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28 Ottobre 2005

La Margherita vuole provarci davvero

Autore: Francesco Losardo
Fonte: Europa

«Da Rutelli è venuta un’indicazione giusta, proprio perché indica un percorso. Ma continuo a ritenere che faremmo un errore se, considerando un obiettivo tranquillizzante per tutti, immaginassimo di averlo già raggiunto…». È lui? Certo che è lui, e chi altri se no? Ciriaco De Mita. Il quale, a scanso di sibillini equivoci, preciserà al giornalista dell’Asca: «È un percorso complesso, ma io sono pronto a scommetterci ».

È un buon termometro del clima che c’è in casa della Margherita, De Mita? Beh, De Mita è un eccellente sensore. Certo piace a Mattarella, la sfida lanciata da Rutelli: «Una grande prospettiva, seria, che io condivido». E scalda Rino Piscitello: «Prima del 16 ottobre temevo che la lista unica comportasse il rischio dell’assorbimento. Ora, dopo le primarie, possiamo scommettere sul partito democratico».

Convince Pistelli ma non Bonfanti: «E perché mai dovremmo fare un partito democratico e dire addio ai grandi riferimenti del Novecento? Io voglio restare nella Margherita: hic manebimus optime». E se il “parisianissimo” Giulio Santagata applaude Rutelli che ha appena terminato il suo intervento, anche quello è buon segno o no? Sì, ma… Perché così la pensa Arturo Parisi e così gli uomini della Margherita a lui più vicini.

Dicono, in sostanza: sì al percorso indicato da Rutelli aggiungendoci un «ma». Che segna il superamento delle divergenze conservando un residuo margine di diffidenze. Così sintetizzate da Leoluca Orlando, che ammonisce: «Attenti al rischio di annunciare un processo che poi non siamo in grado di portare a termine».

E Parisi, che dice? Chi si aspettava un Arturo Parisi che, come dice il politologo bolognese di se stesso, «alza sempre più in alto l’asticella» rispetto alla proposta del Partito democratico lanciata da Francesco Rutelli è rimasto deluso.

Così come deluso è rimasto chi pensava che il progetto di Rutelli avrebbe cancellato di per sé, come un colpo di spugna, lunghi mesi di confronto interno, aspro e senza sconti. «Sì ma»: Arturo Parisi, presidente dell’assemblea della Margherita riunita in un albergone romano sulla via Aurelia, non lo dice mai. Ma quel «sì ma» è scritto in filigrana in tutto il suo intervento.

«Mi vedete? Ci sono, mi basta che mi sentiate bene », esordisce ridendo. La testa di Parisi spunta dietro i simboli della Margherita e dell’Ulivo. «Nessuna delle nostre assemblee è mai stata di routine, ma poche sono state decisive per il futuro come questa», dice Parisi. E, parlando come dice lui «a cuore aperto », mette subito i piedi nel piatto: «Non possiamo vivere troppo a lungo con la valigia sull’uscio».

Ribadisce che «non c’è unità senza Ulivo, non c’è Ulivo senza una Margherita forte. Una forza che non viene dal suo passato, né dalle sue tessere. Ma che si costruisce attorno a una proposta politica: perciò sono grato a Francesco Rutelli che si è assunto la responsabilità di una nuova proposta politica.

Proposta che è nuova non per l’aggettivo “democratico” del partito che si vuol costruire, ma perché viene dal segretario di un partito: e quale idea ha maggior diritto di essere chiamata “sfida”, se non quella che è sfida a se stessi?».

Di qui il nocciolo dell’intervento del professore: «Il ritorno dell’Ulivo sulla scheda è già un grande passo in avanti, soprattutto se pensiamo alla sua esclusione decisa dal partito nell’assemblea di maggio. Ancor più importante la prospettiva al cui interno questa scelta è collocata: la costruzione di un partito dei democratici.

Se questo obiettivo è chiaro e comune tra noi, sia i problemi elettorali che quelli politici saranno risolti ». Eh sì, perché i dubbi di Parisi sono ancora tanti: perché unirsi solo alla camera e non anche al senato? E siamo sicuri che la questione della collocazione di Prodi, con la lista unica, sia risolta e non solo rinviata?

E quando gli chiederanno a quale gruppo parlamentare si iscriverà? Perché gruppi ancora separati? «Ma io non sono venuto qui per alzare l’asticella », ripete. Spiega quel che, per lui, il partito democratico «non è»: non è un nuovo modo di chiamare la Margherita, non è un modo di dire venite voi da noi piuttosto che noi da voi, non è un patto tra Ds e Margherita che sarebbe visto come riedizione del compromesso storico, non è la sezione italiana del partito democratico americano…

Per Parisi c’è ancora molto da discutere e approfondire. «Perché quella indicata da Rutelli è una prospettiva nuova». E quindi va affrontata come una sfida: «Se non la guidi, la sfida, ne sei travolto. È come lanciare in aria una pietra che rischia di ricaderti sulla testa.

La Margherita dev’essere all’altezza di questa sfida: e su questo chiedo una vostra risposta ». Dice Natale D’Amico: «Questa assemblea può portare al superamento della divergenza interna tra maggioranza e opposizione». Domande e risposte. E tra domande e risposte, oggi l’assemblea federale prosegue e si conclude.