sicilia è arrivata la conferma: il sistema delle primarie ottiene un successo che renderà molto difficile farlo diventare un’eccezione per individuare il candidato di uno schieramento politico.

Comprensibili sono le difficoltà e le resistenze dei partiti per l’«esproprio popolare» che subiscono in una decisione che, finora, era ristretta nelle conventicole dei loro vertici, ma i vantaggi di questo meccanismo di scelta sono evidenti e non contestabili.


La partecipazione degli elettori, innanzi tutto, è sempre maggiore rispetto al perimetro di iscritti e militanti, per cui questo tipo di consultazione allarga i consensi complessivi della coalizione e avvicina alla politica un settore della società civile che, altrimenti, resterebbe estraneo alla formazione di una coscienza democratica.

Le primarie permettono, inoltre, di eleggere una personalità con una forza di attrazione molto superiore alle tradizionali figure della burocrazia partitica, spezzando anche la logica spartitoria all’interno dello schieramento, secondo una lottizzazione ormai incomprensibile per la mentalità fortemente «maggioritaria» degli elettori.

Aiutano, infine, la selezione di una nuova classe politica che le strutture degli attuali partiti non solo non agevolano, ma tendono a scoraggiare, per favorire la perpetuazione del potere di chi lo ha già.


L’esperienza dimostra che non sono giustificate alcune accuse che si rivolgono alle primarie, cioè quelle di favorire sempre i candidati suggeriti dal partito più forte o quelli più «estremisti»: nel primo caso, in Puglia non è stato così; in Sicilia, poi, Rita Borsellino è stata votata da uno schieramento trasversale e, soprattutto, la competizione tra Prodi e Bertinotti ha sfatato il mito della radicalità vincente in questo tipo di consultazione.


Il vero problema è un altro: le primarie devono consentire al candidato non solo di vincere la competizione con l’avversario dell’altro schieramento, ma, poi, di governare.

Come il caso Prodi ha dimostrato nella scorsa legislatura, senza un appoggio reale dei partiti non si riesce a guidare una coalizione, con risultati efficaci e per un tempo ragionevolmente lungo.

Anche alcune esperienze di liste civiche in amministrazioni comunali manifestano le difficoltà di sindaci posti sempre in una spinosa alternativa: o diventare «re travicelli» nelle mani delle segreterie locali o ingaggiare furibonde resistenze con l’esito di una sostanziale paralisi decisionale.

Se i partiti capiranno di dover cambiare metodi, i vantaggi delle primarie si riverbereranno anche su di loro. Altrimenti, potranno anche riuscire a boicottare questo sistema e a portarlo al fallimento, ma sarà l’ennesima occasione perduta per la democrazia italiana.