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21 Dicembre 2004

Il tempo scade

Autore: Paolo Franchi
Fonte: Corriere della Sera

Dunque, niente lista unitaria dei riformisti della Gad, o come si chiama adesso, alle regionali d’aprile: e poco importa se, nelle regionali del giugno scorso, più del 30 per cento degli elettori (non tantissimi, certo, ma neanche pochi) aveva votato per una lista siffatta, presentata come una svolta di portata se non proprio storica, quasi. Non sarà una notizia bomba, e nemmeno una particolare novità. Si potrebbe anzi dire che un simile esito era scontato da tempo; e che da altrettanto tempo erano state spente (sempre che, in precedenza, si fossero mai davvero accese) le speranze e le passioni suscitate dall’annuncio dell’imminente unità dei riformisti. Ma proprio questo è il punto: il fatto che un disastro sia larghissimamente annunciato non lo rende affatto meno disastroso. Anzi. Riunione nervosa Sì, e anche molto di più. Proprio per questo impressiona la paradossale concordia con la quale i partiti e i gruppi della Federazione dei riformisti dell’Ulivo hanno preso atto, nervosismi a parte, dell’insanabile discordia che regna tra loro. E’ vero che una cosa è il Listone, una cosa la federazione unitaria. Ma ieri non si è registrata solo una grave difficoltà: si è formalizzata la crisi di un progetto. Di un progetto, sarà bene non dimenticarlo, fortemente voluto da Romano Prodi, che al suo ritorno in Italia ha anche cercato di rilanciarlo in extremis, nonostante il tempo, politicamente parlando, fosse ormai scaduto da un pezzo. E’ quindi in primo luogo Prodi, il campione dell’Alleanza, ad aver subito una sconfitta grave. Lo sa, è amareggiato, preannuncia una riflessione impietosa (quanto impietosa). Ma con lui hanno subito un colpo tutti. Anche quei leader politici (della Quercia e non solo della Quercia) che, per amore o per calcolo, in quel progetto unitario si sono identificati, e che non hanno saputo o potuto sostenerlo sino in fondo. Se nel nostro futuro prossimo neanche il più ottimista degli indovini può trovare traccia d ella nuova forza politica riformista, partito unico o no poco importa, sulle cui magnifiche sorti si è almanaccato per mesi, la colpa non può essere solo di Francesco Rutelli e di Franco Marini, che la loro ostilità a una simile prospettiva la hanno sempre apertamente dichiarata e indefessamente praticata. Una strada si è chiusa, anzi, è stata chiusa: Il centrosinistra farebbe bene a chiedersi molto seriamente, e molto in fretta, perché il tempo stringe, e ne ha perso già troppo, se sia possibile riaprirla, o se occorra, in extremis , individuarne un’altra, sempre che esista. E a confrontarsi apertamente – ciascuno nel proprio partito e tutti insieme – con la propria gente. E’ lecito dubitare che ne abbia la capacità e la forza. Ma, qualora non riuscisse a trovarle, sarebbe difficile dare torto a Massimo Cacciari, il più lucido dei suoi nel giudizio: il centrosinistra questo spettacolo rischia di pagarlo molto, molto caro, alle elezioni regionali, e anche alle politiche. Perché sembra si stia industriando a perderle entrambe.