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21 Novembre 2005

Chiti: non accetteremo processi giacobini «Così è a rischio il progetto di unificazione»

Autore: Roberto Zuccolini
Fonte: Il Corriere della Sera
ROMA – Arturo Parisi crede che Margherita e Ds continuino a frenare su
primarie e soggetto unico. Che cosa ne pensa il coordinatore della Quercia
Vannino Chiti?
«È strano questo modo di ragionare, paradossale. Si afferma anche che i
partiti sono un mezzo e non un fine. Ma è ovvio: altrimenti, solo per fare un
esempio, noi non saremmo mai passati dal Pci al Pds e poi ai Ds». Ma Parisi
sembra impaziente.

È d’accordo sulla necessità che i partiti debbano avviare subito un
processo di scioglimento?
«Non è tanto uno scioglimento quanto un mettere insieme diverse anime. E
poi non sono d’accordo a fare incontrare solo i riformisti che militano tra
socialisti, cattolici e liberaldemocratici. Quelle cose sono state già fatte:
occorre aggiungere l’ecologismo, i diritti civili e la liberazione della donna».

Il sospetto è che non avete tanta voglia di fare il partito democratico. La
prova sarebbe nel fatto che il documento finale del consiglio nazionale diessino
non parla di gruppo parlamentare unico.

«Si vede che non ha letto bene il documento: abbiamo scritto che sosteniamo
la lista unitaria alla Camera e approviamo la relazione di Fassino che chiede di
costruire, dopo le elezioni, un’organizzazione unica sia a Montecitorio che a
Palazzo Madama».

E allora qual è il problema?
«Bisognerebbe chiederlo a Parisi. C’è nel suo pensiero una costante con
giudizi del tipo “i partiti esistenti sono tutti bande di oligarchi che frenano
il rapporto con la società civile”. Con la conseguenza che “bisogna distruggerli
il più rapidamente possibile”. Si tratta, francamente, di un ragionamento
inaccettabile».

Parisi è convinto che i partiti siano un freno al rapporto con la società
civile.
«E anche questo è un ragionamento sbagliato. Se alle primarie di Prodi sono
andate 4 milioni di persone è perché si sono mobilitati 100 mila volontari di
tutte le forze politiche. Non possiamo costruire la nuova formazione solo con la
società civile: occorre coinvolgere i militanti degli attuali partiti.
Altrimenti si rischia di costruire un castello di carte».

Quale strada suggerisce?
«Si avvii, dopo le elezioni, un processo costituente che abbia nella
Margherita, nei Ds e in Prodi i soggetti principali, ma non sufficienti. Occorre
discutere di valori e contenuti. E, insieme, non da soli, fissare le regole che
devono reggere il nuovo partito. Finiamola con il solito ritornello della
contrapposizione tra partiti e società civile: è una cultura del sospetto che
non porta da nessuna parte. E comunque una cosa deve chiara: non accetteremo che
vengano messi in piedi processi giacobini con l’obiettivo di distruggere
l’esistente per ripartire da zero. Altrimenti…»

Altrimenti?
«Si alimenteranno divisioni proprio nei giorni in cui si dovrebbe parlare
dell’unità ritrovata tra Prodi, Rutelli e Fassino».

Ma se i problemi esistono non è bene che emergano?
«Sì, ma non vorrei che si perdesse di vista l’obiettivo principale che è
quello di vincere le prossime politiche. Stiamo attenti perché non è scontato:
la destra farà di tutto per prevalere. E se dovessimo perdere, oltre al danno
per il Paese, ci sarebbe un inevitabile blocco anche del processo unitario nel
centrosinistra».

Eppure gli argomenti non mancano, a partire dalla disputa sul finanziamento
della campagna elettorale di Romano Prodi.
«Non continuiamo a farci del male. Si vedano i rispettivi tesorieri e si
trovi una soluzione unitaria. Punto e a capo. Poi pensiamo ad altro. Prima di
tutto a rafforzare l’identità della lista unitaria: se non va più che bene
saranno problemi per tutto il centrosinistra».

Roberto Zuccolini