Il testé dismesso ministro delle Riforme, Roberto Calderoli, nella sua
folgorante carriera ne ha dette e fatte di tutti i colori. Ma una l’ha detta
magnifica: che la sua legge elettorale (ne ha addirittura rivendicata la
stesura), la legge elettorale con la quale dovremo votare tra poco, era una
«porcata». Si potrebbe dire meglio? Per esempio, porcheria? Pensa e ripensa, mi
sono dovuto inchinare a Calderoli; porcata era la parola perfetta, imbattibile.
Ma perché? Porcata e porcheria non sono sinonimi? Di nuovo pensa e ripensa, ho
scoperto che non lo sono, o meglio, che tra le due dizioni esiste una
differenza.
Come è noto, io ho sempre detto male del sistema elettorale precedente, del
Mattarellum. A forza di dirne male forse l’ho anche bollato come una porcheria;
ma mai come una porcata. E ora, grazie a Calderoli, ho anche capito perché. Di
per sé una porcheria può essere soltanto una bruttura, una cosa mal riuscita, il
frutto di un errore: che so, una pasta stracotta, una maionese impazzita, un
quadro di Churchill. Invece la porcata è una vigliaccata caratterizzata
dall’intento di avvantaggiarsi fregando un altro.
Pertanto il Mattarellum è una
porcheria redenta da buone intenzioni (sbagliate), mentre il proporzionellum
calderoliano è anche una porcata: una legge che fa male al Paese soltanto per
fare male a un concorrente elettorale. «Ipse dixit », così disse
Calderoli.
Mi scuso per una disquisizione che può sembrare frivola. Che però
«supporta» una tesi che non è per niente frivola. Questa: che mentre i nostri
passati governi hanno indubbiamente prodotto porcherie (decisioni malfatte o
sbagliate), il lungo governo Berlusconi è invece caratterizzato da porcherie,
che sono anche porcate. E questa non è una differenza da poco.
Sull’ultima legge elettorale non ci piove: la sua natura è confessa. Ma
l’elenco è lungo.
Per la legge Frattini sul conflitto di interessi vale in pieno
la dizione di Calderoli, visto che il suo unico scopo è di consentire a
Berlusconi di farsene beffe. Lo stesso è vero per la legge Gasparri sugli
assetti radio-televisivi, che non ha creato nessun pluralismo dell’informazione
ma che ha salvato la Retequattro di Mediaset (Emilio Fede) e consentito
all’impero mediatico-pubblicitario di Berlusconi di ingrassare a suo piacimento.
Abbiamo poi, scusate se è poco, una nuova costituzione che è una bruttura
(porcheria) intrisa di cattive intenzioni (porcata). Aggiungi le leggi sul falso
in bilancio, la Cirami, la Schifani, eccetera: tutta una sequela di leggi ad
personam variamente salva-Berlusconi e salva-Previti.
Un anno fa pensavo che su queste basi la vittoria del centrosinistra nel
2006 potesse essere una passeggiata. Ma poi Prodi si è impuntato sul programma
(che astutamente Berlusconi gli ha lasciato in esclusiva), e oggi è costretto a
giocare in difesa su come lo pagherà e con quali tasse. Complimenti. Beninteso
Prodi gioca in difesa anche perché i guru gli hanno spiegato che non deve
«demonizzare» l’avversario. Sarà (io non ci credo per niente). Il punto resta
che in Parlamento l’opposizione ha fatto fuoco e fiamme contro tutte le
surricordate leggi vergogna. Ma ora non più, ora non fiata. Allora,
l’opposizione esagerava e mentiva prima, oppure è infrollita e rimbecillita
oggi? Un minimo di coerenza forse non guasterebbe.