2222
23 Novembre 2004

Prodi: “Hanno portato il Paese al crepuscolo”

Autore: Simone Collini
Fonte: l'Unità

Un allarme e una ricetta per evitare il peggio. Il primo: «Il paese si sta spegnendo in un grigiore crepuscolare». La seconda: «Punto ad una società dove non ci siano pochi ricchi che diventano sempre più ricchi, gli altri che impoveriscono e ristagnano ed i poveri che diventano sempre più poveri». Da ieri Romano Prodi è tornato ufficialmente alla politica italiana. Smessi i panni del presidente della Commissione Ue, le prime parole che pronuncia da leader del centrosinistra riguardano questioni strettamente economiche. E non è un caso. Non solo perché il dibattito sul taglio delle tasse che sta spaccando la maggioranza è in primo piano nel dibattito politico di questi giorni. Non solo perché gli «errori» commessi dal governo Berlusconi in politica economica stanno portando l’Italia alla rovina. Ma anche perché la prima uscita pubblica di Prodi alla guida della Grande alleanza democratica sarà alla manifestazione contro la Finanziaria fissata in calendario per l’11 dicembre a Milano. Quel giorno l’ex presidente del Consiglio, unico esponente politico a salire sul palco (che dividerà con esponenti di diverse realtà economiche e sociali italiane), dovrebbe presentare la sua ricetta fiscale, insieme anche ad alcuni capisaldi di quello che dovrebbe essere il futuro programma elettorale della Gad. Ieri, primo lunedì trascorso interamente a Bologna dopo tanto tempo, il Professore ha sintetizzato il senso delle sue proposte in un’intervista all’agenzia Bloomberg.

La formula con cui Prodi illustra la sua ricetta per la pressione fiscale è quella di «equità fiscale modulata». L’ex premier dice no alle soluzioni che portano a una società divisa in ricchi che diventano sempre più ricchi e poveri condannati a diventare sempre più poveri. Guarda alle famiglie, Prodi, ma anche alle imprese: «A me piace una società che sia in grado di consentire alle proprie imprese di crescere e prosperare. E questo significa rivedere la tassazione sul lavoro». La proposta che farà il Professore ai leader dei partiti della Gad è racchiusa in poche parole: «Sostegno agli investimenti in ricerca, nuove tecnologie, nuovi materiali, grandi opere infrastrutturali, formazione, educazione e scuola».


Il leader del centrosinistra non vuole invece insistere su tutte le scelte sbagliate fatte finora dal governo Berlusconi in politica economica. Dice che preferisce «non elencare i suoi errori». Anche perché, fa notare l’ex premier, i risultati di queste scelte sono sotto gli occhi di tutti: «Il paese si sta spegnendo in un grigiore crepuscolare». Prodi sostiene però, in un colloquio pubblicato ieri da Repubblica in cui entra un po’ più nel merito circa i progetti sostenuti dal premier, che «non si possono barattare sanità scuola, assistenza con meno tasse» e che «se ci fosse la reale possibilità di abbassare le imposte, la priorità dovrebbe essere ridurre quelle sul costo del lavoro, non l’aliquota massima dell’Irpef». È questa, secondo il Professore, la soluzione che consentirebbe di ridare slancio all’economia e contribuirebbe a creare nuova occupazione.


Bisognerà vedere se alle prossime riunioni della Gad, a partire da quella prevista per la prossima settimana, la discussione per sciogliere il nodo primarie e quello riguardante le candidature per le regionali non sottrarrà gran parte del tempo a disposizione. Per ora la questione viene discussa via telefono. Ancora nei prossimi giorni Prodi sarà impegnato a terminare il trasloco da Bruxelles. Dalla prossima settimana riprenderà possesso nel suo ufficio di piazza Santi Apostoli, negli ultimi mesi sottoposto a opera di ristrutturazione. Il programma del Professore, salvo casi eccezionali, prevede la permanenza a Roma dal martedì al venerdì e il rientro a Bologna nei fine settimana. Programma che ovviamente non varrà nei mesi in cui il Professore sarà impegnato in giro per il paese in quella che nel suo staff viene definita la «campagna di ascolto della società».


A parte il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi, che dà della «cornacchia» a Prodi per il suo «ingiustificato pessimismo sull’economia italiana», l’unica a dare pubblicamente il bentornato a Prodi è Rosy Bindi, secondo la quale le linee di politica fiscale indicate dall’ex premier «tracciano il confine ideale e politico tra la destra e noi»: «Tra chi vuole ridurre servizi, tutele e diritti e chi invece guarda al welfare come ad un potente fattore di sviluppo. Possiamo davvero dire: bentornato Romano».