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14 Dicembre 2006

L´intervista. Franceschini, Margherita: “Dal lavoro di Fassino un passo avanti per il Partito democratico”

Autore: Umberto Rosso
Fonte: la Repubblica

«Per il Partito democratico è stato un altro passo avanti. Per il
lavoro e l´impegno di Fassino, così come per l´intero dibattito che si
è svolto nel consiglio nazionale ds, non posso perciò che esprimere
apprezzamento. Mi pare sia utile per tutti cercare di allargare al
massimo il consenso, sia all´interno della Quercia che della
Margherita».

Però, presidente Franceschini, il segretario ds non ha convinto gli oppositori interni.
«Rispetto
il loro dibattito, e non è giusto entrare nelle vicende interne. Ma
ormai siamo tutti sulla stessa barca, qualche valutazione è consentita.
L´ho detto personalmente anche a Fabio Mussi: faccio proprio fatica a
comprendere che differenza può esserci fra fare la sinistra della
Quercia e domani del Pd. Sarà una casa grande, e questo di per sé
garantisce spazio per tutti. Non sarà un partito identitario. Perciò
spero che alla fine vengano riconosciuti gli sforzi di Fassino e
D´Alema, così come quelli di Rutelli nella Margherita, per portare il
partito intero dentro il percorso».

Ecco, la Margherita. Gli ulivisti minacciano davvero di disertare il vostro congresso?
«Mai
sentito nulla di simile. Hanno presentato una seconda mozione, ma si
tratta di sfumature rispetto al testo della maggioranza. Entrambi i
testi sono a favore del Pd, a differenza di quel che succede con le
mozioni ds. Spero che nella Margherita si possa arrivare ad un
documento unitario prima di cominciare a contarsi. Se non sarà così,
pazienza, non è un dramma: ci confronteremo nel congresso».

D´accordo sul cambio di passo per il governo chiesto da Fassino?
«Al
di là delle definizioni – fase 1, fase 2 – una Finanziaria di queste
dimensioni ha come conseguenza l´avvio di riforme profonde e
strutturali. Bisogna essere coraggiosi. Per questo l´Ulivo/Partito
democratico che fino ad oggi ha svolto una funzione di stabilità, di
sintesi dovrà chiedere che la coalizione lavori al progetto delle
riforme».

Le contestazioni a Prodi sulla Finanziaria nel frattempo continuano.
«Lasciamo
stare se i fischi siano organizzati a meno, il fatto è che nel paese
c´è un clima di malessere per una Finanziaria percepita come difficile,
si fatica a vederne i contenuti positivi a favore dei precari, le
famiglie, le donne. Ma sono sicuro che le novità verranno percepite a
breve. E dal primo semestre del 2007 dobbiamo far partire le riforme
strutturali».

Sarà un passaggio difficile.
«Quando
si fanno scelte coraggiose, che cambiano profondamente le abitudini di
vita, nei paesi di tutto il mondo all´inizio sono più fischi che
applausi. Pensioni, liberalizzazioni, pubblico impiego, immigrazione:
difficilmente riforme strutturali come queste si fanno fra l´entusiasmo
generale. I benefici per la crescita di tutto il nostro paese però si
vedranno, non subito ma a medio termine. Ognuno faccia la sua parte, e
non affidiamoci ai sondaggi quotidiani».

Fassino ha parlato di una costruzione graduale del partito unico.
«Condivido
il percorso tracciato dal segretario ds. Questo è il momento di
accelerare, e lo dico io che in passato ho invitato alla prudenza sui
tempi. Il punto d´arrivo è il partito nuovo, la federazione non avrebbe
senso. Sarà anche per gradi ma arriviamoci il più presto possibile».

Saranno gli ultimi congressi di Ds e Margherita?
«Per la verità, mi appassiona di più il primo congresso del Pd, entro il 2009, in tempo per presentarci alle elezioni europee».

Ma il leader ds punta sempre ad ancorare il Pd nel Pse, conta di convincere anche la Margherita, sia pure con «pazienza».
«Nessuno
ci perdonerebbe una frenata o addiritittura un fallimento per una
polemica sulle alleanze internazionali. Andiamo avanti. Sarà il nuovo
partito stesso a decidere. Dal cogresso del Pse ad Oporto è arrivato un
segnale di apertura, rispetto al passato. Non è sufficiente, ma bisogna
uscire dagli ultimatum reciproci del tipo “entrate nel Pse oppure
uscite dal Pse”. Costruiamo un centrosinistra europeo, con dentro i
socialdemocratici ma allargato alle grandi famiglie riformiste».