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5 Settembre 2008

Parisi, tutto inizio dall’inizio. Male.

Autore: Mario Sechi
Fonte: Panorama

Tutto inizia dall’inizio. Frase buona per il titolo di un film, ma
anche (veltronianamente) per la breve storia del Partito democratico,
la sua fondazione, la sua sorprendente crisi prematura. «Tutto inizia
dall’inizio» dice a Panorama Arturo Parisi, progettista dell’Ulivo ieri
e oppositore interno del Pd di Walter Veltroni oggi 6 hometown of The City. L’ex ministro
della Difesa nel centrosinistra è uno dei pochi che possa dire a testa
alta: l’avevo detto. Ha dimostrato nuragica durezza nel criticare il
ponte di comando del loft e nel chiedere il ritorno del centrosinistra
a una rinnovata formula dell’Ulivo. I dialoghi dei consiglieri di
Romano Prodi sulle primarie nel Pd, intercettati nell’ambito
dell’inchiesta Siemens dalla procura di Bolzano (articolo precedente),
non lasciano spazio a dubbi politici: il presidente del Consiglio Prodi
cercava di contrastare la vittoria annunciata di Veltroni per evitare
quella che nei colloqui privati viene chiamata «farsa» del candidato
unico, o quasi Can TV download.

«Invece di candidarsi alla leadership del nuovo partito per
succedere poi nella premiership del nuovo governo, Veltroni rovesciò la
sequenza, candidandosi immediatamente alla premiership e in quanto tale
alla leadership del partito» ricorda Parisi. Ovi e Cavazza parlano
delle primarie del Pd nei giorni che precedono l’investitura ufficiale
di Veltroni. Prima della discesa in campo di Rosy Bindi ed Enrico
Letta, candidati deboli destinati a soccombere al cospetto della
macchina elettorale dei Ds e degli ex dc di Franco Marini it as a video address.
«Nelle prime scelte sta tutto lo sviluppo successivo. Innanzitutto
nella sua investitura unanimistica da parte dell’apparato, che
riconobbe in lui l’unico candidato spendibile nella gara di popolarità
con Silvio Berlusconi, anche se il meno adatto a fondare un partito. E
poi nel discorso del Lingotto, che proponeva un programma per un nuovo
governo e non un progetto di un partito nuovo. Tutto il resto ne viene
di conseguenza» continua Parisi in un flashback che, alla luce degli
avvenimenti e delle scelte fatte da Veltroni, è rivelatore degli errori
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Parisi è un gentiluomo e non dice quali errori ha compiuto Prodi.
Il primo, lampante, è non avere ostacolato subito e alla luce del sole
la corsa semisolitaria di Veltroni, appoggiando la linea sostenuta da
Parisi invece di affidarsi alle sortite spuntate e discutibili dei suoi
consiglieri più pratici di business che di politica. Quando discutono
del progetto per le primarie, la porta del confronto con Veltroni, duro
e spietato come può capitare in politica, è ancora aperta gsview. I Ds inoltre
sono nel vortice del caso Unipol: il 22 maggio 2007 Il Giornale apre il
caso Visco-Guardia di finanza, mentre a metà luglio 2007 il magistrato
di Milano Clementina Forleo trasmette al Parlamento le trascrizioni di
68 delle intercettazioni sulle scalate di Antonveneta, Bnl e Rcs
Mediagroup e cita politici della Quercia del calibro di Piero Fassino,
Massimo D’Alema e Nicola Latorre, chiedendo di poterle utilizzare.
L’allora maggioranza di centrosinistra è allo sbando, pressata
dalle procure di Nord (Milano, inchiesta Unipol) e Sud (Catanzaro,
inchiesta Why not), si dibatte in una crisi strisciante 하나로 다운로드. Il procuratore
di Catanzaro Luigi De Magistris iscrive il 13 luglio 2007 Romano Prodi
nel registro degli indagati dell’inchiesta Why not e qualche mese dopo,
il 14 ottobre 2007 (ironia della sorte, giorno delle primarie del Pd),
