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6 Settembre 2007

Ma Parisi frena l’Unione «Serve un accordo alto»

Fonte: Corriere della Sera

Vietri — «Ds e Popolari 웹 페이지 자동 다운로드? Irreggimentati, coperti e inquadrati». Da quando i suoi pensieri politici non viaggiano più sulla stessa, identica onda di quelli di Romano Prodi, il professor Arturo Parisi può dire con ancora maggiore libertà quel che proprio non gli piace della politica italiana C 언어 무료 다운로드. Può stroncare sul nascere l’accordo sulla legge elettorale e consegnare al vento freddo che soffia su Vietri la dolorosa convinzione che il Pd stia nascendo sotto la peggiore stella: quella del correntismo e delle lotte identitarie kbFinancial Title.
Gli chiedono se è vero che i parisiani sostengono la Bindi perché Prodi vuole indebolire Veltroni e lui, con quel sarcasmo che dice tutto: «Basta che prenda un ricostituente » gangstar rio apk. Sul palco poi parla di Afghanistan, di Libano e Balcani, quindi prova a far inceppare il dialogo bipartisan sulla riforma del sistema di voto. «I principi su cui la Cdl avrebbe trovato l’accordo sono insufficienti e generici e ahimè nel nostro campo ci sono posizioni, come quelle di D’Alema, che sono precise ma non condivisibili e che sembrano optare per il modello tedesco» 크롬 ts 다운로드. La bocciatura è netta e la controproposta, dati i tempi, è ardita: «Un accordo alto sul sistema francese, accompagnato dal semipresidenzialismo » 독일 불법 다운로드. E se l’accordo alto non si raggiunge? «L’Unione si prenda la responsabilità di azzerare tutto in Parlamento — e cioè il Porcellum — per tornare al Mattarellum» 코어고딕d 다운로드. Sia pure a colpi di maggioranza.
Il finale è tutto sul Pd. Il giornalista Guido Rampoldi gira al padre dell’Ulivo un titolo comparso a luglio su Europa:
«Non faremo prigionieri» Download the app. Parisi sorride e rivela che lui il giornale del suo partito non lo legge: «E non mi sento nemmeno troppo solo, perché so che lo leggono in pochi. Certo, se quel titolo lo avessi visto…» 깔끔한 ppt 무료 다운로드. Avrebbe risposto, il Professore, come i bersaglieri a Sebastopoli che portavano al collo un cordoncino di giunco verde: «Ah, ci impiccate? E noi ci mettiamo direttamente il cappio» Digital the game. Cupa metafora per dire la sua rassegnazione di fronte al riprodursi di vecchie pratiche che lui sperava bandite.
«Quando ci si avvia in nome della novità non si arriva inquadrati, coperti, irreggimentati, è successo e lo dico con rammarico» e qui il colpo è per Rutelli, Marini, Fioroni. Ma il bersaglio grosso sono i Ds, sono Fassino, D’Alema e dunque Veltroni i leader ai quali Parisi rimprovera «l’indisponibilità a presentarsi come persone, ricchi di esperienza e della propria personale libertà».
Dov’è la mescolanza tra le diverse anime? E perché Bersani è stato convinto a ritirarsi? «La decisione del partito di impegnarsi attorno a un solo candidato ha aperto una questione che va risolta». Spartizione, è la parola che Parisi non pronuncia e che gli fa dire, nelle conversazioni con gli amici più stretti, che questo Pd contro Berlusconi non vincerà mai.
Dopo Parisi è stata la volta di Ciriaco De Mita a mettersi di traverso sulla strada del Pd. L’ex premier è arrivato «scortato» da una claque di 300 demitiani accaniti a sostegno della sua volontà di correre in Campania per la carica di segretario del Partito Democratico: «Ciri’ non molla’». Dal palchetto dell’oratorio punzecchia Veltroni, dice che «non si valutano le persone per l’età e il luogo di nascita» e lascia intendere che relegarlo a formare i giovani quadri non sarà facile. E poi, rivolto ad Amato incenerisce Prodi: «Giulià, purtroppo questo governo c’è».
Da Reggio Emilia, invece, Walter Veltroni conferma «pieno sostegno» a Prodi, propone allo Sdi di Enrico Boselli un «patto di collaborazione» e prova a riallacciare il «filo del dialogo» con la Sd di Fabio Mussi.