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19 Giugno 2008

“Niente guerre” Napolitano guida Walter

Autore: Ugo Magri
Fonte: La Stampa

Il Capo dello Stato esorta Veltroni a pensarci due volte, prima di
troncare per sempre i rapporti col Cavaliere. «Battaglia dura va bene»,
è l’invito autorevole, «però non sia guerra permanente perché un filo
di dialogo va preservato». Concetti che Napolitano illustra di persona
al segretario Pd in un incontro mattutino nello studio alla Vetrata.
Per certi aspetti l’inquilino del Colle è perfino più indignato di
Veltroni: quel modo di procedere berlusconiano con trucchi e sotterfugi
(emendamenti «ad personam» infilati in un decreto che tratta di
sicurezza) meriterà probabilmente una pubblica messa a punto del
Quirinale a vicenda conclusa. E non saranno certo carezze, quelle di
Napolitano a Berlusconi. Ma spingersi al punto di dichiarare chiuso il
confronto, come aveva fatto l’altra sera Veltroni al Tg3, beh, questo
al Presidente sembra un fuor d’opera. Mai dire mai.

Veltroni ascolta
col dovuto rispetto, Napolitano è una riserva di buonsenso. Spiega che
troppe gliene ne ha già combinate il premier (Rete4, immigrazione, ora
lo scontro coi magistrati), oltretutto domani dovrà calarsi nella fossa
dei leoni, l’Assemblea nazionale del Pd, dove gli spiacerebbe subire
processi. Però ammette di essere pure lui preoccupato, il brutto clima
non giova a nessuno, mica il Pd può lanciarsi a inseguire Pancho Pardi
e Di Pietro. A Veltroni il richiamo del Presidente fa, per alcuni
versi, un gran comodo. E’ un freno alle derive girotondiste. Così più
tardi, profittando della presentazione di un libro, mostra di avere ben
recepito: «Faremo quello che è giusto, opposizione dura e seria, ma con
la nostra identità, perché non partecipiamo al ritorno al passato». Se
per caso il Cavaliere fosse disposto a emendarsi, il cambio di rotta
antiberlusconiano tornerebbe in discussione.

Dal Quirinale esce
Veltroni, e chi vi entra? Berlusconi. Napolitano lo riceve a pranzo
sebbene già ci avesse speso insieme due ore faticose il giorno prima.
Intorno al desco presidenziale si accomodano gioviali il capo del
governo accompagnato da sei ministri e dall’immancabile Gianni Letta.
Non si parla che del Consiglio europeo odierno, della maniera migliore
per affrontarlo. Sulla giustizia, nemmeno un cenno. Però intanto si
stempera un altro po’ la tensione. Il Cavaliere torna a casa spargendo
lodi sull’inquilino del Colle: «Con lui non ci sono problemi»,
rassicura i sodali, «Napolitano è un politico accorto, mica come
Ciampi…». Poi, si capisce, lui tira diritto, agli emendamenti «pro
domo sua» non rinuncerà giammai. E’ il modo berlusconiano di concepire
il dialogo, «lo mando avanti se serve a qualcosa, non se mi lega le
mani sulle cose importanti da fare».

La giornata, aperta dai tumulti
di palazzo Madama, col Pd e l’Italia dei valori che lasciano l’aula per
protesta contro gli emendamenti salva-premier, un drammatico
mini-Aventino, improvvisamente si placa. La maggioranza accetta di
trasferire in un apposito disegno di legge quella norma del decreto
rifiuti che accorpa le varie agenzie per l’ambiente. Alla Camera se ne
discuterà con calma, proprio come chiedeva il veltroniano Realacci. E
il Senato si ritrova unanime non solo sul carcere per chi affitta casa
ai clandestini con l’intento di tarne «ingiusto profitto», ma pure
sull’emendamento Pd che nega il gratuito patrocinio dell’avvocato ai
mafiosi.

Il pendolo sembra oscillare di nuovo verso il dialogo. Ma
per sapere se l’intervento del Presidente ha avuto effetto, bisogna
attendere il pomeriggio di oggi, quando si riunirà la Commissione
parlamentare di vigilanza per eleggere il presidente. Veltroni insiste
per Leoluca Orlando, ex sindaco di Palermo, del partito dipietrista. Se
il Pdl desse via libera, lo strappo sulla giustizia sarebbe per metà
rammendato. Ma il pianeta berlusconiano litiga al suo interno. C’è chi
darebbe via libera a Orlando in cambio di un’intesa sulla presidenza
Rai, chi invece voterebbe qualunque esponente dell’opposizione tranne
lui. L’ultima parola, inutile dire di chi sarà.