Quando qualcuno scrisse un po’ di tempo fa la frase celebre: «Socialisme ou barbarie» non avrebbe creduto ai suoi occhi se gli fosse toccato per caso ascoltare la drastica condanna della socialdemocrazia pronunciata qualche giorno fa da Francesco Rutelli che, pure, nella campagna elettorale del 2001 aveva guidato come leader massimo la coalizione di centro-sinistra, formata in buona parte da partiti che si richiamavano proprio al socialismo democratico.
Ma sappiamo bene che il trasformismo è un difetto che, ancora una volta negli ultimi tre decenni, ha fatto strage tra i politici italiani. E non c’é dunque da stupirsi più di tanto se chi ha incominciato il suo percorso politico come esponente radicale sia oggi tra i sostenitori della legge sulla fecondazione assistita presentata e fatta approvare dalla maggioranza di centro-destra ed ora sottoposta, per fortuna, a un referendum popolare.
Ma che, alle posizioni subalterne alla Chiesa cattolica manifestate in varie occasioni, si accompagnasse ora anche la condanna senza appello per il socialismo democratico non eravamo del tutto preparati.
A una condanna netta di quel genere ostano, nello stesso tempo, ragioni storiche assai importanti ma anche motivazioni che fanno parte del presente e dell’attualità politica di oggi.
A livello storico, è possibile che il presidente della Margherita non si renda conto che i diritti sociali previsti dalla nostra costituzione repubblicana, e dalle maggiori costituzioni democratiche inclusa quella americana, nascono proprio dalle lotte condotte negli ultimi due secoli dai partiti e dai movimenti socialisti in tutto l’Occidente
Che il concetto di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, nato con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, che si trova nelle grandi costituzioni settecentesche in Francia e negli Stati Uniti ha trovato applicazione nello statuto e nella pratica dei partiti socialisti È davvero possibile che Rutelli non conosca a questo punto la storia del socialismo democratico che ha governato in quasi tutti i paesi europei e che ancora oggi con la Germania di Schroeder e la Spagna di Zapatero, per citare i casi più evidenti, mostra che cosa significa cercare di applicare nell’età contemporanea la difesa dello Stato sociale e i diritti che spettano ai lavoratori
Eppure si tratta di una storia lunga e tormentata che ha accompagnato le due rivoluzioni industriali ed é del tutto attuale di fronte ai problemi di una globalizzazione senza regole di cui oggi giorno vediamo gli effetti negativi soprattutto in quella parte prevalente del mondo contemporaneo in cui lo sviluppo è fermo ancora a una fase caratterizzata dalla forte ingiustizia sociale e dalla scarsa diffusione dei diritti all’eguaglianza, alla libertà e alla democrazia per la maggioranza degli abitanti dell’Asia e dell’Africa, per non parlare dell’America centro-meridionale.
E chi, se non i partiti del socialismo, ha condotto in prima fila la battaglia nell’ultimo secolo contro le guerre di rapina condotte dalle maggiori potenze europee e mondiali, a cominciare dai fascismi europei, dalle democrazie degli inizi del Novecento e dagli Stati Uniti d’America Rutelli ha forse dimenticato che, nel periodo delle dittature del Novecento,
gli esponenti dell’antifascismo che hanno pagato con il carcere e l’esilio, quando non con la morte, la propria resistenza ad Hitler e a Mussolini hanno sempre avuto nelle forze socialiste gli alleati più sicuri e importanti
Dalla concentrazione antifascista di Parigi che ebbe in Filippo Turati uno dei maggiori esponenti ai fronti popolari che si formarono in Francia e in Spagna contro le destre la storia del Novecento registra sempre l’alleanza stretta tra le forze democratiche e quelle socialiste per sconfiggere i partiti della destra liberale come di quella reazionaria.
Ed oggi non siamo tutti impegnati in una battaglia tutt’altro che facile nei confronti di un populismo come quello berlusconiano che ha tra i suoi alleati i razzisti della Lega Nord e i postfascisti che confezionano una legge sull’immigrazione non molto diversa da quelle vigenti nel periodo tra le due guerre mondiali
È davvero difficile capire come il leader di una forza politica come la Margherita, possa lasciarsi andare a condanne avventate come quella di tentare di metter fuori gioco il tema dell’eguaglianza così centrale nella costituzione repubblicana e nel cuore di tutti gli elettori del centro-sinistra e di accantonare, una volta per tutte, l’intera esperienza socialdemocratica.
Nessuno nega, come è naturale, che negli ultimi due secoli i partiti socialdemocratici abbiano compiuto errori anche gravi. Per far solo un esempio, nella repubblica di Weimar, la divisione che si determinò nelle forze della sinistra tra anarchici, comunisti e socialdemocratici ebbe la conseguenza di favorire l’ascesa del partito nazionalsocialista di Adolf Hitler al potere e lo stesso si può dire a proposito della guerra civile spagnola e dei contrasti assai forti tra partiti che pure si richiamavano tutti agli ideali del socialismo.
Ma una simile esperienza dovrebbe spingere, semmai, tutte le componenti dell’alleanza che oggi combatte Berlusconi e i suoi alleati ad insistere assai più sulle ragioni che ci tengono insieme piuttosto che sulle distinzioni astratte tra l’una e l’altra tradizione che compongono la coalizione.
Chi, invece di far questo, tenta in maniera piuttosto grossolana, peraltro, di condannare l’una o l’altra cultura per esaltare la propria (anche se è difficile sapere di quale si tratti) si pone oggettivamente come un fattore di divisione e di disorientamento tra tutti quelli che si schierano a difesa dei valori fondamentali della costituzione e della democrazia in Italia.