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31 Ottobre 2006

La frase che manca

Autore: Giuseppe D' Avanzo
Fonte: la Repubblica
È una vecchia pratica. «Cose da navi dei folli», la diceva Franco
Cordero. Abbiamo imparato a conoscerla. Funziona così. Gli avvocati di
Berlusconi, sapientissimi del cavillo, tessitori di espedienti
legislativi prendono tempo in aula. Cercano il rinvio, la via obliqua,
lo sgorbio tra le carte, l´errore formale, il mostriciattolo che può
consentire loro di allentare la pressione in attesa di fulminare il
processo con la prescrizione Winmax half cycle download.
Per la corruzione c´era bisogno di quindici anni per
cancellare il reato. Una legge berlusconiana ha ridotto i tempi di un
terzo. Siamo già al limite della notte, allora. Se Silvio Berlusconi ha
corrotto l´avvocato inglese Davis Mackienze Mills per fargli dire il
falso nei processi milanesi, lo ha fatto per le testimonianze rese dal
legale inglese il 20 novembre 1997 e ancora il 12 dicembre 1998 Download BizPark. Ci
sono allora, poco più di due anni per chiudere il processo se non lo si
vuole morto per sempre. La decisione del giudice di Milano è dunque
obbligata dopo le danze e le stravaganze delle difese.
Scontato, come i lentissimi passi degli avvocati, anche il
coro politico che accompagna la decisione. Come sempre gli strateghi
del Desk Azzurro dello Strepito chiamano alla voce la claque New Vegas Hangul Patch. I
turiferari (Bonaiuti, Chicchitto, Bondi, Schifani … ) con ugola
sincrona salmodiano il verso che l´occasione richiede. Unico, sempre lo
stesso da un decina di anni: giudici sovversivi scavano sotto i piedi
del Cavaliere e lo aggrediscono con «un attacco ad orologeria».

La
stessa litania fu intonata, per questo stesso affare, in dicembre con
l´avviso di comparizione (quella volta l´orologio dei giudici
sovversivi «preparava le elezioni») e ancora nel marzo di quest´anno
(in quest´occasione le lancette mosse delle toghe «volevano
condizionare il voto») horror game.

Ora – nonostante la procura abbia
anche fermato l´inchiesta per rispettare una sorta di tregua elettorale
marzo/maggio – la musica non è cambiata. Se il «teorema» della procura
di Milano era «falso, indegno, impossibile», la decisione del giudice è
un agguato che non ha nulla di giudiziario e molto di politico 페도라 다운로드. Il
copione “azzurro” di sempre. Chi non lo ha mandato a memoria?

Nel rituale can-can politico-mediatico ancora non si ascolta
da Berlusconi, però, la più piatta della dichiarazione, attesa da oltre
un anno. Una cosa del tipo: «Quell´avvocato David Mackienze Donald
Mills è un gran bugiardo!». Conviene ripeterlo, dopo averlo già detto
in un´altra occasione Hong Jin-young loves noting.

Non è trascurabile la circostanza che,
quando si sono messi al lavoro su questo caso, i pubblici ministeri di
Milano a tutto pensavano tranne che a contestare all´ex-premier
l´accusa di corruzione di testimone. Diciamo che hanno sbattuto il muso
contro la notizia di reato quasi per caso. Diciamo che è stata offerta
loro su un piatto d´argento proprio dal testimone Download the dinosaur coloring book.

Le cose vanno così. Il pasticcio lo combina David Mckienze
Mills. È Mills, il testimone, che parla del «regalo di mister B.».
Nessuno se lo aspetta.
Avvocato con ricca clientela in mezzo mondo, ammogliato con
una ministra del governo Blair e con molte protezioni potenti nei
ministeri e nei giornali, Mills sente protette le sue magie finanziarie
quando entra nel suo studio lo Inland Revenue, insomma il Fisco Free video editing. Gli
chiedono conto della sua dichiarazione dei redditi.

Tra
l´altro, gli domandano: ha mai avuto regali o doni? È la domanda per
nulla diabolica che lo manda sorprendentemente nel pallone. Da quel
momento in poi, il grande avvocato non colleziona che passi falsi. Si
precipita dal suo commercialista, Robert Drennan. Si sfoga, racconta
come sono andate le cose e gli lascia sul tavolo una lettera che
riassume gli eventi 진료확인서 다운로드. A un certo punto, c´è scritto: «… Io mi sono
tenuto in contatto con le persone di B. e loro conoscevano la mia
situazione. Conoscevano bene le modalità con cui io avevo reso la mia
testimonianza (non ho mentito, ma ho preso qualche rischiosa
scorciatoia) e come avessi tenuto Mr. B. fuori da un mare di guai (had
kept Mr.B. out of great deal of trouble), se solo avessi detto tutto
quello che sapevo. All´incirca alla fine del 1999 mi fu detto che avrei
ricevuto dei soldi, che avrei dovuto considerare come un prestito a
lungo termine o un regalo 아이언맨 게임 다운로드. 600 mila dollari furono messo in un hedge
fund…».

Ora immaginate Robert Brennan. Se ne sta lì con la bocca
aperta e non crede alle sue orecchie: quello sconsiderato di David gli
sta dicendo di aver ricevuto un regalo per aver truccato le sue
testimonianze in Italia. Peggio, lo scrive nero su bianco. «In quella
dichiarazione (dirà costernato ai pm italiani, Drennan) c´era un
collegamento sufficiente che mi indusse a credere che avessi il dovere
di riportare la questione a Clyde Marklew, funzionario del Serious
Fraud Office, per lasciagli decidere se il collegamento tra denaro e
testimonianze esistesse».

Per avere una conferma che quella
fosse la decisione giusta, Drennan fa leggere la lettera anche a un
socio fiscalista, David Barker. Che dirà ai pm: «Lessi la lettera. Mr.
Drennan mi chiese quale fosse la mia reazione. Glielo dissi e
concludemmo che non c´era altra scelta che riportarne integralmente i
contenuti al National criminal intelligence service (NCSI, l´autorità
inglese antiriciclaggio)».

Che cosa dovevano fare i pubblici ministeri di Milano se non
interrogare Mills? Lo fanno e lo sventurato risponde: «Ho scritto
quella lettera nel quadro di una contestazione fiscale nel Regno Unito.
Dovevo spiegare per quale motivo avevo ricevuto la somma di 600mila
dollari. Non credo che occorrano molte parole: io sono stato sentito
più volte in indagini e processi che riguardavano Berlusconi e il
gruppo Fininvest. Pur non avendo mai detto il falso, ho tentato di
proteggerlo nella massima misura possibile e di mantenere laddove
possibile una certa riservatezza sulle operazioni che ho compiuto per
lui».
Se questi sono i fatti e le testimonianze, è bizzarro che i
turiferari del premier strillino contro il giudice di Milano senza che
Berlusconi lavori alle parole più elementari: «Quel Mills mente!». È la
sola frase che nel pandemonio, ancora una volta, non si ascolta.