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27 Gennaio 2006

Guido Rossi, il preside dei capitalisti

Autore: Francesco Manocorda
Fonte: la Stampa

L’uomo che guardava passare i capitalisti – per parafrasare il suo adorato
Simenon – ha molte case, ma un solo indirizzo professionale: via Sant’Andrea 2,
pieno cuore di Milano. E’ là che da decenni, sotto lo sguardo vigile della
signora Silvana, bussano i grandi nomi dell’industria e della finanza quando – e
ultimamente accade più spesso del solito – hanno bisogno di Guido Rossi, maestro
del diritto societario, una lunga carriera in Bocconi, presidente della Consob,
senatore indipendente per la Sinistra Indipendente, presidente di garanzia di
Stet come di Montedison e un bel po’ di cose ancora. Ma oggi, oltre a quanto
appena elencato, il professor Rossi sembra aver assunto anche un altro ruolo:
quello di una sorta di preside nell’indisciplinatissima scuola del capitalismo
italiano. Un preside davanti alla cui porta finiscono per mettersi in fila quasi
tutti i nomi che contano – non solo quelli nostrani – per difendere le proprie
ragioni e rivendicare i torti subiti, e che talvolta vede entrare nel proprio
studio anche un discolo ravveduto. E’ successo così -narra la versione a metà
tra cronaca e leggenda – con un «pentito» della Banca popolare italiana che gli
arrivò lo scorso anno raccontando le manovre oscure fatte a Lodi per rastrellare
azioni Antonveneta. Quello parlò, il professore ascoltò e agì di conseguenza. Il
resto – dall’arresto di Gianpiero Fiorani alla vittoria degli olandesi di Abn
Amro che proprio a Rossi si erano rivolti per avere soddisfazione nella
battaglia con Lodi sull’Antonveneta, fino alla caduta del Governatore Fazio – è
già storia.

Così adesso, ad un esame sommario dell’agenda del professore compaiono,
oltre alla pratica Antonveneta prontamente esperita, le seguenti voci: le
trattative per sistemare la quota Rcs che Stefano Ricucci ha dato in pegno alla
Popolare di Lodi, svolta in rappresentanza dello stesso patto di sindacato Rcs,
ovvero quindici azionisti che vanno da Mediobanca alla Fiat, da Banca Intesa a
Ligresti e che a voler essere sbrigativi ma non inesatti si potrebbero definire
il Gotha della finanza nostrana; il fascicolo Bnl che di recente gli hanno messo
sul tavolo gli spagnoli del Bbva dopo aver visto l’efficacia di Rossi con i
colleghi olandesi; da ultimo – la notizia è di martedì – l’esame che gli ha
chiesto Marco Tronchetti Provera di eventuali movimenti di Borsa fatti da Chicco
Gnutti e soci prima della vendita della quota Olivetti al gruppo Pirelli e delle
loro implicazioni giudiziarie. Un preside che ama ed è riamato dai «poteri
forti», verrebbe da dire, se non fosse che questa definizione provoca
inevitabilmente nel professore una sonora risata. Sulla forza di quei poteri che
a lui si rivolgono, infatti, ha opinioni ben precise che del resto non nasconde
anche nella sua attività di saggista, sempre pronto a vivisezionare in modo
impietoso certe patologie che sembrano diventate fisiologia del nostro sistema
finanziario.
Ma disegnare un Rossi chiuso nel suo studio tra codici e statuti non
farebbe proprio giustizia a quello che è un intellettuale a tutto tondo, grande
intenditore di pittura e musica, e che proietta una personalità multiforme anche
in una molteplicità di interessi e di residenze. Casa in piazza Castello a
Milano, appena sopra la dimora di Umberto Eco, in quello che rischia di essere
il condominio con il più alto QI d’Italia, residenze sparse appunto dal
piacentino (con piscina olimpionica, il nuoto è una sua grande passione), alla
grande villa tonda disegnata da Cini Boeri alla Maddalena, fino alla casa di
Venezia. A Milano gli si conoscono poche ma forti amicizie: l’architetto Gae
Aulenti, l’editrice Rosellina Archinto e il giornalista del Manifesto Bruno
Perini che un paio d’anni fa quando suo zio Adriano Celentano ebbe bisogno di
consulenza legale non esitò a far varcare anche a lui la soglia di via
Sant’Andrea. E poi lavoro e cultura in quantità e qualità inimmaginabili per la
maggior parte dei comuni mortali: biblioteca d’arte sterminata, passione
soddisfatta per Canaletto e Tintoretto, ma anche per Carrà di cui possiede una
tela celebre come «I funerali dell’anarchico Galli». Per la letteratura si va
dai classici a Simenon per l’appunto, a Proust, scoperto e molto amato in età
matura.
Come ha scritto Ugo Bertone sul Foglio, il professore «ha saputo servire i
potenti senza mai diventarne servo, Ha avuto al forza di dire dei no difficili
senza fare la figura del Don Chisciotte. Ma più di tutto ha saputo quasi sempre
uscir di scena al momento giusto». Così spesso lui se ne va – successe in Consob
dopo appena tre mesi, o in Telecom perché no ne condivideva la governance – e
poi sono gli altri a cercarlo.
È successo di recente a Massimo D’Alema, con il quale il professore aveva
rotto nel ’99, all’epoca della prima Opa su Telecom, con la celebre e corrosiva
battuta su palazzo Chigi ». Dissidio superato tre settimane fa con cena
riparatrice nella casa milanese tra il presidente dei Ds, Rossi e sua moglie. E
anche dietro l’ultimo incarico di Tronchetti, relativo proprio a Telecom, c’è
una frattura sanata: quella che oppose il professore al presidente della Pirelli
nel 2000, all’epoca della stratosferica stock option per la cessione delle fibre
ottiche alla statunitense Corning. Tutto alle spalle, quando c’è da fare ordine
si torna dal preside.