10 Maggio 2005
Il diplomatico immaginario
Autore: Andrea Bonanni
Fonte: La Repubblica
MOSCA – A YALTA, nel febbraio ´45, tra Roosevelt e Stalin c´era Winston Churchill. A Mosca, nel maggio 2005, tra Bush e Putin c´era Berlusconi. Nessuno se ne è accorto, per la verità. Ma questo è comprensibile: le grandi superpotenze hanno sempre dissimulato le loro armi segrete. Così Putin ha avuto colloqui bilaterali, pubblici e teletrasmessi, oltre che con Bush, anche con i leader che contano: con il cancelliere tedesco Schroeder, con il presidente francese Chirac, con il cinese Hu Jintao, con il premier giapponese Koizumi. Di Berlusconi non si è vista neppure l´ombra se non quando, con un guizzo all´Alberto Sordi, ha approfittato di una distrazione del protocollo per correre a mettere un braccio sulle spalle della moglie del presidente russo. La signora Ludmilla si è garbatamente scostata.
Ma queste erano solo apparenze ingannevoli. Come ingannevole deve essere l´impressione, condivisa da tutti gli osservatori, che le celebrazioni di Mosca non abbiano per nulla sciolto il nuovo gelo nelle relazioni russo-americane. L´incontro tra Bush e Putin, assicura Berlusconi, è andato benissimo: glielo hanno detto gli interessati. Del resto è stato il presidente del Consiglio italiano, come ha spiegato lui stesso ai giornalisti (italiani anche loro, per fortuna) ad aver «opportunamente preparato» i due leader. È stato sempre lui, assicura, ad aver ricucito lo strappo che proprio su Yalta sembrava essersi consumato, quando Bush, nel solenne discorso pronunciato a Riga, ha condannato la spartizione del mondo in sfere di influenza decisa a tavolino sessant´anni fa.
Quisquilie, assicura Berlusconi, «è stata una cosa occasionale, la risposta alla domanda di un giornalista, non ci sono diverse interpretazioni».
Così Bush, che in spregio a Yalta e a quella che era la vecchia sfera di influenza sovietica ha infilato la silenziosa tappa di Mosca nel "panino" di una visita in Lettonia e di una in Georgia, due paesi ai ferri corti con la Russia, è partito ieri per Tbilisi dove lo hanno accolto come un liberatore. E Putin, di cui Berlusconi ha garantito a Bush le credenziali democratiche perché «non è un comunista», è andato personalmente a decorare il generale Jaruzelski, quello che prese in potere nella Polonia sovietica per reprimere Solidarnosc. Poi, nel corso dell´incontro con il cancelliere Schroeder, ha promesso l´appoggio della Russia per un seggio tedesco al consiglio di sicurezza dell´Onu che l´Italia sta cercando di scongiurare con tutti i mezzi. Forse Berlusconi non lo aveva "preparato" bene. O forse il russo, pur essendo democratico, non è tanto sveglio è fatica a capire.
In quattro anni da presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi ci aveva abituato alla sua imbarazzante ma quasi sempre innocua megalomania nelle occasioni internazionali in cui rappresenta l´Italia. Un difetto superato solo dalla straordinaria capacità di travisare la realtà dei fatti. L´Europa ancora sogghigna per la sua disastrosa conduzione del semestre di presidenza Ue. Ma se finora il capo del governo aveva bordeggiato sull´abisso dal ridicolo, con le dichiarazioni rilasciate ieri a Mosca ha fatto, come si dice, un netto passo avanti sprofondando dalla commedia alla farsa.
Lo devono aver capito anche i sui «amici». L´atteggiamento di Bush, che gli dà ragione sulle credenziali democratiche di Putin e si dice pronto a "sostenere" il presidente russo come Berlusconi lo sollecitava a fare, segna il passaggio di quella linea sottile che separa la condiscendenza dalla compassione. Un altro lusso che l´America può permettersi e che l´Italia, per ora, deve limitarsi ad invidiarle.