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10 Febbraio 2005

Riforma, un passo indietro sul controllo delle sentenze

Fonte: Corriere della Sera

ROMA — Lunedì 14 febbraio la Casa delle Libertà deve presentare al Senato le modifiche all’ordinamento giudiziario imposte dal messaggio motivato inviato alle Camere dal capo dello Stato ma, ancora ieri, non si sapeva se l’iniziativa verrà presa dal relatore, Luigi Bobbio ( An), o dal Guardasigilli Roberto Castelli ( Lega).
Sono ore difficili nella maggioranza perché è scoppiata una grana in casa di An: Bobbio, un fedelissimo di Castelli, ha confermato che già esiste un accordo nella Cdl ma questa affermazione ha innescato un duro scontro con il ministro Gianni Alemanno che da 48 ore sta martellando i suoi: « Bobbio deve essere più cauto perché di ordinamento giudiziario e di legge sulla prescrizione, la cosiddetta ex Cirielli, discuterà l’ufficio di presidenza di An e prima di tale riunione nessuno è autorizzato a ratificare accordi » . In altre parole, Alemanno smentisce Bobbio.
Davanti a questo duetto, il sottosegretario alla Giustizia Luigi Vitali ( FI) mostrava apprensione: « Sento puzza di bruciato » , spiegava Vitali per poi meravigliarsi ancora di più la sera quando Bobbio e Alemanno se le sono date verbalmente con una serie di dichiarazioni incrociate. Fino a prova contraria, comunque, le modifiche al testo dell’ordinamento giudiziario sono confermate così come erano state concordate dai « saggi » della Cdl 10 giorni fa. Uno: rimangono con leggere modifiche le comunicazioni del Guardasigilli alle Camere sull’amministrazione della giustizia che vengono meglio ancorate ai poteri del ministro previsti dalla Costituzione. Due: viene cassato il monitoraggio affidato al ministero « sull’esito dei provvedimenti in tutte le fasi o gradi del giudizio al fine di verificare l’eventuale sussistenza di rilevanti livelli di infondatezza… della pretesa punitiva con l’esercizio dell’azione penale… » . In altre parole, si voleva verificare se, per esempio, un pm non riesce mai ad ottenere una condanna.
Tre: vengono limitate solo a episodi residuali, e solo se il ministero non può sollevare conflitto davanti alla Consulta, i casi in cui il Guardasigilli può ricorrere davanti al Tar se non condivide gli incarichi direttivi decisi dal Csm. Quattro, il punto più spinoso: rimangono la Scuola della magistratura e le commissioni esterne ma al Csm, che dovrà motivare le sue scelte, rimane l’ultima parola su trasferimenti e promozioni dei magistrati.
E mentre Alemanno organizzava un convegno al quale hanno partecipato molte toghe di « Magistratura indipendente, il Guardasigilli Castelli faceva un frontale con l’Associazione nazionale magistrati prendendo posizione sui giudici di Lecco e di Milano che, a suo avviso, « hanno usato le lenti dell’ideologia » .
Scrive, dunque, la giunta esecutiva dell’Anm: « Particolare allarme destano le dichiarazioni del ministro Castelli che, derogando di un principio da lui stesso sempre affermato, è entrato pesantemente nel merito di una singola vicenda giudiziaria » . E ancora: « Il ministro dimentica che la Costituzione impone al giudice la soggezione esclusiva alla legge e la valutazione delle responsabilità sulla base delle prove acquisite secondo le regole del giusto processo. I processi di piazza sull’onda dell’emotività appartengono ad una cultura estranea allo stato di diritto » .