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29 Marzo 2006

Dal Kapò alla finlandese sedotta, ecco il mondo visto da Arcore

Autore: Filippo Ceccarelli
Fonte: la Repubblica
E vabbé, i cinesi bolliranno pure i bambini. Ma attenzione: «Lavora con me
un turco che fa l´impalatore da sette generazioni…». Così disse, per la gioia
dei rapporti con Ankara, il presidente Berlusconi nel marzo del 2002. Un anno
prima di prodursi in un temerario baciamano alla sposa del figlio del premier
Erdogan, gesto che da quelle parti equivale a una specie di sconcezza 스크래치 프로그램 다운로드.

I possibili oggetti dell´impalamento erano comunque dei tecnici della
Protezione civile italiana cui il Cavaliere aveva simpaticamente intimato di
fargli fare «bella figura» quando si sarebbe firmata la Costituzione europea.
Allorché le trattative su quel testo si arenarono, durante un vertice piuttosto
teso, il Cavaliere propose agli altri capi di stato e di governo di «alleggerire
un po´ il clima»; e sfoderato il consueto sorrisone propose: «Parliamo di calcio
e di donne» Box net. Quindi rivolto a Schroeder: «Tu, per esempio, Gerhardt, che hai
avuto quattro mogli, cosa ci puoi dire delle donne?».
Il silenzio glaciale che non di rado si condensa attorno a lui in queste
circostanze non ha mai scoraggiato Berlusconi dal forzare le antiche cautele
della diplomazia. Perciò in questi indimenticabili cinque anni l´evocazione
degli orrori cinesi e dei supplizi turchi si è equamente alternata con i più
vari e anche fantasiosi spropositi a sfondo confidenziale e perfino erotico altibase 다운로드. Per
cui il riferimento al «kapò», scagliato addosso al deputato tedesco Schultz che
l´aveva contestato nell´aula di Strasburgo, finisce per intrecciarsi nell´album
dei ricordi internazionali del berlusconismo con la rivendicazione di un numero
imprecisato ma consistente di fidanzate francesi. Così come l´intemerata sulla
civiltà islamica, definita «inferiore» e «ferma al 14000»; o la valutazione su
«quei quattro beduini di Al Qaeda» dopo la strage di Madrid, si confondono con
il trionfalismo dell´attempato, ma sempre valido play-boy che è riuscito a
entrare nelle grazie della presidente finlandese Taria Halonen per ottenere a
Parma l´Agenzia europea per l´Alimentazione samsung voice notes.
Fu questo della seduzione della ignara signora Halonen l´episodio per così
dire terminale di una risoluta escalation che portò il presidente del Consiglio
a definire la Finlandia «buona solo per i surgelati, l´aringa affumicata, la
renna marinata e il pesce baltico con polenta». A tutto ciò, prima che quel
governo chiamasse l´ambasciatore italiano a dare delle spiegazioni e prima che
associazioni di consumatori si proponessero di boicottare i prodotti italiani,
Berlusconi contrappose la maestà del culatello 액자 이미지 다운로드.
E´ ben strano il mondo, visto dalla villa di Arcore o da Palazzo Grazioli.
«Arafat – ha detto una volta – mi ha chiesto di dargli una tv per la striscia di
Gaza. Gli manderò Striscia la notizia». Felice per l´accoglienza riservatagli in
Albania, ha ritenuto di dover corrispondere con un´altra consimile promessa:
«Manderò qui la Rai a riprendere le vostre magnifiche coste, così gli italiani
verranno in vacanza» Excel Add-in. Una tv era stata promessa anche in Afganistan. Partì pure
Sgarbi, dopo la guerra, ma laggiù evidentemente hanno altre priorità.
Ancora più strano è il modo in cui Berlusconi intende il suo ruolo di
interprete degli interessi nazionali. Del Cavaliere si è scritto che è un
«divino» gaffeur perché dice la verità, senza ipocrisie. Prestigiatore del
virgolettato e artista delle barzellette, gliene scappano in effetti di
rischiosissime: «La sapete quella del negro che cerca una pensione a Rimini?» lh-cds.
Ma il vero problema, come ha scritto una volta l´ambasciatore e scrittore Sergio
Romano, è che nelle relazioni internazionali quando si dà un calcio, si resta a
lungo con la gamba alzata a mezz´aria. Per questo, prima ancora di mostrarsi
sinceri, i titolari della politica estera devono essere sorvegliati e ancora di
più guardarsi dalle improvvisazioni internet video link.
Sotto questo aspetto l´esempio del presidente del Consiglio è stato davvero
letale. Gli insulti anti-tedeschi del sottosegretario Stefani, la maglietta
anti-islamica di Calderoli e la polemica di Giovanardi sull´eutanasia «nazista»
vigente in Olanda si configurano come «berlusconate», con l´aggravante della
mancanza del dovuto copyright. Nella gaffe il Cavaliere appare infatti
insuperabile, ma poi ci sa anche fare. «Pensa di essere un incrocio tra De
Gaulle e Churchill – l´ha fulminato Montanelli – e il guaio è che ci crede» Java free download.
Anche quando risulta un po´ bauscia, non sa, non capisce o, come capita a tutti,
si confonde.
Un giorno s´è inventato che i soldati italiani avrebbero avuto una qualche
funzione nei porti della Libia. Un altro giorno ha fatto riferimento a uno
Stato, l´«Estuania», che non esiste proprio. Un terzo giorno, a Ryad, in un
empito di egocentrismo ha lasciato capire di essersi intossicato in un pranzo
ufficiale php curl file. «Dopo l´Arabia Saudita – ha poi detto senza preoccuparsi che i suoi
ospiti si sarebbero potuti offendere – mangio solo riso in bianco».
Cibo e «femmine» paiono costituire, insieme ai più raccapriccianti
stereotipi esotici e alla pacca sulla spalla con i colleghi, la chiave di volta
della specialissima politica internazionale di Berlusconi. Passi per la
telefonata ad Aida Yespica, con tanto di passaggio del cellulare al leader
venezuelano Chavez. Passi già meno la battuta sull´amore per il popolo
brasiliano e in particolare per le sue ballerine che qualcuno ha creduto di
sentire da un assai ilare Cavaliere in un incontro bilaterale. Ai limiti
dell´indecenza il consiglio ammiccante ai giornalisti, nel corso di una visita
di Stato a Budapest, di farsi dare dal premier ungherese «qualche buon
indirizzo».
In questo contesto, è accaduto che bolliture di bambini e impalamenti di
adulti, indelicatezze protocollari e pretesi corteggiamenti abbiano riempito per
almeno un quinquennio l´immagine e in fondo la vita stessa dell´Italia e degli
italiani. Nella ricca e straniante aneddotica del berlusconismo international
non manca un appello al «Consiglio Superiore» dell´Onu – neanche fosse quello
della Magistratura italiana, con sede a Palazzo dei Marescialli. Trascurare che
a New York c´è piuttosto un «Consiglio di Sicurezza» non sembra in effetti il
miglior viatico per un personaggio che potrebbe aspirare alla Segreteria
Generale delle Nazioni Unite. Ci sarebbe, in quel caso, la questione del voto
della Cina, che al momento non pare esattamente garantito.