1 Dicembre 2005
Il contratto non onorato dal Cavaliere
Autore: Claudio Rinaldi
Fonte: la Repubblica
Eccoli. Si possono finalmente contemplare, sui muri delle città e nel sito
di Forza Italia, i nuovi manifesti 6×3 di Silvio Berlusconi. Segnano l´avvio
dell´ “operazione verità” voluta dal premier in vista delle elezioni di
primavera.
Ma occorre chiedersi: sono all´altezza della sua fama di Grande
Comunicatore? Gli garantiscono il recupero della popolarità perduta?
La prima
impressione è negativa; per le vistose pecche stilistiche e ancor più per i
contenuti, che si esauriscono nella pedante rivendicazione di un merito assai
dubbio.
Vediamo innanzitutto gli aspetti formali. L´immagine è quella classica di
Berlusconi, un abito grigio che sorride; la testa, però, appare tagliata alla
sommità della fronte, quasi a nascondere un trapianto di capelli dall´esito
deludente.
Lo sforzo di personalizzazione del messaggio è tale che manca ogni
riferimento al simbolo del partito azzurro, implicitamente giudicato poco
attraente.
La scritta, “Stiamo mantenendo tutti gli impegni! …e andiamo
avanti!”, sorprende per la sua goffaggine: le frasi, una composta in carattere
tondo e l´altra in corsivo, sono malamente appiccicate; e due punti esclamativi
in una manciata di parole sono decisamente troppi, mentre i tre puntini di
sospensione risultano fuori posto in un annuncio che vorrebbe essere lapidario.
Nel guardare, si respira una buffa aria di dilettantismo. Niente a che vedere
con la scientifica immediatezza degli slogan del 2001, “Meno tasse per tutti” o
“Pensioni più dignitose”.
Consideriamo poi le questioni di sostanza. È strano che Berlusconi punti
ancora sull´autoelogio: lo fece già nella campagna per le europee del 2004, con
una serie di poster che davano i numeri delle sue presunte realizzazioni, ma i
risultati furono disastrosi:
Forza Italia perse ben otto punti percentuali
rispetto a tre anni prima. Per un politico è sempre rischioso basare la
propaganda sull´esaltazione delle passate gesta. Se un elettore si sente
insoddisfatto di lui, non sarà certo qualche raffica di autoapplausi a fargli
cambiare idea.
I rischi si moltiplicano quando il politico, nel tracciare un bilancio
trionfalistico del proprio operato, calpesta la realtà, esponendosi a
confutazioni fin troppo facili. E questo sembra proprio il caso di Berlusconi.
Nei manifesti or ora affissi egli afferma di aver onorato un pezzo di carta che
cita espressamente, il Contratto con gli italiani del 2001, ma i dati dimostrano
che non è vero.
Perfino un giornale sempre benevolo con il Cavaliere, il “Wall
Street Journal”, il 21 aprile scorso è stato costretto a prendere atto delle
gravi inadempienze: “Gran parte della piattaforma elettorale rimane sul tavolo
di progettazione”, c´è “un record di inefficacia e immobilità tinto da scandali
personali”.
Basta esaminare lo stato di attuazione delle cinque promesse
contenute nel Contratto, una per una.
1) Berlusconi si impegnò a introdurre un´Irpef con due sole aliquote, «23
per cento per i redditi fino a 200 milioni di lire» e «33 per cento per i
redditi sopra i 200 milioni». Nulla di ciò è successo: le aliquote sono ancora
quattro, la più alta è addirittura del 43 per cento.
2) Ai sensi del Contratto, avrebbe dovuto verificarsi «una forte riduzione
del numero dei reati rispetto agli attuali tre milioni». Nessuno l´ha vista.
Secondo l´”Annuario” Istat appena uscito, al contrario, i reati per i quali si è
iniziata l´azione penale, che nel 2000 erano 2.533.000, con i governi di
centrodestra sono aumentati: se ne sono contati 2.879.000 nel 2001, 2.842.000
nel 2002, 2.890.000 nel 2003. Se ci si limita ai soli delitti denunciati dalle
forze dell´ordine anch´essi sono saliti, passando da 2.163.000 nel 2001 a
2.231.000 nel 2002 a 2.456.000 nel 2003. Il dispiegamento dei fantomatici
poliziotti di quartiere non pare aver prodotto effetti.
3) L´«innalzamento delle pensioni minime ad almeno un milione di lire al
mese», invece, c´è stato. Però ha riguardato soltanto un quarto degli assegni
più bassi, giacché chi aveva meno di 71 anni non ha ricevuto neanche un euro.
Eppure nel Contratto non si prevedevano discriminazioni in base all´età.
4) Al mondo del lavoro Berlusconi assicurò, testualmente, il «dimezzamento
dell´attuale tasso di disoccupazione». Quel tasso, in calo già durante i governi
dell´Ulivo, nel maggio del 2001 era del 9,6 per cento; a fine legislatura
avrebbe dovuto ridursi al 4,8. In realtà non è mai sceso sotto il 7,5 per cento,
ed è matematicamente impossibile che lo faccia in tempo utile.
5) Più difficili sono i calcoli a proposito della realizzazione di
infrastrutture. Il Cavaliere promise l´«apertura dei cantieri per almeno il 40
per cento degli investimenti previsti dal Piano decennale per le grandi opere».
Il Piano comprendeva 127 iniziative per un valore complessivo di 126 miliardi di
euro, il 40 per cento equivaleva dunque a 50,4 miliardi.
Ebbene, il ministro
Pietro Lunardi ha dichiarato il 23 agosto scorso: «Abbiamo appaltato e
cantierato opere per 34 miliardi, il 26,5 per cento del primo programma di
infrastrutture»; ben meno del 40 ipotizzato.
Secondo “Il Sole-24 Ore” del 22
aprile, però, il consuntivo era ancora più magro. Il Piano infatti, a causa
dell´aggiornamento dei costi, valeva ormai 196 miliardi, rispetto ai quali i 34
miliardi vantati costituivano appena il 17,3 per cento.
Questo è quanto. Dall´esame delle nude cifre, emerge che il Contratto non è
stato affatto rispettato: gli obiettivi 1, 2 e 4 sono stati sicuramente mancati,
il 3 è stato centrato soltanto in parte, il 5 chissà.
Perciò proclamare che
«stiamo mantenendo tutti gli impegni», come fa Berlusconi nei manifesti freschi
di stampa, è palesemente assurdo.
Se fosse un uomo di parola il premier, ritrovandosi a mani semivuote,
farebbe scattare se non altro la clausola finale del Contratto.
«Nel caso in cui
al termine dei cinque anni di governo almeno quattro su cinque di questi
traguardi non fossero stati raggiunti», giurò l´8 maggio 2001 al cospetto di
Bruno Vespa, «Silvio Berlusconi si impegna formalmente a non ripresentare la
propria candidatura alle successive elezioni politiche. In fede».
Parole
chiarissime. Ma all´eventualità di un passo indietro il Nostro non ha mai
seriamente pensato, e adesso è infognato fino al collo nella campagna per la
riconferma.
Il 28 novembre, anzi, ha cominciato a dire di voler predisporre un
nuovo e «più ampio» Contratto. Si salvi chi può! Se il primo fu un astuto
esercizio di demagogia, il secondo si profila fin da ora come una pura e
semplice pagliacciata.