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29 Novembre 2005

Parisi a Rutelli: ora mi aspetto iniziative per unire

Fonte: Corriere della Sera

È quando Prodi scende dalla pedana girevole e gli obiettivi stringono i due leader in una sola immagine, che Francesco Rutelli si mette a canticchiare come Caterina Caselli «…e ritorna il sereno… e vedrai che un nuovo sole sorgerà…», il motivetto che ha fatto da leitmotiv al Big Talk. Una foto in qualche modo storica per i destini del partito democratico, anche perché consegna agli annali l’assenza polemica di Arturo Parisi.

L’IRA DI PARISI — Cosa pensi della conferenza di Milano, il convitato di pietra lo dice quando tutto è finito: «Per il bene del partito e della coalizione credo sia opportuno che chi ha maggiori responsabilità nella guida della Margherita assuma una forte iniziativa di ricomposizione.

Il partito non può essere “cosa” esclusiva di qualcuno, che tiene fuori chi la pensa diversamente». Ammonisce: solo con il coinvolgimento degli ulivisti la scelta del partito democratico può essere credibile».

Rimprovera: se Rutelli avesse fatto seguire alla pax apparente dell’assemblea federale «l’immediata apertura di un confronto positivo con tutte le componenti, si sarebbero evitate in Sicilia contrapposizioni ed espulsioni e a Milano esclusioni ed emarginazione».

Ringrazia l’amico di trent’anni: «Le parole di Prodi sono state importanti perché segnano una condivisione che, al di là della distinzione di ruoli e di responsabilità, resta al riparo da ogni discussione».

La due-giorni milanese e l’intervento del Professore hanno ridisegnato la geografia della Margherita, con riflessi sull’Ulivo e sull’Unione. Prodi che giura di voler bene ai partiti però li invita ad essere «disciplinati», quasi li accusa di gonfiare i numeri del tesseramento.

Prodi che avverte «chi pensa di tagliare la testa di Parisi taglia la mia» (come dire che chi tocca lui tocca il partito democratico) e intanto prende le distanze dai prodiani estremisti. Prodi che riconosce la Margherita come «nostra», di tutti e quindi di nessuno e fa capire che non si farà ridurre al ruolo di portavoce dei partiti.

Caldo e freddo, luce e buio, un gioco di antinomie e contrasti, a tratti ambiguo, segno che la guerra mai dichiarata contro i partiti non è finita. Con Rutelli è passione ritrovata, eppure Prodi striglia anche lui quando conferma come l’uscita sulla «nostra Margherita» non sia stata casuale: «Ho voluto sottolineare come sia importante che il gioco delle personalità sia funzionale all’obiettivo comune».

Domani i tre leader dell’Ulivo, Prodi, Fassino e Rutelli, si vedranno per la prima volta dopo la decisione di dar vita alla lista unitaria e dopo tante baruffe. E non saranno soli. A Santi Apostoli saliranno D’Alema, Chiti, Marini e Franceschini. E salirà Parisi.

Qualcosa è destinato a cambiare sotto il cielo di largo del Nazareno, ma Rutelli scaccia la questione: «C’erano tante presenze, vi pare che dopo un successo così mi metto a fare polemiche?».

Scontata l’accelerazione dell’Ulivo alla Camera, almeno quanto il «no» a Luciana Sbarbati che Rutelli non vuole nell’Ulivo se non come candidata. Gli ulivisti accreditano una lista Ds-Margherita anche al Senato in dieci regioni, ma Prodi ha altre idee: «Dovremo fare i conti regione per regione, è una cosa cinica ma siamo costretti dalla legge elettorale». In via di soluzione il caso finanziamenti: Ds e Margherita offrono a Prodi il 67 per cento, il restante 33 lo mettano gli altri partiti dell’Unione.

LISTA MASTELLA-DI PIETRO — Ipiccoli nicchiano, e intanto si organizzano. Antonio Di Pietro denuncia il «silenzio assordante» del triumvirato ulivista e studia con Clemente Mastella un tandem Udeur-Italia dei valori.