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26 Ottobre 2005

Par condicio, il vero timore del Colle

Autore: Massimo Franco
Fonte: Corriere della Sera


La cautela mostrata da Romano Prodi era significativa. «Non ho alcuna previsione su quanto farà il presidente della Repubblica», aveva detto il capo dell’Unione sulla riforma elettorale: un commento prudente rispetto a chi ancora ieri parlava di «rilievi di incostituzionalità palese». In realtà, l’ipotesi che Carlo Azeglio Ciampi non firmi la legge che archivia il sistema maggioritario appare tutt’altro che scontata. Perplessità ce ne sono; ma i segnali che arrivano al governo dal Quirinale non sarebbero del tutto negativi.

Il problema, ormai, si sposta sulla questione della par condicio. E l’attacco frontale che il leader dell’Unione ha fatto sulla stampa estera ai soldi che Silvio Berlusconi investirà in campagna elettorale, lo conferma anche nei toni. Dire che se il Cavaliere vince «l’Italia è finita», e che il premier spenderà «250 milioni di euro», significa esasperare le prospettive dello scontro. E’ l’eliminazione degli attuali limiti alla propaganda elettorale, soprattutto televisiva, a preoccupare Prodi e gli alleati.

Il fatto che sulla par condicio il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, non segua il centrodestra, costituisce una consolazione parziale: ci si avvia a votare armati di diffidenza. Ce n’è molta intorno a quella che l’opposizione chiama «legge salva Previti», e che stravolge i termini della prescrizione: una norma destinata a favorire, fra gli altri, l’ex ministro berlusconiano Cesare Previti. Sembra che l’esame del provvedimento possa slittare di tre settimane. Eppure, c’è chi teme o spera in un blitz. Ma le tensioni lievitano soprattutto sulla par condicio.

E’ bastato l’accenno ad un’«informazione seria ed equilibrata» in un messaggio di Ciampi al festival di cinema e tv, per evocare sbrigativamente un larvato attacco al governo.
In realtà, il testo era stato «vistato» a metà ottobre; e spedito il 19. Prescindeva dunque dalle polemiche degli ultimi giorni, sebbene la questione rimanga cruciale. Resta il fatto che il centrodestra appare deciso a cancellare ogni limite come passo necessario per scongiurare la sconfitta. E gli attacchi al governo nelle trasmissioni in bilico fra varietà e politica sono usati a sostegno dell’abolizione. Casini sembra resistere, ma insospettisce gli avversari e irrita gli alleati.

E’ la conferma della determinazione del governo. La coalizione guidata da Berlusconi vuole cambiare le regole della propaganda prima delle elezioni politiche, previste il 9 aprile 2006. L’unica cosa chiara è che non avrà nessun avallo dall’Unione: il «no» prodiano di qualche giorno fa, ieri è stato ribadito dai Ds. Quanto al Quirinale, in caso di abrogazione forse avrà qualcosa da dire; ma nel rispetto delle prerogative del Parlamento.