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2 Febbraio 2005

Il centrosinistra senza ex né post

Autore: Francesco Rutelli
Fonte: la Repubblica

Caro direttore, rispondo volentieri alle osservazioni contenute negli interessanti articoli di Giorgio Napolitano, Marc Lazar, Giorgio Ruffolo pubblicati su Repubblica. E approfitto dell´occasione per rivolgermi agli amici Democratici di Sinistra alla vigilia del loro congresso, consapevole che Ds e Margherita non sono solo amici ed alleati: siamo impegnati in un ambizioso progetto comune che ci vedrà marciare fianco a fianco nei prossimi anni nella Federazione dell´Ulivo. Ecco perché dobbiamo cercare di dare nitidezza ai nostri discorsi perché sia nitido il discorso comune.

In questo senso voglio togliere di mezzo ogni residuo fraintendimento polemico dopo i dibattiti delle settimane scorse.
Il giudizio storico sull´esperienza socialdemocratica (e socialista riformista) accomuna ormai molti che non ne hanno fatto parte, o l´hanno contrastata. Si è trattato di un cammino che ha concorso alla crescita civile e sociale di centinaia di milioni di persone nel corso del XX secolo, di culture assorbite significativamente nel demos europeo, ben oltre i partiti di riferimento.
Se è vero che “la sua forza propulsiva si è esaurita (?); la sua base elettorale è cambiata”, è pur vero che “essa rimane la forza principale, decisiva e ineludibile della sinistra” (Lazar). Una parte determinante, non il tutto.
In Italia, un peculiare cammino di avvicinamento tra le grandi tradizioni democratiche ha dato corso all´esperienza dell´Ulivo, in cui sinistra post-comunista e socialista, laici e liberaldemocratici, cattolici popolari (con forze nuove dell´ambientalismo e dell´associazionismo) hanno formato un´alleanza stabile, decisamente contrapposta a un centrodestra populista, cementato da una guida personale, non assimilabile alle principali alleanze moderate-conservatrici europee. Né la nascente Federazione dell´Ulivo né la “lunga” alleanza di centrosinistra possono considerare come un approdo unitario quello “socialdemocratico”: infatti, “troppo radicate appaiono ancora le diversità di percorsi storici e di riferimenti ideali e culturali dei diversi riformismi italiani”; il che non esclude una significativa considerazione verso il “filo conduttore che ha guidato già da molti anni i partiti socialisti e socialdemocratici a rinnovare le loro culture e i loro programmi” (Napolitano). In Italia, Federazione tra partiti, dunque, non confluenza in un partito unico riformista o socialdemocratico.
Non esiste oggi un “modello” socialdemocratico europeo, ma esperienze diverse fra loro. Devono farci riflettere le rilevanti innovazioni economico-sociali del mondo scandinavo nell´ultimo decennio: si innestano senz´altro sul ceppo socialdemocratico nordico, di cui hanno coraggiosamente corretto criticità emergenti, e oggi sono portate avanti, peraltro, da governi in prevalenza moderati o conservatori. Anche le più consolidate socialdemocrazie, lo sappiamo, non sono autosufficienti (sia in Germania, sia in Svezia, i governi sono da tempo formati da coalizioni tra partiti differenti). Più che sulla modellistica, concentriamoci dunque sulla nostra necessità fondamentale: creare un progetto europeo del centrosinistra. Non solo per far cooperare efficacemente le esperienze diverse che si richiamano al socialismo europeo (tanto diverse quanto lo sono Blair e Hollande, Schroeder e Zapatero, i polacchi che hanno inviato le truppe in Iraq e gli italiani che hanno votato contro), ma per condividere un disegno europeo di largo orizzonte con forze democratiche come i Verdi di Fischer, i liberaldemocratici inglesi o ungheresi, la Margherita in Italia, solo per citarne alcune. Questa è la vera priorità: un idem sentire e progettare circa il destino dell´Europa democratica e riformista nella scena globale. Questo ci manca.
E´ fondamentale ri-cominciare dall´Europa, poiché i Democratici americani impiegheranno i prossimi quattro anni a ricostruire la base della loro competitività elettorale in patria. E una nostra debolezza fondamentale è proprio nel confronto con il motore ideologico dei neoconservatori di Bush, che ha dimostrato di girare molto forte: un progetto dotato di determinazione strategica e capacità di radicamento. Occorre un nuovo centrosinistra europeo-europeista. Non “allargando” il partito socialista (non sarà mai sufficiente né adeguato per vincere), ma allargando e rafforzando le alleanze (è quanto abbiamo iniziato a fare su significativi versanti cristiano-democratici, liberaldemocratici, di nuovo riformismo). Lavorando insieme per farle respirare nel pensiero e nella proposta.
Il nostro problema non è di dividerci tra “post” ed “ex”. Né di unirci come “anti”. Ciascuno avrà la propria conformazione. Il proprio abito. Quel che ci occorre è formare la proposta riformista che unisca la maggioranza della società europea, la maggioranza della società italiana. Ho espresso nei giorni scorsi una preoccupazione: sui rischi che corre un´Europa bloccata per un quarto di secolo sulle sue titaniche “innovazioni di processo” (l´Unione Economica e Monetaria, poi l´Euro, poi il grande allargamento ad Est, poi il Trattato costituzionale, poi l´ulteriore allargamento verso la Turchia, e i Balcani, e magari l´Ucraina?). Intanto, ci sono mondi che galoppano solitari nella politica (gli Stati Uniti) e nell´economia (le emergenti Cina e India) mentre l´Ue non riesce a far condividere agli europei le indispensabili “innovazioni di prodotto”. Ecco: questo tocca fare al centrosinistra europeo. A chi si riconosce in ciascun paese nella tradizione socialista, come in altre culture democratiche e riformiste. Formare l´Agenda dello sviluppo (la strategia innovativa di Lisbona, ed anche il rilancio del programma ambientale di Kyoto), della competitività, della coesione sociale, della riforma incessante del welfare, della politica estera e di sicurezza, su cui far incontrare una generazione di europei. A partire da questo, con la guida di Romano Prodi, con l´apporto decisivo dei Democratici di Sinistra, in Italia potremo dar vita a un progetto credibile e coinvolgente, e dar vita a un duraturo ciclo di governo del centrosinistra.