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12 Ottobre 2005

Il boomerang delle primarie

Autore: Augusto Minzolini
Fonte: La Stampa

C’è un’incongruenza evidente tra la nuova legge elettorale (sempreché sia approvata) e l’ultima novità partorita dalla fantasia della politica italiana, le primarie. Anzi, diciamoci la verità, queste ultime nel nuovo scenario non hanno senso, per non dire che sono controproducenti. Addirittura vanno contro la logica politica di chi ne è il massimo assertore, almeno nella maggioranza di governo, Marco Follini.


Lo «schema» che è alla base della linea dell’attuale segretario dell’Udc, infatti, è più o meno questo: c’è una parte dell’elettorato moderato che è disposto a votare il centro-destra ma non vuole più Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. Le primarie quindi dovrebbero servire a mettere in discussione la leadership del Cavaliere. Ebbene, un discorso del genere non sfrutta le potenzialità del proporzionale.

Basta farsi due conti. Le «primarie» considerando i rapporti di forza attuali confermerebbero probabilmente la premiership di Berlusconi. In questo caso quella parte dell’elettorato moderato che non vuole Berlusconi, e di cui Follini vuole essere il portavoce, non avrebbe più una rappresentanza, sarebbe messa nella condizione di votare Prodi, o di astenersi.


La legge che è in discussione in Parlamento, invece, offre un’altra possibilità: nel nuovo sistema i leader dei partiti della coalizione possono presentarsi in tutte le circoscrizioni del Paese, cioè Berlusconi, Fini e Casini possono candidarsi a Palermo, come a Roma e a Milano. E sicuramente lo faranno.

Così votando per un partito gli elettori voterebbero anche per una leadership. Per cui se An o l’Udc ottenessero un risultato eclatante presentandosi in tutta la penisola con il viso di Fini o di Casini e, magari, superassero in consensi Forza Italia, è evidente che la premiership del Cavaliere verrebbe messa in discussione.


Risultato: la scelta che dovrebbe essere affidata nelle primarie ad un corpo elettorale dalla legittimità «incerta» sarebbe nei fatti espressa direttamente dagli elettori. Per di più la coalizione di centro-destra, rimandando questa decisione al voto, avrebbe una capacità di rappresentanza più larga, potrebbero riconoscersi in essa sia i fans del Cavaliere, sia i suoi detrattori in una competizione virtuosa che andrebbe a beneficio dell’intera coalizione.

Insomma, sarebbe una coalizione ad ampio spettro di rappresentanza, a differenza di un centro-sinistra che dopo le primarie di domenica prossima si ritroverà ingessato sulla leadership di Prodi. Ed è inutile aggiungere che anche su quel versante non tutti sono amanti della “gerontocrazia”.