2222
15 Novembre 2005

Governo tra i due fuochi di enti locali e Consulta

Autore: Massimo Franco
Fonte: il Corriere della Sera

Il centrodestra bolla come «politicamente strumentale» la sentenza di ieri
della Corte Costituzionale sui tagli alle spese per gli enti locali: per
qualcuno, è una conferma dei sospetti di Palazzo Chigi su una Consulta ostile
alla maggioranza. L’impressione è che il governo non se l’aspettasse. Ma
l’effetto immediato della decisione è di proiettare un’ombra di precarietà sulla
legge finanziaria; e di offrire un’arma polemica all’opposizione. L’Unione, che
ha in Regioni, Comuni e Province la colonna vertebrale del proprio potere,
chiede di fermare una finanziaria «incostituzionale».

Giulio Tremonti, imperturbabile, replica che «se c’è da modificare qualche
parola, volentieri»; ma nulla più. A suo avviso, la decisione della Corte
sarebbe solo «la prova ulteriore che serve il federalismo fiscale». La sentenza
giudica illegittimi i limiti imposti nel 2004 dallo Stato alle spese delle
autonomie locali. Dunque, per Tremonti avrebbe un «impatto zero» sulla
finanziaria del 2006: basterà che il governo indichi quanto regioni e comuni
debbono risparmiare, senza entrare nel dettaglio. Nella maggioranza, però, non
sembrano tutti tranquilli come il ministro dell’Economia.

E non tanto perché il suo minimalismo è contraddetto da Romano Prodi, per
il quale «se il principio vale per l’anno scorso vale anche per quest’anno». A
materializzarsi è il pericolo di una rivolta fiscale, e non solo. Il presidente
della Regione Toscana, il diessino Claudio Martini, già minaccia di
«disubbidire» al governo, se la finanziaria non verrà riscritta: e proprio nei
giorni in cui il centrodestra sta per approvare la riforma federalista. Il
paradosso a cui si assiste è quello di un’Unione dichiaratamente ostile alla
«devolution»; ma messa in condizione, adesso, di accusare la coalizione
berlusconiana di «centralismo».

Il segretario dei Ds, Piero Fassino, si affretta a sottolineare: «La Corte
dice che si è fatta una politica mortificante verso le autonomie e
incostituzionale. Non è poco». Non solo. Mentre gran parte del governo attacca
la Consulta, la Lega non si scalda più di tanto. Anzi. Nell’ottica del partito
di Umberto Bossi, le spese degli enti locali tagliate unilateralmente a Roma
vanno condannate in nome del federalismo fiscale. Ma Palazzo Chigi non può
sottovalutare l’impatto politico della decisione; né dimenticare lo scontro
annoso che si trascina fra Consulta e maggioranza.

Da tempo il centrodestra vive con insofferenza la bocciatura dei
provvedimenti governativi. Tende a vedere le sentenze della Corte non come
raccomandazioni a legiferare con più attenzione, ma come riflessi di un
pregiudizio. Anche i tre giudici di nomina presidenziale scelti da Carlo Azeglio
Ciampi giorni fa, sono stati accolti con freddezza. Il fatto che a guidare la
Consulta oggi sia una stimata personalità di destra, non attenua le diffidenze.
Così, non è escluso che definendo «politicamente strumentale» la decisione presa
ieri, gli uomini del premier si preparino ad un nuovo conflitto istituzionale:
stretti fra enti locali e Corte.