2222
11 Novembre 2005

Le carte di Previti

Autore: Giuseppe D'Avanzo
Fonte: la Repubblica

CESARE Previti è coraggioso come il mare è asciutto, il sole è freddo, il buio è illuminatissimo. La menzogna è stata sempre considerata il necessario e legittimo strumento del mestiere del politico e del demagogo: e va bene, chi è tanto sprovveduto da meravigliarsene?

Ma, anche ricordando a se stessi che verità e politica non si sono mai amate, è oltre il limite e la misura l´impudica retorica che ci piove addosso a proposito del «dignitoso, orgoglioso, lineare comportamento di Cesare Previti». Previti il coraggioso. Ecco che cosa mancava nel catalogo delle verità rovesciate dell´éra berlusconiana.


Cesare Previti non è mai stato un uomo coraggioso. Ha sempre vissuto da furbo e da prepotente. Se i processi ci hanno fin qui raccontato qualcosa di lui, avvocato, preferisce trafficare sotto il banco corrompendo il giudice, i giudici.

Non lo si vede mai in un´aula di tribunale. Ha un solo cliente, l´azienda di Silvio Berlusconi. Per proteggerne le fortune (e beneficiarne egli stesso) organizza un network truffaldino che baratta le sentenze con le toghe. Può dirsi coraggioso chi paga l´arbitro e vince la partita contro chi non paga, magari perché crede che esistano regole uguali per tutti?


Imputato, Previti appare subito assolutamente incapace di comprendere anche il significato di «giusto processo», fair trail, letteralmente «processo leale». Una regola del gioco è leale perché vale per entrambi gli attori (accusa e difesa).

Il gioco è leale, il processo è giusto, se entrambi gli agonisti rispettano quella regola. Previti semplicemente delle regole se ne fotte. Le torce, le spezza o le scrive, mai le rispetta.

Tutte le garanzie del processo – imparzialità del giudice, il contraddittorio, la pubblicità, l´habeas corpus, la non presunzione di colpevolezza, la motivazione dei provvedimenti, la durata ragionevole, il diritto all´appello in caso di condanna – che dovrebbero proteggere il merito del processo (ha corrotto i giudici?), nella sua interpretazione di furbo e prepotente, esistono soltanto per preservarlo dall´accertamento dei fatti.

Non prova nemmeno, nonostante le litanie, a dimostrarsi davvero innocente. Il processo non s´ha da fare, e basta. Getta sabbia nell´ingranaggio. Rinvii per legittimo impedimento, nullità, inutilizzabilità, ricusazioni, legittima suspicione.

Se il processo, anche se lentamente si muove, protesta. «Non sono stato in grado di difendermi… Hanno rifiutato di acquisire le prove che mi scagionano… I giudici di Milano sono totalmente privi dei requisiti dell´imparzialità e terzietà…».

Come se non fosse andato in giro per l´Italia, a cercarsi un giudice più gradito, impegnando le procure di Perugia e di Brescia e Corti d´appello e Corti di Cassazione e Corte suprema a sezioni unite e Corte costituzionale e, con la subalternità ancillare e devota del Guardasigilli, ispettori del ministero di Giustizia e Consiglio superiore della magistratura. Coraggioso o soltanto impaurito dalla sue responsabilità e dall´irrilevanza dei suoi argomenti?


Non riesce a scegliersi l´arbitro, purtroppo per lui. Per vincere, decide di cambiare le regole del gioco. Tutte le regole. Il reato. Il processo. La prova. Finanche la carriera del magistrato, così impara.

Questa volta ci viene incontro come politico a braccetto con il suo amico, il presidente del Consiglio. Ditemi, è coraggioso chi da solo si scrive le regole a proprio uso e interesse? Falso in bilancio. Rogatorie. Legge Cirami. Lodo Schifani.

Una ogni anno, dal 2001 ad oggi. Approvate con la massima celerità, dai tre ai quattro mesi, e sempre in coincidenza di un´urgenza processuale, sua o del premier. È coraggioso o soltanto un prepotente?

Quest´anno Cesare Previti aveva bisogno di un´altra legge per tagliare definitivamente la testa al toro e lasciar decadere il reato con la prescrizione. Pare che non ci sia riuscito. Dico, pare perché staremo a vedere come finirà.

Se ha mollato la presa, ha in mente qualcosa o davvero credete che Cesare Previti voglia farsi giudicare «nel merito»? È già pronto un trucco da qualche altra parte. Bisognerà soltanto attendere per scoprirlo.

Coraggioso? No, signori, Cesare Previti è soltanto un bambino prepotente che la vuole sempre vinta.