Sarebbe stato molto meglio se fosse stata colta l’occasione
offerta dalla vittoria elettorale dell’Ulivo nel 1996 e dai collegi uninominali.
Fossero state opportunamente attivate, dai dirigenti di partito e dai
parlamentari, le previste convenzioni di collegio, un partito dell’Ulivo avrebbe
potuto gettare le radici.
A prescindere da qualsiasi, differenziatissimo,
giudizio di valore su questi due partiti, appare evidente come il sistema
istituzionale e la crisi dei rispettivi sistemi politici abbiano offerto
notevoli opportunità ai fondatori di quei partiti che le hanno sfruttate, nei
limiti delle loro capacità e delle loro visioni, con non limitato
successo.
Non soltanto in Italia le
fusioni di vertice non hanno mai avuto sufficiente successo; anzi, spesso, hanno
ricondotto i contraenti allo stato precedente la fusione senza nessun vantaggio
per il loro seguito e le loro organizzazioni.
Ce ne sarebbe abbastanza per suggerire di lasciare perdere almeno
fintantoché il centro-sinistra vittorioso non ristabilirà un adeguato sistema
elettorale maggioritario, magari a doppio turno francese, come ha promesso
Massimo D’Alema, che prendiamo in parola.
Non confonderei neppure gli
elettori delle primarie, per quanto siano stati davvero molti, ben al di là dei
bizzarri calcoli di studiosi evidentemente non abbastanza preparati che non
sanno che nelle primarie tipicamente votano moltissimi elettori non iscritti ai
partiti, con la base effettiva di un nuovo, al momento imprecisato, partito.
Tuttavia, da quegli elettori «primari» è opportuno ripartire perché il messaggio
che hanno lanciato con la loro partecipazione e il loro ampio sostegno a Prodi,
è anche un messaggio di unità fra i partiti di centro-sinistra e di
disponibilità ad agire in questo senso.
Cosicché, chi davvero vuole iniziare un
percorso di costruzione metodica e sistematica di un partito che vada oltre le
vecchie, oramai pallidissime, identità e che sappia, invece, esplorare vie
nuove, ma non avulse da quanto già si fa in molte sinistre occidentali, deve
effettivamente fare leva su quegli elettori.
È, invece, probabile che
quegli elettori, le loro reti di relazioni, le loro associazioni vorrebbero
partecipare attivamente alla selezione di almeno la metà di quei candidati con
il metodo, oramai sperimentato e bisognoso soltanto di alcuni aggiustamenti
tecnici, rapidamente fattibili, delle primarie nelle circoscrizioni regionali.
Allora, lasciamo le evanescenti convergenze/opposizioni ideologiche lontano da
un’elaborazione che deve essere politica. Un nuovo partito nascerà se gli
elettori del centro-sinistra avranno modo di confrontarsi con i dirigenti e di
partecipare attivamente e incisivamente alla selezione dei rappresentanti
parlamentari.
Fatta l’unità possibile a livello di circoscrizione elettorale, ci
saranno le basi per fare crescere un progetto che, a quel punto, apparirà
giustamente ambizioso, ma credibile e attuabile.