tra gli indagati finisce anche il ministro della Giustizia, Clemente
Mastella.
Ds e Margherita si trovano nel pieno di una tempesta
politico-giudiziaria mentre è in corso la delicata costruzione del Pd,
le rispettive leadership sono ammaccate e il vento anticasta le
travolge 윈도우10 바탕화면 다운로드. In ordine sparso, e confusamente in cerca d’autore, trovano
rabdomanticamente l’uomo della salvezza in Veltroni, ma il sindaco di
Roma non vuole avversari e ha un atteggiamento liquidatorio nei
confronti del Professore di Bologna. «Dietro il sostegno formale a
Prodi c’era la contestazione dei limiti e delle contraddizioni del suo
governo» sostiene Parisi.
Politicamente si consuma la frattura con la sinistra radicale, il
piano secondo Parisi è chiaro: «In vista di una accelerata sostituzione
del governo, c’era la separazione consensuale concordata con Fausto
Bertinotti, guidata dall’illusione che dividersi da buoni fratelli
fosse per ambedue elettoralmente più redditizio che arrivare a un vero
confronto su un progetto politico 신장의 야망 혁신 다운로드. Mentre Berlusconi portava a
ulteriore avanzamento, con le buone e con le cattive, il processo di
unificazione del polo di centrodestra iniziato nel 1994, Veltroni
metteva fine a quel processo proclamando la discontinuità con i 15 anni
della esperienza dell’Ulivo» ricorda l’ex ministro della Difesa.
La rottura dell’esperienza ulivista per Parisi è l’origine della
crisi del partito guidato da Veltroni: «Il Pd invece di riproporsi in
continuità con l’Ulivo come il baricentro, la guida e il timone del
campo di centrosinistra, esattamente come il Pdl nell’altro polo,
proponeva la sua parzialità come totalità guidato dall’illusione di
battere pressoché in solitudine lo schieramento avverso» 지구방위대 후뢰시맨 다운로드.
Il disegno veltroniano fallisce, prima che nell’urna, nelle
manovre delle primarie, quando è chiara la volontà di depotenziare i
prodiani ed escludere outsider di peso scarsamente controllabili come
Marco Pannella e Antonio Di Pietro. Con il senno di poi, la
defenestrazione dalle primarie dei radicali e del leader dell’Italia
dei valori è stata la premessa degli smarcamenti dei radicali e, nel
caso di Di Pietro, della costruzione di una linea alternativa
nell’opposizione che oggi drena consensi alla base del Pd ed è una
delle ragioni più gravi della crisi di leadership di Veltroni, che nel
frattempo ha perso pure Prodi, dimessosi dalla presidenza del Pd alla
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Il destino con il Pd si diverte a giocare a dadi, i dalemiani che
nel 2007, anche sotto la pressione giudiziaria, avevano digerito il
boccone amaro della scelta di Veltroni (avversario storico di Massimo
D’Alema) si ritrovano di nuovo nel mirino della magistratura.
In questi giorni la procura di Milano ha chiesto nuovamente al
Parlamento di poter utilizzare le intercettazioni che riguardano il
senatore Nicola Latorre, braccio destro di D’Alema. Riemerge così il
fascicolo depositato da Clementina Forleo nel luglio 2007 sul caso
Unipol. Veltroni finora non ha voluto ascoltare chi nel centrosinistra
chiede un riequilibrio del rapporto tra magistratura e politica e ha
scelto di non tagliare il cordone ombelicale con la magistratura
associata, come testimonia la nomina dell’ex magistrato Lanfranco
Tenaglia a ministro ombra della Giustizia. Veltroni finora aveva tratto
vantaggio da questa situazione, ma oggi rischia di pagarne le
conseguenze, il gioco infatti sta per sfuggirgli di mano.
D’Alema si è sottratto all’abbraccio di Walter e manovra nel
partito con l’associazione Red, mentre i prodiani, sempre più
esacerbati e solitari, sembrano già con la valigia in mano. Tutto
inizia dall’inizio. Anche la fine.