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28 Dicembre 2005

La sfida di Montezemolo e il fallimento del Cavaliere

Autore: Massimo Giannini
Fonte: la Repubblica

Nel deserto di legittimazione generato dall´uscita di scena di Antonio Fazio, e nel vuoto di prestigio in cui suo malgrado è precipitata la Banca d´Italia, quelle che Luca di Montezemolo ha affidato ieri al “Sole 24 Ore” si potrebbero definire le vere “Considerazioni finali” di questo difficile 2005 Inuyasha Mobile.

Il fastidio con il quale sono state accolte dal centrodestra, alimenta un sospetto e conferma una certezza. Il sospetto è che il leader della Confindustria abbia valicato i confini del suo ruolo di rappresentanza sociale, diffondendo un autentico “manifesto politico” con il quale i famosi Poteri Forti (ammesso che esistano ancora) si candidano alla guida del Paese, o puntano comunque a condizionare pesantemente gli sbocchi dell´eterna transizione italiana Microsoft Windows 10 download. Diciamo subito che questo sospetto, se c´è, è sbagliato. 

Non è escluso che in qualche momento, nel corso della travagliata legislatura che sta ormai per finire, proprio Montezemolo abbia davvero coltivato l´ambizione di “scendere in campo” full song of Zannabi. Non è escluso nemmeno che questa tentazione sia del tutto svanita, e che prima o poi non possa tornare a manifestarsi, in vista della nuova legislatura che sta per cominciare, e che rischia di rivelarsi altrettanto instabile e conflittuale. 

Ma l´analisi del presidente della Confindustria, per quanto aspra nei toni e severa nei giudizi, è pienamente legittima e totalmente condivisibile Deluxe Bible Download. Le prime righe dicono tutto, e lo dicono bene: «E´ passato un altro anno di crescita zero, di perdita di competitività, di difficile controllo dei conti pubblici, di nuovi scandali finanziari…» RoboLab.

Oppure: «Governabilità non significa solo durare più a lungo possibile». Un messaggio chiaro a chi, in questi anni, ha dimostrato un solo assillo: quello di durare, anche un solo giorno di più dei vecchi record di Bettino Craxi Trot free download.

Alzi la mano il temerario o il bugiardo, capace di dimostrare che questa non è la fotografia desolante, ma fedele, della povera Italia. Si capisce che al premier e alla sua maggioranza, adesso, non faccia piacere vedersela sbattuta in faccia con tanta improntitudine proprio dal “quarto partito” (quello dei produttori) che nel 2001 gli assicurò un entusiastico consenso, convinto che il ricchissimo Presidente-Imprenditore avrebbe arricchito tutti gli imprenditori d´Italia Don't mp3. Ma questa è la pura e semplice verità dei fatti.

E per questo, il fastidio di ministri e parlamentari della Cdl conferma anche una certezza. Questa coalizione ha fallito Go app. Il ciclo politico del berlusconismo si chiude lasciando sul campo delusione e dissipazione.

Delusione per i modesti risultati raggiunti, ormai in evidente passivo soprattutto sul versante economico 오토캐드 2016 키젠 다운로드. Dissipazione di un enorme bacino di consensi, ormai in libera uscita soprattutto sul versante “moderato”. In questa chiave, la dura requisitoria di fine d´anno di Montezemolo conclude idealmente l´impietoso “processo” televisivo al quale un altro imprenditore, Diego Della Valle, aveva sottoposto il Cavaliere solo una settimana fa, negli studi di “Porta a porta” 팝송 mp3 다운로드. Senza scrivanie di ciliegio messe generosamente a disposizione da Vespa per stendere improbabili contratti con gli elettori, Berlusconi seduto sulla poltroncina bianca, livido e nervoso,
non era e non è più l´Unto del Signore, ma un Giovanardi qualsiasi. Quel «tu» insistito più volte, quel «Silvio, basta con i foglietti» ripetuto a più riprese, ha desacralizzato per sempre l´immagine messianica che il Cavaliere aveva costruito intorno alla sua persona. Ora Montezemolo completa l´operazione, che non è più solo simbolica, ma anche politica. Non è più solo di forma, ma anche di sostanza. 

Certo, se oggi l´Italia è questa non tutta la colpa è solo della politica. La Confindustria non può chiamarsi fuori dalle responsabilità. Vale per il passato. Non sempre le imprese italiane hanno rappresentato davvero quelle che Montezemolo chiama le «forze della crescita». Non sempre hanno guardato al futuro “senza paura”, e senza chiedere a più riprese che il conflitto sociale venisse oliato dalla cassa integrazione o dall´inflazione, e che la competitività venisse assicurata di volta in volta dalle svalutazioni del cambio, dai sussidi a fondo perduto, dai crediti agevolati. Le “forze del declino” il leader confindustriale ce l´ha anche dentro casa sua. E´ accettabile che nella sesta potenza industriale del pianeta grandi gruppi semi-monopolistici come Enel, Eni o Telecom investano in ricerca quote risibili in rapporto al fatturato, e che l´azienda che continua a spendere di più in innovazione sia proprio la Fiat, con tutti i problemi che ha? Ma
una qualche “chiamata in correo” per Confindustria vale anche per il futuro. 

Se adesso Montezemolo teme giustamente che a causa di una legge elettorale confusa «chiunque vincerà le elezioni avrà enormi difficoltà a governare», perché in questi ultimi mesi non ha schierato con forza la sua organizzazione, a difesa di un maggioritario che fu cavallo di battaglia della Confindustria di Luigi Abete tra il 1992 e il 1993? 

Da qualche secolo – forse addirittura dall´epoca dei mercanti veneziani o fiorentini, come sostiene acutamente un economista di ispirazione cattolica come Gianni Toniolo – l´Italia soffre l´inadeguatezza della sua borghesia produttiva a interpretare l´interesse nazionale, a essere classe dirigente.

Montezemolo, in questi anni, ha avuto il merito di avviare una riflessione autocritica. Ma il percorso da fare è ancora molto, molto lungo.

La stessa Bankopoli di questi mesi, che il presidente di Confindustria giustamente denuncia, ne è una riprova esplicita.

L´aveva capito già un socialista illuminato come Filippo Turati, nel luglio 1923: «Il capitalismo è la borghesia nel suo sviluppo, non già la plutocrazia nei suoi deliri parassitici». Anche l´establishment economico, come quello politico, ha bisogno di una sua “Costituente”.