Chi
potrebbe negare l´appetibilità di un simile scopo? Quale forza politica non
vorrebbe essere più compatta e godere di un più vasto consenso? Sennonché è
altrettanto evidente che un fine può essere messo in crisi e persino vanificato
se perseguito in modi e con mezzi in tensione o al limite in decisa
contraddizione con esso.
Le strade che si aprivano erano palesemente
due: attestarsi su una federazione di partiti, almeno come premessa di un
ulteriore cammino da sottoporre alle opportune verifiche, oppure procedere verso
un´accelerazione nella direzione di un nuovo partito.
Prospettive in astratto
egualmente percorribili, in concreto percorribili a seconda dell´esistenza o
meno delle condizioni in grado di dare loro sostanza. Un partito nuovo nazionale
collocato nell´Unione europea ha bisogno di poggiare su alcuni punti fermi: un
cultura politica sufficientemente omogenea, un´adeguata legittimazione di base,
un gruppo dirigente nel cui seno le differenziazioni non superino una certa
soglia in relazione ai problemi di fondo che attengono al progetto di governo
della società, la disposizione a riconoscere al proprio interno una leadership
sicura di partito e di governo, l´accordo a collegarsi in maniera proficua ad
una delle grandi famiglie della politica europea.
La misura delle misure per
valutare l´efficacia di un disegno volto a pervenire ad una maggiore autentica
unità è la sua capacità di aggregare forze e non dividere quelle
esistenti.
Si dice: partiamo e nel corso della
marcia troveremo le risposte agli interrogativi posti dall´impresa. A questo
punto emergono però tutti i problemi legati al fatto che si è indicato l´approdo
e appare difficile pensare che dopo Orvieto questo venga messo ancora in
discussione senza aver predisposto e individuato come arrivarci.
Si è messa in
acqua la nave e si è indicato il punto di arrivo, ma non si sa bene quali
passeggeri trasporterà, come si divideranno i compiti dell´equipaggio, se gli
ufficiali avranno una divisa unica oppure continueranno a indossare, magari
anche sotto la divisa unica, molteplici divise, se il capitano godrà di una
ferma autorità oppure dovrà negoziarla a mano a mano, se la nave stessa porterà
sul pennone la bandiera della flotta socialista europea o di un´altra
semisocialista o per niente socialista. Non dubito che vi sia chi possa pensare
che questo sia un modo pregiudiziale, addirittura malevolo, di guardare al
cammino intrapreso. Ma è così?
Ma, sin da quando
hanno cercato di dare un volto e dei contenuti allo slancio verso l´unità
auspicata, hanno denunciato pesanti difficoltà: che non accennano a venire meno.
Perché lo impediscono le strategie contrastanti da un lato di quanti vorrebbero
che il nuovo partito diventasse tout court il partito di Prodi così da
allontanare una volta per tutte la possibilità che egli si presenti come “un re
polacco” e che quindi si procedesse per scioglimento e riaggregazione;
dall´altro di quanti considerano irrealistico un simile iter dal momento che
esso farebbe violenza alle diverse identità (e, si aggiunga, ai differenti
rapporti di forza).
Perché lo impedisce il contrasto tra l´intenzione dichiarata
di voler “contaminare” le varie culture del riformismo e il porre ad ogni passo
da parte di queste stesse culture una quantità di paletti che non si lasciano
smuovere dagli inviti ricorrenti alla reciproca “generosità” e buona volontà a
fronte di questioni e si tratta di noccioli duri destinate ad assumere una
sempre maggiore importanza come quelle ad esempio che concernono il modo di
intendere e governare la laicità, i rapporti tra religione e politica, la
bioetica, il diritto alla vita, la disciplina legislativa delle relazioni tra i
sessi e della famiglia.
Perché lo impedisce la mancanza di accordo circa la
collocazione in sede europea del nuovo soggetto, con una nettamente ribadita
contrapposizione (che non si vede come sia superabile) tra chi vuole e chi non
vuole che esso si collochi nel Pse.
Perché lo impedisce l´irrisolto conflitto
all´interno dei Ds tra l´ala sinistra che sostiene che non si può accettare di
far nascere un partito senza una preliminare decisione ad opera di un congresso
e l´ala che parla di una creatura ormai formata e in grado di camminare.
Michele Salvati, il cui cuore batte forte per il nuovo
partito, ha osservato che esso rischia di nascere vecchio, prigioniero, appunto,
dei molti nodi non sciolti e che non mostra di saper sciogliere.
Per parte mia
vorrei concludere invitando a interrogarsi su un proposito di unità che produce
ulteriori divisioni, che fa correre il rischio al centrosinistra di veder
crescere anziché diminuire le sue componenti e alla governabilità del paese di
risultare non già rafforzata ma indebolita.
È necessario anche interrogarsi
sulle conseguenze che possono venire dal privare l´area di sentimenti socialisti
democratici, che esiste, di un forte partito che la rappresenti. Sono dunque da
temere un Partito democratico che nasce male (a partire dal metodo oligarchico
scelto per farlo nascere), l´ulteriore frammentazione della sinistra e l´acuirsi
dei contrasti indotti da scissioni e rivalità nel centrosinistra.
Ma il dado
sembra tratto. Se alla separazione in casa Ds si deve arrivare, è da sperare che
avvenga senza che nessuna delle parti in gioco prenda decisioni premature prima
di un congresso chiarificatore.